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Sguardi di Donne:tre fotografe per celebrare l’8 marzo

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Dorothea Lange, Tina Modotti e Gerda Taro raccontate da SeLALUNA

Nella originalità che contraddistingue l’associazione SeLaLuna, un incontro al tutto esaurito si è svolto presso la Biblioteca Comunale A. Zanzotto venerdì 12 marzo alle ore 17,45, per celebrare delle donne che della loro passione ne hanno fatto una professione. Tre fotografe, Dorothea Lange, Tina Modotti e Gerda Taro, ormai entrate nel mito per la loro vita avventurosa e per il loro sguardo particolare sulla vita e sul mondo che hanno saputo immortalare in degli scatti indimenticabili, che sono diventati un’icona del nostro secolo.

Una voce narrante, quella di Fatima Bechini, ha raccontato la vita di queste tre donne negli aspetti salienti, iniziando da Dorothea Lange, che nasce nel New Jersey nel 1895 . Nel 1902, a soli 7 anni, fu colpita dalla poliomelite, che le causò un deficit permanente alla gamba destra. Dorothea reagì al suo handicap con estrema determinazione, studiando fotografia a New York con Clarence H. White  e collaborando con diversi studi, come quello celebre di Arnold Genthe.

Sposò il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel e John.

La sua capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California suscitò le immediate attenzioni della Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi, destinata, in seguito, a diventare l’FSA (Farm Security Administration). Fotografò i contadini che avevano abbandonato le campagne a causa del Dust Bowl, le tempeste di sabbia che avevano desertificato 4 000 000 km² di terreni agricoli degli Stati Uniti. Le sue foto attirarono l’attenzione di Paul Schuster Taylor, economista della università della California, che le commissionò un’ampia documentazione fotografica del disastro avvenuto.

Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell’epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, Migrant mother fu probabilmente quella che tutt’oggi viene considerata un’icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Leona Christie Thompson , una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker). 

Per commentare queste informazioni biografiche, una lettrice, Giancarla Volpato, ha letto dei brani dalla biografia di Dorothea Lange, redatta da E.Hooper, La verità di un istante e da un altro capolavoro di Steinbeck, Furore, che parla appunto della grande depressione, descritta magistralmente dalle foto di questa fotografa.

Per concludere questa prima parte, c’è stato un intermezzo musicale a cura di Alessandro Boato, Giancarlo Miani alle chitarre e alla voci Francesca Boato e Nicoletta Russian. Hanno eseguito Blown in the wind di Bob Dylan, per citare il vento del Dust Bowl.

Si è passati poi a raccontare la vita di Tina Modotti, nata nel 1896 a Udine. Suo padre era un operaio con idee socialiste. In terza elementare lascia la scuola per andare a lavorare. Ma intanto frequenta lo studio fotografico dello zio, Pietro Modotti, dove si appassiona alla fotografia. A 17 anni lascia l’Italia e raggiunge il padre negli Stati Uniti, a San Francisco, che era emigrato in cerca di lavoro. Qui si sposa nel 1918 con il pittore e poeta Robo. In questo periodo recita come attrice a Little Italy e partecipa a tre film. A Los Angeles inizia la sua carriera di fotografa e comincia a frequentare artisti come Frida Kalo.

Appassionata, libera ,con un impegno politico che ebbe in qualsiasi luogo visitasse. Contro il Nazismo e il Fascismo, partecipò anche alle manifestazioni in supporto di Sacco e Vanzetti.

A questo punto, il gruppo musicale ha eseguito il famoso brano di Joan Baez a loro dedicato.

Era una donna molto dotata, non una povera migrante senza cultura. Conosceva infatti molte lingue ed addirittura quando andò a Mosca tradusse dal russo. Le sue foto avevano la caratteristica di parlare a tutti. La sua è una vita artistica di successi, ma non lo fu altrettanto la sua vita privata, che fu molto travagliata. Ebbe infatti una relazione con un uomo politico lei amò molto, Antonio Mella, un rivoluzionario cubano, che uccisero mentre lei passeggiava con lui.

Il colmo fu che lei fu accusata di complicità nel delitto. Cercò allora di distrarsi da questa accusa infamante viaggiando nel Messico meridionale e dove lei fece uno dei suoi scatti più celebri, Donna di Tehauntepec, che può essere considerata un anticipo del femminismo. Nel 1930 viene esiliata dal Messico perché addirittura accusata dell’assassinio del presidente di quelpaese. Nel 1942 riesce a tornarci e lì, molto delusa, è colta da un malore improvviso.

Alla sua veglia funebre, che fu molto partecipata, Neruda scrisse l’epitaffio sulla sua tomba, che è stato letto da un’altra lettrice, Elena Galimberti, che durante il racconto della sua biografia ha letto anche dei brani dalla sua autobiografia, Vorrei dondolare nel cielo,da altre due sue biografie, Tina di Cacucci e Modotti di Costantini. Poichè lei aveva immaginato un mondo migliore, a lei il gruppo musicale ha dedicato Imagine di John Lennon.

L’ultima biografia, quella di Gerda Taro, racconta la storia della prima donna fotoreporter, che andò a documentare un conflitto in prima linea. E’ riuscita a fare tutto ciò perché era una donna libera ed indipendente in un tempo in cui non c’era spazio per le donne. Vivrà infatti all’ombra della fama del compagno, Robert Capa.

Nasce a Stoccarda nel 1910 da una famiglia di ebrei polacchi. L’avvento del nazismo in Germania le crea molti problemi. Con un amico lascia il paese alla volta di Parigi, dove trova un ambiente culturale molto vivace. Qui nel 1934 conosce un fotografo ungherese esule come lei.

Per riuscire a lavorare come fotografi, si fingono gli assistenti di un fantomatico celebre Robert Capa. Questo stratagemma funzionò e i loro lavori furono pubblicati e fecero tanto successo da essere incaricati da una rivista di documentare la guerra civile spagnola.

Gerda realizzò, in un periodo in cui Capa era per alcuni giorni a Parigi per rapporti con le agenzie, il suo più importante reportage durante la battaglia di Brunete. E qui trovò anche la morte,  a causa di un terribile incidente. Il 26 luglio 1937 Gerda viaggiava aggrappata al predellino esterno di una vettura colma di feriti. Quando aeroplani tedeschi volarono a bassa quota sul convoglio repubblicano mitragliandolo, nel trambusto generale un carro armato urtò l’auto alla quale era aggrappata Gerda, che cadde sotto i cingoli del carro armato, restando schiacciata dallo stomaco in giù.

Naturalmente non ci fu nulla da fare, nonostante tutto fu tentato. Morì a 26 anni e al suo funerale 200.000 persone seguirono la sua salma nel corteo funebre accompagnata dalla musica della marcia funebre di Chopin. Fu seppellita nel famoso cimitero di Pere-Lachaise.  Allo scultore Alberto Giacometti venne chiesto di realizzare il monumento funebre. Pablo Neruda  e Louis Aragon  lessero un elogio ‘in memoriam’. La sua tomba fu l’unica violata dal Fascismo perché ancora lei rappresentava i valori per cui aveva combattuto in vita.

Per ricordala sono stati letti brani dalla lettrice Marta Pasqualato, tratti da la sua biografia La ragazza con la Leica di H.Janeczek ed è stato eseguito lo splendido brano Gracias a la vida di Violeta Parra. Così si è concluso un splendido incontro, nato dalle sinergie che solo SeLaLuna sa creare in modo così armonico ed emozionante.

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