Il noto giornalista di Report presenta il suo libro Il ritorno della casta
Tra i vari appuntamenti proposti dalla Libreria Lovat nel mese di marzo, senz’altro ha riscosso un grande successo di pubblico la presentazione del Libro Il ritorno della casta di Sigfrido Ranucci, il famoso giornalista di Report, il programma di inchiesta che ha ereditato da Milena Gabanelli, che ora collabora con La7 nella rubrica Data Room.
Di solito chi è frequentatore di questi eventi sa che è necessario prenotarsi per tempo, visto il grande afflusso, soprattutto con personalità di successo, ma questa volta non è bastato.
Impossibile trovare un parcheggio, nella pur vasta area industriale dove è collocata la libreria.
Inoltre impressionante è stato lo spiegamento delle forze dell’ordine, dopo l’attentato che ha subito Ranucci nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo è detonato davanti alla sua abitazione a Pomezia. L’attentato ha distrutto l’auto del giornalista e quella della figlia, danneggiando i cancelli, ma non ha causato feriti.
L’episodio, definito un “salto di qualità” nelle minacce subite, ha suscitato vasta solidarietà politica e giornalistica, ma è stato anche il quid che ha fatto iniziare l’intervista a Federica Augusta Rossi, la giornalista pubblicista, che collabora con Il Giornale di Vicenza e la rivista Bassano News che ha dialogato con lui durante la presentazione del libro.
Innanzi tutto Sigfrido ha ringraziato le persone che non avevano trovato posto nella sala della presentazione e si erano assiepati sulle scale e tra gli scaffali della libreria.


Poi ha iniziato a raccontare di come è nato questo libro: da due episodi. Il primo è legato alla sua tessera sanitaria, il secondo alla memoria di un filmato che descriveva come e dove si era creato il virus del Covid.
Il secondo episodio nasce da un video virale che ha avuto più di 10 milioni di visualizzazioni e che è nato dalla noia di una signora di 76 anni di Riccione , che dopo essere stata colpita da questa malattia, ha usato questo video in modo improprio. Infatti ha utilizzato un servizio di Tg3 Leonardo che parlava di come un altro Covid, e non il 19, fosse stato creato nei laboratori di Wham.
Lo ha mandato a delle sue amiche che lo hanno diffuso con un effetto domino.
E qui nasce la fake news.
Ranucci allora fa una considerazione sul fatto di come i social hanno influenzato le nostre vite e quelle dei nostri figli, veicolando contenuti che alimentano lo scontro sociale.
Basta pensare adX, il social di proprietà di Elon Musk, che è uno dei social più performanti al mondo.

Infatti dopo la seconda elezione di Trump, il magnate di Tesla ha dichiarato che il media sei tu e il giornalismo tradizionale è morto. Ma lui fa parte anche di quella Heritage Foundation, della Destra estrema americana, fatta di quegli ultra cristiani che vogliono esportare ovunque la democrazia, come stanno facendo in Iran ed hanno fatto nel passato in Iraq.
The Project 2025 nasce con l’idea di smantellare la pubblica amministrazione, di sottrarre fondi all’istruzione e alla giustizia, per creare un potere più forte. Tutto questo lo abbiamo visto sotto i nostri occhi negli ultimi tempi.
Un altro personaggio su cui Ranucci si è soffermato è Peter Thiel, che nasce a Berlino ed è figlio di un ingegnere chimico, ma quando emigra nell’Ohio, diventa anti emigranti.
Ossessionato dalla segretezza fonda un’associazione, Palantir Tecnologic (da un personaggio di Tolkien) che ha lo scopo di ricercare i terroristi di tutto il mondo per farli arrestare. Sembra che infatti abbia contribuito alle ricerche per Bin Laden.
Ma che cosa c’entra lui con noi? Il fatto è che lui reperisce tutti i dati personali riferiti a assicurazioni, ospedali e delle amministrazioni e poi li usa. Ecco allora arrivati al primo punto a cui si ispira il nuovo libro di Sigfrido. Quando, dopo l’attentato, è stato costretto ad acquistare una nuova auto, gli hanno richiesto la tessera sanitaria, altrimenti non poteva procedere all’acquisto.
L’intervistatrice gli ha poi chiesto se qualcuno aveva già teorizzato questo cambiamento.
Lui ha risposto che con l’esordio delle TV commerciali, quella pubblica ha perso importanza.
E lui riporta la sua esperienza personale in merito. Dopo l’attentato che ha subito, è stata emessa una direttiva aziendale che gli impedisce di andare a qualsiasi evento elettorale.


