Il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani lancia l’allarme: boom di richiami ai giovanissimi. Proposta una campagna nazionale nelle scuole per ridare senso, valore e responsabilità ai ragazzi.
LUCCA – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con urgenza sul fenomeno in crescita degli “avvisi orali” rivolti a minorenni nella città di Lucca, segnalando la necessità di una riflessione che superi la semplice dimensione repressiva per approdare a una vera alleanza educativa. L’incremento dei provvedimenti nei confronti di giovanissimi – tredici solo nel primo semestre del 2025, rispetto ai quattro dell’intero anno precedente – non va interpretato solo come un’efficace strategia di prevenzione, ma anche come un sintomo di disagio profondo, radicato in una frattura tra i giovani e le istituzioni.
La misura, pur legittima nel quadro delle politiche pubbliche, non può da sola offrire una risposta duratura. Convocare adolescenti in Questura e rappresentare loro un formale richiamo all’ordine equivale a mostrare uno specchio del loro problema, ma resta insufficiente per costruire una prospettiva di cambiamento. È necessario infatti comprendere che la criminalità minorile è quasi sempre il risultato di un percorso che si sviluppa in contesti di isolamento emotivo, assenza di figure adulte significative, carenza di strumenti per elaborare conflitti e riprodurre modelli valoriali significativi.
La sociologia moderna insegna quanto l’anomia, ovvero la mancanza di norme condivise e legami sociali stabili, possa spingere i giovani verso coorti che interiorizzano codici di violenza come forma di riconoscimento. In un tempo dominato dalle logiche della connessione virtuale, scollate da una reale educazione affettiva e civica, la scuola deve tornare a essere un presidio decisivo. Non più semplice contenitore di disagi, ma spazio in cui si rielabora la cittadinanza, si formano consapevolezza e autorevolezza morale attraverso pratiche dialogiche, attive e trasformative.
In considerazione di questo scenario, il CNDDU propone di dare vita a una campagna nazionale denominata “IO VALGO – Percorsi di dignità e giustizia sociale”, da realizzare in modo diffuso all’interno delle scuole secondarie. L’obiettivo non è semplicemente informare, ma restituire ai ragazzi una piattaforma di senso, uno spazio in cui riconoscersi come persone dotate di valore e responsabilità. Le attività previste coinvolgeranno direttamente studenti e docenti, attraverso esperienze di mediazione, simulazioni, ascolto attivo, confronto con professionisti e momenti di coprogettazione che recuperino il diritto alla parola, all’inclusione, alla riparazione simbolica.
Siamo convinti che ogni caso di devianza rappresenti un appello collettivo a interrogarsi su cosa manchi nella comunità educativa e civile. Un ragazzo “avvisato” non è un nemico da allontanare, ma un potenziale da recuperare, se solo gli si offrisse una rete di cura e responsabilità condivisa. L’autorità può ammonire, ma solo una scuola che si assume il compito di educare fino in fondo può cambiare una traiettoria.
Chiediamo dunque alle Istituzioni – dal Ministero dell’Istruzione e del Merito fino agli enti locali e alla magistratura minorile – di sostenere un progetto di prevenzione vero, capace di integrare competenze educative, sociali e civiche in un’azione coordinata, culturale e strutturale. Occorre investire nel lungo termine, non su emergenze spot, poiché la criminalità minorile non è solo un fenomeno da Casi da schedare, ma una cultura da trasformare.
Solo costruendo fiducia generativa e senso di comunità educativa potremo porre fine al paradosso per cui il richiamo dell’autorità rimane più ravvicinato della voce della scuola.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
