È mancato nel sonno a 89 anni, uno degli autori simbolo di un’ epoca
Charles Robert Redford Jr. è mancato la mattina del 16 settembre 2025 nella sua casa di Provo in Utah, dove viveva con l’artista tedesca Sibylle Szaggars, che aveva sposato nel 2009, dopo aver divorziato nel 1985 da Lola Van Wagenen.
La sua vita si incrociò con quella di Robert, quando la conobbe, allora diciassettenne universitaria dello Utah, con la quale iniziò una relazione che ebbe un’influenza positiva su di lui. Infatti smise di bere e nel 1958 si iscrisse al Prat Institut di New York per studiare arte. Qui nacque il suo interesse per la sceneggiatura e seguì il consiglio del suo maestro di studiare recitazione per saperne di più sul teatro. Non era mai stato attratto dal mestiere di attore, ma l’esperienza fatta gli piacque molto.
Questa è la sua vita privata che si è intrecciata con la sua carriera, che è iniziata proprio nel 1958 quando uno dei suoi professori gli affidò il suo primo ruolo a Brodway. Nel 1960 cominciò a lavorare in televisione, nella serie antologica Playhouse 90 e nella serie western The Deputy, e successivamente in Perry Mason, Alfred Hickcok e Ai confini della Realtà.
Curiosamente, pensando oggi al momento della sua dipartita, interpretò il ruolo della Morte in uno degli episodi di questa serie.
Di origini scozzesi e irlandesi, nato nel distretto di Santa Monica (California), Redford è cresciuto nel quartiere spagnolo nella parte ovest della città. La sua famiglia era felice, quando alla madre fu diagnosticato un cancro e poco dopo mori. Questo comportò per lui un periodo di ribellione, sfociato nell’eccesso del bere, da cui lo salvò la futura moglie Lola. L’unico ricordo positivo di quel periodo è un’escursione al parco nazionale di Yosemite, che fece nascere in lui un intenso amore per la natura, che influenzerà molti suoi film e l’attivismo nella sua vita..
Nel 1962 fece il suo debutto cinematografico con Caccia di Guerra di Denis Sanders, dove recitò accanto a John Saxon. Lo strano mondo di Daisy Glover, che gli fece ottenere un Golden Globe come miglior attore debuttante, al fianco di Natalie Wood. Con Jane Fonda interpretò invece A piedi nudi nel parco nel 1967. Ma è nel 1969 che si fece notare a livello internazionale, interpretando, insieme a Paul Newman, Butch Cassidy. Il film ottenne numerosi elogi dalla critica e ottimi incassi, diventando così uno dei migliori film western di sempre. Il film segnò anche l’inizio dell’amicizia tra Redford e Newman.
Negli anni seguenti arrivarono Corvo rosso non avrai il mio scalpo(1972) di Sydney Pollack, dove ottenne nuovamente critiche positive. L’anno seguente Redford fu protagonista di due film che entrarono fin da subito a far parte della storia del cinema: Come Eravamo (1973), ancora di Pollack e in cui Redford condivise lo schermo con Barbra Streisand , incentrato su due giovani che decisero di lasciarsi a causa delle incomprensioni tra di loro, e La stangata, dove tornò a lavorare con Paul Newman. Fu un successo mondiale che guadagnò ben sette premi Oscar (tra cui miglior film e miglior regia a Hill), e grazie al quale Redford ottenne la sua prima e unica candidatura come miglior attore protagonista nel 1974.
In seguito interpretò Il Grande Gatsby (1974), tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, il thriller I tre giorni del Condor(1975) e Tutti gli uomini del presidente (1976), sul famoso scandalo Watergate, in cui interpretò, insieme a Dustin Hoffman, uno dei due giornalisti che diedero inizio a questa inchiesta. Il film ottenne vari riconoscimenti e premi cinematografici, tra cui anche otto candidature agli Oscar del 1977, tra cui miglior film e miglior regia a Pakula.
Come regista, Redford seguì un percorso artistico che gli valse il riconoscimento di critica e pubblico. Nel 1980 iniziò con Gente comune , che ottenne critiche molto buone e successo di incassi, e in seguito lo avrebbe portato a vincere il premio Oscar al miglior regista.
Altri fil diretti da lui Milagro, In mezzo scorre il fiume, Quiz show.
Nel frattempo ha continuato la sua carriera d’attore, in Proposta indecente, a fianco di Demi Moore e nel 1998 diresse il film L’uomo che sussurrava ai cavalli, in cui interpretò magistralmente il protagonista. Nel 2012 La Regola del silenzio fu il suo ultimo film da regista.
Nel novembre 2016 Redford annunciò il suo ritiro come attore, ma continuò la sua carriera come regista. Nel 2017 presentò Le nostre anime di notte, fuori concorso alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, di cui è protagonista assieme all’amica e collega Jane Fonda. In quella occasione, entrambi gli attori ricevettero il Leone d’oro alla carriera. Il 7 agosto 2018 annunciò ufficialmente il suo ritiro dalle scene.
Lui però non è diventato un’icona non solo per la sua attività professionale, svolta egregiamente sia come regista che come attore ed in tutti i generi . Il vero Redford non è solo l’uomo di una bellezza fisica, cosa che l’ho ha talvolta messo in difficoltà. Robert è l’attivista, che fin dal 1977 scrisse un libro di denuncia sull’espansione statunitense verso ovest, The Outlaw trail. Combatté con successo contro la costruzione di una centrale elettrica nello Utah. Nel 2013 prese parte come interprete ad alcuni spot televisivi per l’organizzazione di protezione ambientale Natural Resources Defense Council, in cui venne chiesto all’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama di adottare misure per ridurre le emissioni di gas serra.
Lo stesso che lo premiò nel 2016 con la Medaglia Presidenziale della Libertà, massima onorificenza negli USA. Ma non è l’unica onoreficenza statunitense che gli è stata conferita. Nel 2005 ottenne il premio del Kennedy Center Honor e nel 1997 la Medal of Art. A Parigi invece venne insignito nel 2010 della Legion d’Onore, massima onorificenza francese.
Ma il successo e la stima che ha riscontrato ovunque non l’hanno fatto vivere in modo autoreferenziale. Anzi la sua generosità intellettuale si è palesata anche quando Redford creò nel 1981 con l’amico regista Sydney Pollak, un importante istituto cinematografico, il Sundance Institute, nelle sue proprietà nello Utah. Il nome è dovuto a quello del suo personaggio nel film Butch Cassidy, ovvero “Sundance Kid”.
Portò avanti quest’impresa nonostante l’assenza di appoggi. Il suo istituto sovvenzionò nuove promesse del cinema con spese pagate per 4 settimane; fornì professori, materiale tecnico e consulenza di grandi professionisti. All’istituto fu collegato il celebre Sundance Film Festival, che scoprì e lanciò numerosi registi indipendenti come Quentin Tarantino, Jim Jarmush e Christofer Nolan.
Da tutto quello che abbiamo ricordato di lui, si può capire il vuoto che lascia: come attore, regista, ma soprattutto come uomo, che ha saputo usare i suoi talenti non solo pro domo sua, ma che ha sprigionato bellezza ed energia positiva in tutta la sua vita. Per questo può essere considerato senza dubbio un’icona ed un faro per chi seguirà le sue orme.
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