Corrono gli 800 anni dalla morte di Francesco, il Santo di Assisi
ITALIA – Visse la sua breve vita (1181-1226) tra i borghi e le colline di Umbria e Lazio, dando testimonianza di povertà e fede.
In un mondo dilaniato da sanguinose guerre e soprusi di ogni genere, predicò il Vangelo e la fratellanza.
Si recò in Terra Santa per incontrare il grande Saladino: la sua fu una crociata senza armi, se non la sua stessa persona.
Voleva convertire il Saladino e indurlo a lasciare quei luoghi sacri alla cristianità.
Convinse il Papa, Innocenzo III, a permettere che lui e i suoi fratelli vivessero così come avevano scelto: in carità, preghiera e povertà.
Ricevette come suggello della sua imitazione di Cristo le stigmate, i segni della crocifissione, che sopportò fino alla fine.
Fu accompagnato alla santità dai fratelli e dalle sorelle che avevano condiviso la sua vocazione.
Lasciò un segno indelebile del suo passaggio terreno, che dopo tutti questi secoli continua ad attirare a sé donne e uomini di ogni razza e fede.
Milioni di persone si sono accostate alla sua tomba in Assisi, riconoscendone l’altissimo valore di umanità.
Perché Francesco? Cosa attrae di lui?
Nei versi di Dante che ho citato nel titolo, San Francesco viene accostato a San Domenico:
San Francesco, campione nella povertà; San Domenico, campione nel sapere.
Due vie diverse e complementari verso la stessa luce del Vangelo, due fiamme che hanno illuminato il cammino della Chiesa e dell’umanità.
Sta proprio nella povertà, che lui chiamava sorella, il segreto della sua attrazione.
Non era solo povertà materiale: era una povertà più profonda e misteriosa, quella che è al primo posto nelle Beatitudini.
Solo per i poveri di spirito è il Regno dei Cieli.
Il Regno dei Cieli, per loro, è già su questa terra, non soltanto nell’altra vita come per gli altri Beati.
La povertà in spirito significa spogliarsi di ogni sapere, tornare nudi, come Francesco si mostrò al vescovo nella piazza di Assisi.
Come Adamo prima di aver mangiato dell’albero della conoscenza.
È questo il misticismo di San Francesco che attira le masse e i singoli, spesso inconsapevoli:
la ricerca dell’essenzialità e della verità, ciò che ognuno di noi in fondo cerca per tutta la vita.
Il Santo di Assisi, come un sole che risplende al mattino, ci illumina.
Assisi come Ascesi, e come Oriente, come scrive Dante: Oriente che ci dà la direzione, che ci porta in alto per vedere più lontano, oltre l’orizzonte.
Ricordare ai giovani questa testimonianza fa nascere, come il sole del mattino, una vita nuova, sempre meravigliosa e fonte di grazia —
come Francesco, nel Laudate, ci ha insegnato.
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