Sono passati esattamente quarant’anni da quel maledetto 12 maggio del 1980.
Quella mattina, il dott. Albanese era appena uscito dalla sua abitazione in via Comelico a Mestre, per recarsi come tutti i giorni, al suo posto di lavoro. Era appena salito all’interno della sua auto, all’incrocio tra via Comelico e via Rielta quando venne vigliaccamente attaccato da un gruppo di uomini armati.
Il commissario non morì subito ma spirò nell’ambulanza che lo stava trasportando verso l’ospedale Umberto I. L’omicidio venne rivendicato da un gruppo di brigatisti, prima con una telefonata ed in seguito con un volantino rinvenuto in un cestino dei rifiuti.
Il Commissario, che all’ epoca aveva 33 anni, lasciò la moglie Teresa Friggione incinta di un bimbo, chiamato poi Alfredo, che quest’anno compirà 40 anni.
Dal 1979 Albanese era passato alla DIGOS ed in seguito fu nominato capo della sezione Antiterrorismo e successivamente Commissario capo.
L’omicidio sarebbe avvenuto in quanto, con le sue indagini, Albanese stava individuando i responsabili dell’assassinio del vicedirettore del Petrolchimico di Marghera Sergio Gori, anch’egli barbaramente ucciso fuori dalla propria abitazione in viale Garibaldi il 29 gennaio dello stesso anno.
Alla sua memoria è stato dedicato il parco mestrino “della Bissuola” e, nel luogo dell’agguato, è stata posta una lapide a suo ricordo. Gli furono assegnate postume la medaglia d’oro al valor civile nel 1981 e la medaglia d’oro come vittima del terrorismo nel 2013
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