Alle proteste ora seguono i fatti con la ribellione di molti alle regole ed alle chiusure imposte con la motivazione di impedire il diffondersi della pandemia.
I primi, ma non saranno gli ultimi, a decidere di sfidare le chiusure imposte dai Dpcm sono i ristoratori, pub, pizzerie aderenti al Mio, Movimento Imprese Ospitalità (fonte Corriere della Sera).
Ben 1.200 appartenenti a queste categorie hanno deciso di aprire i loro locali a pranzo ed a cena da martedì 6 aprile.
Questi piccoli imprenditori lamentano che ormai da un anno sono costretti a continue chiusure ed aperture limitate ai soli pranzi. Non possono programmare e sono stati messi nella impossibilità di sopravvivere.
Molti sono i fallimenti avvenuti come conseguenza a questo stato di cose. L’Italia sta perdendo un patrimonio che rappresentava il 30% del Pil.
“ Nessuno di noi ha più nulla da perdere” hanno dichiarato gli iscritti al Mio Italia. Per tutti questa è una scelta obbligatoria per la sopravvivenza di queste piccole, ma fondamentali aziende.
Questo gruppo di piccoli imprenditori è il primo, ma non credo che taceranno ancora per molto tutte quelle piccole imprese, tessuto economico del nostro paese, come ad esempio palestre, cinema, teatri, parrucchieri, estetisti, agenzie di viaggio, imprese delle vacanze estive ed invernali, alberghi e tanti altri ancora messi nella impossibilità di lavorare e far fronte ai loro impegni ed al sostentamento delle loro famiglie.
Tutti sono stati costretti a lasciare senza lavoro moltissimi loro dipendenti. Si sono impoverite famiglie intere.
Tutto per contrastare una pandemia che in Italia ha fato registrare ad oggi 2.228.803 casi confermati e 104.942 morti, fonte Ministero della Salute, su una popolazione di 59.641.488, quindi con una incidenza del 3,8% per i casi registrati e dello 0,2% scarso per la mortalità.
I tumori mediamente causano in Italia la morte di 179.502 persone, infarti ed ictus provocano 240.000 vittime all’anno. Numeri maggiori rispetto a quelli fatti registrare dal Covid (104.942 morti).
Infine è da ricordare che sempre a causa Covid, le cure di molte patologie gravi sono state rinviate o non tempestivamente diagnosticate con conseguenze ancora da verificare.
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