L’Appello approvato dal Direttivo di “Umanesimo ed Etica per la Società Digitale” chiede un premio Nobel per la Pace per i bambini vittime di ogni conflitto, chiedendo giustizia e protezione per tutti i bambini del mondo
SAINT-VINCENT – Un Nobel per la Pace dedicato a tutti i bambini vittime della guerra, dei terribili eccidi e stermini di Gaza, e ai bambini che sono sopravvissuti, mutilati per sempre nella loro vita. È questa la proposta contenuta nell’appello approvato il 29 settembre 2026 dal Consiglio Direttivo di Umanesimo ed Etica per la Società Digitale, associazione che dichiara di voler contribuire alle scelte delle istituzioni sui temi critici della società, mettendo al centro la persona, la sua dignità e la tutela dei più fragili.
L’iniziativa nasce dalla riflessione del Direttivo dell’associazione, composto da professionisti del mondo accademico, istituzionale e della società civile: il Presidente Prof. Antonino Giannone, la Dr.ssa Monica Amari, il Gen. Gennaro Cuciniello, il Consulente Ecclesiastico Mons. Gianni Fusco, il Dir. Gen. Medico Giuseppe Marceca, il Vice Presidente Avv. Filiberto Palumbo, il Dr. Carlo Pampari, il Prof. Guido Perboli (Vice Presidente del Comitato Tecnico Scientifico) e il Dr. Domenico Ricci.
L’appello invita associazioni, movimenti culturali, esponenti della società civile, politici e rappresentanti religiosi a sostenere la proposta. L’obiettivo è rivolgere l’attenzione a tutti i minori che subiscono le conseguenze dei conflitti armati: bambini uccisi, feriti, mutilati, rimasti orfani o privati dei propri beni e delle proprie case.
L’appello sottolinea il valore universale della vita di un bambino:
«Se esaminiamo la situazione su scala globale, il valore della vita di un bambino non ha confini, né bandiere, né priorità geopolitiche. Nessun bambino vale più di un altro, nessuna sofferenza infantile può diventare materia di graduatoria morale. Dobbiamo ricordare tutti i bambini delle atroci guerre in corso:
- i bambini palestinesi di Gaza, vittime di violenze da parte dell’Esercito d’Israele;
- i bambini israeliani massacrati il 7 ottobre dai terroristi palestinesi di Hamas;
- i bambini ucraini costretti a tante sofferenze dai bombardamenti russi e, con loro, le migliaia di bambini ucraini trasferiti e deportati in Russia;
- i bambini russi coinvolti nei bombardamenti degli ucraini;
- i bambini nigeriani sottoposti a violenze dai terroristi islamici;
- le bambine e i bambini del Sudan, del Kivu, di Haiti, dell’Afghanistan, del Myanmar, della Siria, dell’Iran;
- tutti i bambini innocenti vittime delle violenze nelle “55 guerre e oltre della terza guerra mondiale a pezzi”.
Un’espressione coniata nel 2014 da Papa Francesco per descrivere questo mondo segnato da tanti conflitti sparsi, tensioni regionali e violenze diffuse che, visti insieme, formano un unico grande quadro di instabilità globale. L’elenco sarebbe lungo!»
La proposta richiama le parole di Gesù riportate nei Vangeli di Marco, Matteo e Luca: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite». Gesù sgrida i discepoli che volevano allontanare i piccoli, dimostra affetto e indica i bambini, tutti i bambini, come modello di purezza per entrare nel Regno dei Cieli. Queste parole ci insegnano l’amore per i bambini, per i più fragili e per le vittime della guerra, a qualunque etnia e religione appartengano. L’associazione ha chiesto così il Nobel per la pace ai bambini vittime delle violenze e di tutte le guerre, per chiedere giustizia e protezione per tutti i bambini del mondo.
Viene presentato l’obiettivo di promuovere la “Pace disarmata e disarmante”, appello pronunciato da Papa Leone XIV l’8 maggio 2025 all’inizio del suo pontificato.
«Possiamo avere opinioni politiche diverse, ma sulle scelte di Valori Cristiani non negoziabili, da condividere e promuovere, servirebbero la massima unità e la testimonianza per la Verità, per non cadere nella trappola di chi strumentalizza i bambini di una guerra esecrabile come lo sterminio di Gaza per promuovere una propaganda ideologica di parte e condannare chi è responsabile di una strage che certamente va condannata, ma con altri appelli specifici e senza strumentalizzare i bambini. Noi vogliamo unire in questo Appello tutti i bambini, per la loro stessa natura, dignità umana e martirio subìto.»
Per Antonino Giannone, presidente dell’associazione, la proposta è soprattutto un’iniziativa culturale e un richiamo all’umanesimo integrale: rimettere la persona al centro, superare ogni strumentalizzazione politica e costruire una coscienza collettiva capace di riconoscere il valore della vita umana. Un appello rivolto a tutti, credenti e non credenti, per promuovere una cultura di pace e un futuro più giusto per le nuove generazioni.
La proposta, infine, non ha trovato accoglimento nell’assegnazione del Nobel per la Pace 2026, conferito alla giurista e attivista sudafricana Navanethem Pillay. Tuttavia il richiamo a rivolgere l’attenzione a tutti i bambini coinvolti nei conflitti non cessa di farsi sentire, ricordando al mondo che la sofferenza dei più piccoli non può e non deve essere mai dimenticata.
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