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Lettera ai veneti del Presidente Zaia

4 minuti di lettura

In vista delle nuove regole rispetto al Covid-19 decise a livello nazionale, che entrano in vigore domani, il Presidente della Regione, Luca Zaia, ha inviato una lettera ai veneti:
Care concittadine, cari concittadini,
domani sarà una giornata importante per il Veneto. Importante perché comincia un percorso – lo speriamo tutti – di graduale ritorno alla normalità. Importante perché, pur essendo il virus ancora fra noi (lo testimoniano 214 ricoverati in terapia intensiva con 1.345 ricoverati positivi nelle aree non critiche dei nostri ospedali), si avvia una fase di convivenza più stretta con il l’epidemia, a confronto con le restrizioni più forti che fino ad oggi hanno contrassegnato la nostra quotidianità.
Siamo su uno spartiacque: da domani si passa da un periodo di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una responsabilità soggettiva, dove ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte con un forte appello alla propria coscienza.
Esistono studi scientifici che testimoniano con chiarezza che indossare la mascherina, evitare assembramenti, igienizzare le mani, sono misure che valgono quanto un lockdown, come quelli che nei mesi scorsi abbiamo vissuto.
Siamo chiamati dunque a una coabitazione intelligente e ragionata col virus, finalizzata a uscire definitivamente da questo incubo che ha investito non soltanto la nostra sfera personale.
A essere colpita non è stata soltanto la salute, ma hanno sofferto e soffrono anche le nostre economie, travolte da un ciclone che ha significato e significa decine di migliaia di posti di lavoro perduti, imprese che rischiano di non riaprire i battenti, operatori disperati con fatturati a zero e di fronte un futuro incerto: basti pensare agli stranieri che costituiscono il 68 per cento dei 72 milioni di presenze turistiche che ogni anno scelgono il Veneto per le vacanze estive e invernali.
Siamo una comunità psicologicamente colpita nel profondo, nei valori base che sono quelli dell’imprenditoria diffusa, dell’operosità, delle partite Iva capaci e desiderose di intraprendere, di creare e dare lavoro.
A ben guardare, sono soltanto due gli scenari che abbiamo di fronte. Il primo è di accompagnare la società fino alla totale remissione del contagio, grazie al rispetto di poche semplici regole e alle vaccinazioni che porteranno a una graduale immunizzazione di gregge. Il secondo ha i contorni di un ritorno nell’abisso dell’epidemia, nella fase buia della reinfezione.
Nessuno ha in mano la sfera di cristallo, nessuno può dirci con esattezza quale sarà il futuro che attende l’Italia, il mondo, i servizi sanitari anche di altri paesi che sembravano solidissimi e che si sono invece rivelati assai fragili. Certezze assolute non le hanno neppure gli addetti ai lavori, o coloro che credono di esserlo, quelli che millantano quotidianamente di sapere tutto della malattia. Non le abbiamo, le verità, perché si tratta di un virus che presenta tanti, troppi aspetti misteriosi che la scienza sta, ancora e affannosamente, studiando. Basti pensare alle varianti, che potrebbero (e sottolineo il condizionale) rappresentare il pericolo nuovo delle prossime settimane.
La buona stagione, i locali più arieggiati, una vita trascorsa per più tempo all’aperto, il caldo e gli ultravioletti, certamente ci aiuteranno e ci avvantaggeranno. Ma, ripeto, restiamo di fronte a una grande sfida e a una immensa incognita.
Per parte nostra ce la stiamo davvero mettendo tutta: siamo la regione che vaccina di più e sta spingendo a fondo (al netto delle consegne di dosi che si spera rispettino quanto previsto dal piano nazionale) sull’acceleratore delle inoculazioni. Date e cronoprogramma ci dicono che dovremmo arrivare a mettere in sicurezza gli over 60 prima dell’estate, senza dimenticarci mai che le categorie più a rischio restano sempre i maschi sopra i 65 anni e le femmine sopra i 75.
L’attenzione che dobbiamo porre deve quindi continuare a essere massima. Quando ci viene consigliato di “evitare ogni assembramento”, s’intende davvero evitare occasioni che pur avrebbero tutto l’aspetto della banalità ma che per un soggetto fragile potrebbero significare non risollevarsi mai più dalla malattia.
È un appello che rivolgo a tutti i veneti che fino ad oggi hanno dato prova di serietà e senso civico, ma che indirizzo particolarmente a tutti i ragazzi, che sono coinvolti su più fronti, in primis quello scolastico. Così come è innegabile che esistano focolai nelle classi e negli istituti, altrettanto vero è che le scuole, prima o poi, avrebbero dovuto aprire. Proprio ai ragazzi chiedo la massima attenzione affinché vigilino su tutte le forme di aggregazione all’aperto, chiedo loro di tenere sempre la mascherina correttamente indossata, perché se – a oggi – pare che questo virus non abbia esiti sanitari particolarmente pesanti per la fascia più giovane della popolazione, è pur vero che i ragazzi costituiscono comunque una catena di trasmissione importante nei confronti dei coetanei e conseguentemente dei familiari e degli adulti, con esiti spesso assai pericolosi.
In definitiva, tutti noi dobbiamo porre attenzione e scrupolo: non sottovalutare il rischio, non abbassare la guardia, stare attenti ai nostri comportamenti. Lo dobbiamo a chi ci sta accanto, a tutti coloro che non possono permettersi il lusso di contagiarsi e ammalarsi, per patologia, per età, per fragilità, condizione sociale, insomma per qualsiasi motivo. Lo dobbiamo a tutta la comunità. Lo dobbiamo a chi sta in ospedale 24 ore al giorno per prendersi cura di noi e delle nostre famiglie, quelle donne e quegli uomini della nostra sanità che anche in queste ore combattono per salvare la vita a tanti. E non è questione di oggi: per loro la guerra è cominciata il 21 febbraio 2020. È a loro, ai medici, agli infermieri, agli Oss, ai volontari, al personale tutto della sanità che rivolgo un ringraziamento a nome dei veneti. Siete stati e siete eccezionali, generosi, altruisti, fantastici insomma!
Il coronavirus non può essere soltanto un problema di chi è in ospedale. Il coronavirus è un problema che riguarda tutti. Le belle giornate, il clima dolce e la primavera non possono farci dimenticare quanti malati ancora sono nelle stanze degli ospedali. Ripeto un mio tradizionale adagio: dopo la pioggia viene sempre il sereno! Il sacrificio e l’attenzione che vi chiedo lo dobbiamo ai nostri cari, ai veneti e al Veneto. E da questo virus, da questa pandemia, come la nostra storia ci insegna, ne usciremo.

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