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Per la prima volta un vescovo di Padova in visita al Teatro Verdi

2 minuti di lettura

Nell’incontro con le maestranze e gli allievi dell’Accademia Carlo Goldoni Don Claudio Cipolla ha espresso solidarietà e sostegno per il settore teatrale provato dalla pandemia

Questa mattina, accolto dall’assessore alla cultura del Comune di Padova Andrea Colasio e dal presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto, il vescovo Claudio Cipolla ha incontrato la comunità teatrale che fa capo al Verdi.

“Credo di parlare a nome di molti lavoratori del teatro quando dico che siamo davvero grati al Vescovo Claudio per avere accettato per la prima volta nella storia del Verdi il nostro invito ad incontrare questa comunità. I lavoratori, gli artisti e tutti coloro che in qualche modo partecipano alla vita culturale del teatro hanno vissuto in questi due anni momenti difficili. Il confronto con una personalità così spiccatamente spirituale come don Claudio è per tutti motivo di riflessione e di conforto” afferma il presidente Beltotto.

L’assessore Colasio ha salutato il vescovo in quanto padrone di casa: “Sono davvero molto contento che il nostro Vescovo Claudio sia qui oggi in un luogo dove si respira cultura ed arte, ma che è anche un luogo di lavoro per le maestranze e gli artisti che qui salgono sul palcoscenico. E’ un segnale di attenzione, del quale ringraziamo, per un settore tra i più colpiti durante la pandemia e anche uno di quelli che più hanno fatto fatica a far conoscere le proprie sofferenze. Più di qualcuno ha pensato che fosse prioritario occuparsi di chi, imprese e lavoratori, produce beni e merci, dimenticato che per superare una prova dura come quella della pandemia è necessario nutrire anche l’anima e la mente. La cultura e l’arte, lo fanno, quotidianamente e con umiltà. Nutrire le anime e le menti è anche uno delle missioni della Chiesa, e trovo quindi in questa visita del nostro Vescovo Claudio, una straordinaria vicinanza con tutte le donne e gli uomini dello spettacolo”.

Paolo Giaretta, Vicepresidente OPV, ha ragionato attorno al tema della fruizione della cultura nella nostra città: “Il nostro mestiere è fare musica, teatro, danza, con le molteplici forme espressive. Sono beni preziosi per una città che subisce la pressione di forti cambiamenti. Essere capaci di includere, di curare i mali sociali, di accompagnare l’innovazione è il compito da svolgere. Lo spettacolo dal vivo in particolare, con le suggestioni che può offrire, con le chiavi di lettura che propone, con le visioni che offre su tutto ciò che è umano, accompagna in modo necessario il tempo del cambiamento. Sono beni da tutelare e riconoscere come risorse indispensabili per la comunità cittadina”.

Nel corso della visita il vescovo ha ascoltato impiegati e maestranze del teatro e un gruppo di allievi del terzo anno dell’Accademia Carlo Goldoni, che hanno letto un brano tratto da Il cappello scemo di Haim Barahier, una delle personalità del mondo ebraico più importanti per la ricerca umanistica in occidente. Nel confronto con i dipendenti e i giovani attori il vescovo ha espresso solidarietà e sostegno verso un settore della cultura fondamentale per la società e fortemente provato dalla pandemia.

Crediti fotografici: Michele Crosera

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