E qui ritorniamo a Peter Thiel, che vuole applicare una democrazia del controllo, che attraverso la sorveglianza prevenga lo scontro sociale, eliminando i giornalisti ed i magistrati scomodi.
Federica Augusta Rossi gli chiede allora che cosa nascondano? E inoltre sottolinea come il suo libro indaghi andando indietro di decenni ed arrivando al presente. E qui Ranucci risponde prendendo in causa Besos, il padrone di Amazon, che ultimamente ha comperato il Washington Post per controllare l’informazione, dopo aver guadagnato 630 miliardi con la sua ditta di commercio on line. Ma come ha fatto ad avere tutto questo successo?
Lui lo ha basato sul quel che ha definito il rispetto del cliente, facendogli pervenire il prodotto richiesto in poco tempo; ma il rovescio della medaglia è l’eugenetica che ha esercitato su i suoi dipendenti, attraverso l’uso di telecamere, le tempistiche per andare ai servizi, le informazioni sulle loro malattie e così via. Addirittura ha pensato di creare dei giochi all’interno della rete tra la community degli operai per creare dei punteggi di avanzamento carriera.
Allora la sua tesi iniziale alla base del suo successo è rovesciata: noi siamo diventati i prodotti di Amazon, perché dalle nostre scelte negli acquisti ci vengono proposte altre opportunità commerciali e quando acquistiamo diamo i nostri dati. Come vengono gestite queste informazioni? Non lo sappiamo.
Ma Besos si è comportato nello stesso modo come editore. Ha acquistato il Washington Post in un momento di crisi economica, ma di successo perché aveva appena vinto il Premio Pulizer.
Inizia a fare il Trust checking su Trump durante la sua prima elezione, dicendo che la democrazia muore con l’oscurità. Con la seconda invece Besos torna dall’Arabia e vuole fare degli investimenti. Comincia allora a fare dei tagli al giornale: licenzia 350 giornalisti. Non permette più ai rimanenti di fare trasferte, costringendoli ad informarsi solo su Internet.
La giornalista che intervista Ranucci gli chiede poi se questo avviene in tutte le parti del mondo.
Lui ritorna allora agli anni di Tangentopoli, quando Berlusconi nel suo governo sceglie il suo avvocato Previti come ministro della giustizia, il quale propone la separazione delle carriere dei magistrati e di somministrare loro il test psicoattitudinale. Queste sono le stesse proposte fatte da Luciano Liggio, il noto mafioso e Licio Gelli, il capo della loggia massonica P2, il cui figlio è recente intervenuto con alcune dichiarazioni a favore del Si nell’imminente referendum sulla giustizia.

Ma Sigfrido dice che la memoria può essere una risorsa, ma anche un incubo.
Infatti comincia ad elencare una serie di argomenti, come le armi, l’industria degli audiovisivi, le 90 compagnie telefoniche, le multinazionali del web ed infine l’intelligenza artificiale, che rappresentano le nostre scatole nere, quelle con cui si può ricattare. Basta pensare al caso Epstein, che ha fatto della sua azione di agente del Mossad, la strategia di ricerca di dati sensibili dei grandi della terra.
Federica Rossi conclude la sua intervista chiedendo il suo parere sui magistrati che hanno sacrificato la loro vita per svolgere il loro lavoro e sulla riforma sulla giustizia. Naturalmente riguardo alla prima questione Ranucci ricorda il maxi processo della Mafia a Palermo, di cui ricorre il quarantennale, ma anche la vicenda dell’amianto a Marghera. Per quanto riguarda il secondo argomento Sigfrido sottolinea come con il sorteggio i magistrati diventeranno l’unica categoria che non può scegliere i suoi rappresentanti e di conseguenza si abolisce il criterio del merito.
Un pubblico attento l’ha seguito fino alla fine e poi si è messo in fila per il firma copie, che aveva iniziato già prima dell’incontro. Certamente Sigfrido Ranucci è un personaggio che sembra rispondere a quell’ansia di verità che assilla il cittadino, frastornato da scandali e da fatti di cui non sembra avere una chiave di lettura. Il fatto che in molti fossero stari presenti sottolinea che non c’è tutto quel qualunquismo dilagante di cui si parla e che il senso civico dei cittadini è ancora presente e militante.
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