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Partite IVA femminili in Veneto: tra conciliazione e innovazione

2 minuti di lettura

Oltre 20 mila lavoratrici autonome, ma con un reddito inferiore del 30% rispetto agli uomini. La Regione: “Impegnati per la parità di genere”

Venezia. La Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna punta i riflettori su un fenomeno in crescita: le partite IVA femminili. In Veneto, sono quasi raddoppiate in 8 anni, raggiungendo le 20.111 unità (dato INPS dicembre 2023).

Si tratta in larga parte di professioniste del terziario avanzato, senza albo o ordine, che operano con regime forfettario. Queste lavoratrici offrono servizi innovativi, con formule contrattuali diverse da quelle tradizionali.

Il settore terziario in Veneto è in forte espansione, ma presenta modelli organizzativi e sistemi di impiego differenti rispetto all’industria e all’artigianato. Le nuove partite IVA femminili si inseriscono in questo contesto, risultando difficili da classificare nelle tradizionali categorie ATECO.

Per approfondire il fenomeno, la Commissione Regionale Pari Opportunità del Veneto ha commissionato ad ASVESS uno studio specifico, focalizzato sulle donne che scelgono il lavoro autonomo come soluzione per inserirsi nel settore terziario.

I dati INPS, incrociati con informazioni relative al reddito e al fatturato, rivelano alcuni aspetti cruciali:

  • Le nuove P.IVA sono passate da 27.441 nel 2015 a 42.540 nel 2023, con un fatturato complessivo di circa 850 milioni di euro, a dimostrazione di una rapida crescita del settore.
  • Le donne costituiscono quasi la metà di queste nuove partite IVA (20.111 nel 2023), con una forte presenza di giovani professioniste che operano in settori in crescita, sperimentando nuove formule contrattuali e modalità di conciliazione vita-lavoro.
  • Il divario retributivo di genere persiste anche tra le partite IVA: le donne guadagnano in media 7.000 euro in meno all’anno rispetto agli uomini, con un compenso mensile di poco superiore ai 1.200 euro, una differenza del -30% che non si riduce con l’età.

ASVESS ha inoltre condotto due focus group con professioniste tra i 27 e i 54 anni, per analizzare le motivazioni che spingono a scegliere il lavoro autonomo, i vantaggi e le criticità.

Dall’analisi emerge che:

  • Il reddito non è la motivazione principale: le donne privilegiano la flessibilità, l’organizzazione autonoma del lavoro e le opportunità di sviluppo professionale.
  • La conciliazione vita-lavoro è fondamentale: la maggior parte delle donne con partita IVA ha un ruolo di caregiver familiare e necessita di flessibilità per gestire famiglia e lavoro.
  • La scelta del lavoro autonomo è raramente “obbligata”: le donne lo scelgono come strategia per inserirsi nel mercato del lavoro alle proprie condizioni.

Molte di queste professioniste lavorano da remoto, creando reti di collaborazione con altre donne e condividendo risorse e competenze.

L’assessore regionale all’Istruzione, Lavoro, Formazione e Pari Opportunità sottolinea l’impegno della Regione Veneto nel garantire pari opportunità nel mondo del lavoro e contrastare la discriminazione di genere. La Legge Regionale 3/2022 introduce strumenti concreti per promuovere la parità salariale, incentivare la partecipazione femminile al mercato del lavoro e favorire un’organizzazione più equa e inclusiva.

La presidente della Commissione regionale per le pari opportunità evidenzia l’importanza di approfondire il fenomeno delle partite IVA femminili, analizzando le tutele e la libertà di scelta. Lo studio di ASVESS rappresenta un primo passo verso una maggiore consapevolezza e la promozione di politiche mirate.

Paolo Gurisatti, economista e membro del Comitato Tecnico Scientifico di ASVESS, sottolinea la necessità di ulteriori ricerche sul settore terziario, che sta vivendo una fase di trasformazione simile a quella dell’industria. Le donne, in questo contesto, possono avere un ruolo chiave.

Silvia Oliva, economista all’Università di Padova, evidenzia come la partita IVA possa offrire alle donne, soprattutto alle giovani, la flessibilità e l’autonomia necessarie per conciliare lavoro e famiglia, contribuendo alla loro indipendenza economica e al benessere familiare.

Lo studio della Commissione regionale per le pari opportunità mette in luce un fenomeno complesso e in evoluzione. Le partite IVA femminili rappresentano una risorsa per l’economia veneta, ma è fondamentale garantire pari opportunità e tutele per colmare il divario retributivo di genere e valorizzare appieno il contributo delle donne al mondo del lavoro.

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