Tesori d’arte e fede nel Trevigiano
In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco anche Chiese Aperte, nell’ambito della sua formazione annuale per i volontari, nella sezione primaverile aperta al pubblico, ha voluto approfondire la presenza dell’immagine di questo Santo a Treviso e Provincia.
Per questo nella sala Fratello Sole del convento di San Francesco a Treviso, il 14 maggio alle ore 18,30 Don Paolo Barbisan, Direttore dell’ufficio dei Beni Culturali della Diocesi di Treviso, nonché ideatore di Chiese aperte, ha tenuto una conferenza come storico dell’arte, per illustrare i luoghi dove sono conservate queste immagini e descriverle nella loro peculiarità.
Innanzi tutto è partito segnalando la quantità di opere d’arte che riguardano l’effige di San Francesco nella nostra diocesi. Sono ben trecento, un numero da record, anche se visto la dedizione locale, quelle di Sant’Antonio lo superano.
Ha seguito poi nell’illustrare la scelta dell’immagine della locandina in cui il santo ci guarda con un volto nobilissimo : si tratta di un frammento nella calotta absidale della Cappella Calandri che Talberto di Luisforte e Caterina Robegan dedicarono alla Vergine. Il pittore è Gentile da Fabriano, già operante nella Cappella Richieri.
La seconda immagine del santo di cui ci ha parlato Don Barbisan, si trova nella cripta del Duomo di Treviso, in una nicchia con Madonna e Santi in stile adriatico, decorata da un amico di Petrarca, Pietro da Beone. Uno dei due santi è San Francesco: lo si riconosce dalla tonsura, dalla barba incolta e dai suoi occhi sofferenti. Proprio la descrizione che ne dà il suo primo biografo, Tomaso Da Celano.

Un’altra rappresentazione del santo è con Santa Chiara, entrambi portatori della Parola.La presenza della santa ci dice che a Treviso fin dal 1232 c’era un convento delle Clarisse.
Un’altra immagine descrive il santo a tutta figura con il giglio in mano, simbolo di purezza che indica le stigmate sulle mani e sul costato.
L’autore è probabilmente un artista intorno alla bottega di Tomaso da Modena.
Nel Tempio di San Nicolò su due colonne è rappresentato San Francesco, anche se siamo in una chiesa domenicana. Siamo nella seconda metà del Trecento ed è in una colonna è rappresentata una Madonna con a sinistra San Domenico con le scritture ed un giglio in mano. A destra invece c’è una scena narrativa e non di sacra conversazione, in cui Francesco si trova di fronte ad una chiesa.
Nell’altra colonna abbiamo la Madonna del Parto, riconoscibile dal manto stellato, con ai lati San Francesco e san Domenico, o forse San Tommaso d’Aquino, visto che lui scrive sull’Incarnazione. Entrambe gli ordini mendicanti si impegnavano infatti nel dimostrare l’incarnazione del Cristo e la figura di Maria come mediatrice attraverso le loro prediche.
Dobbiamo ricordare che le colonne, che sembrano delle opere estemporanee, in realtà erano dei doni di lasciti testamentari, in cui si rappresentavano i santi eponimi o quelli a cui i donatori erano devoti. Queste donazioni comportavano anche la possibilità di essere seppelliti nella chiesa.

Nella chiesa di san Francesco, in prossimità della tomba del figlio di Dante, un tempo c’era l’arca del buon Gherardo da Camino e qui ritroviamo una formella in cui San Francesco presenta il nobile a Maria. Una commendatio, ossia una mediazione del santo presso gli altari del cielo.
Nel portale della chiesa vediamo invece nella lunetta una rarità nel linguaggio che esprime. Si vede la Vergine Maria con il Bambin Gesù in braccio, che le tocca lo scollo per cercare il latte. Ai lati gli arcangeli Gabriele e Michele con lo scettro gigliato, simbolo dell’Annunciazione e il globo, simbolo della passione e del giudizio.
A San Francesco esistevano molti altari con molte pale da altare. Con la soppressione napoleonica molte di queste pale sono arrivate in Francia, lasciando qui quelle dei minori. Alcune sono state conservate all’Accademia delle Belle Arti di Venezia come modelli per gli studenti di pittura.
Questa chiesa, dopo essere stata svuotata nei secoli dalle varie vicende storiche, rinasce nel 1928, attraverso un sodalizio culturale tra i migliori dell’epoca, tra cui emerge la figura di Luigi Coletti, presidente del patrimonio artistico dei trevigiani, che sceglie la data della riapertura del tempio nel giorno della canonizzazione di San Francesco.
In questa occasione il Vescovo Andrea Longhin consegna le chiavi ai frati per la riapertura della chiesa, in un momento di riunione della città in nome della Bellezza.
E proprio a San Frascesco c’è un affresco che ricorda questo momento, probabilmente di Giovanni Barbisan, che si trova sopra l’ingresso della sacrestia.

Qui vi sono citati i vari personaggi del tempo intervenuti alla cerimonia: il podestà Giovanni Faraoni, Oddo Celotti, lo stesso Luigi Coletti. Ma la figura che spicca è senz’altro il Santo con il tempio di San Francesco in mano aperto.
Don Barbisan ha continuando ad enumerare e descrivere una serie di dipinti presenti nel nostro territorio con la rappresentazione di San Francesco: a Dosson di Casier, a Riese PioX, a Castelcucco, a Noale, a Scorzè, a Biancade ed a Castelfranco.
Infine la conferenza è terminata con una sorpresa, come aveva anticipato Padre Oliviero nel presentare la conferenza ed il relatore: la realizzazione di una nuova pala per la chiesa di Santa Maria di Sala, dedicata alle stigmate di San Francesco, copia di quella di Federico Barocci (1535-1612), conosciuta oramai solo attraverso le stampe.
La copia è stata realizzata da Antonio Guidolin, noto restauratore e pittore ed ora è esposta nella Chiesa di san Francesco fino a fine settembre, finché non andrà nella sua sede definitiva a Santa Maria di Sala.
Il pubblico di questa conferenza ha potuto quindi avere degli spunti sia per fare una passeggiata con visita alle chiese della città per ritrovare il volto di San Francesco nelle sue varie versioni, ma anche la possibilità di fare delle gite fuori porta per scoprire le opere d’arte delle nostre chiese diffuse nel territorio.


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