“La nuova Teologia dal Mediterraneo: quali implicazioni per la cooperazione economica, finanziaria e sociale? Conversazione sul Manifesto di Marsiglia del 2023 e sui suoi seguiti” è il tema che è stato approfondito in occasione del webinar organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice lo scorso 22 gennaio
ITALIA. l dibattito è ruotato intorno al Manifesto di Marsiglia con il quale si vuole promuovere “una teologia che possa contribuire a tessere reti tra le chiese mediterranee e a costruire un Mediterraneo di pace” con l’obiettivo di fare in modo “che il Mediterraneo torni ad essere grembo di speranza: grembo e promessa di una fraternità possibile”.
È stato un momento dedicato alla teologia “dal” Mediterraneo, dove “dal” non è una semplice proposizione, ma rappresenta la sostanza di un cammino di studi in quanto “si è in ascolto di un contesto – il Mediterraneo – come punto di partenza per tentare in un secondo momento un gesto interpretativo teologico”. Dopo i saluti di Paolo Garonna, presidente della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice sono intervenuti diversi esperti per riflettere e dibattere sul tema: don Romain Louge, Delegato Episcopale per le Chiese cattoliche orientali, don Alexis Leproux, Vicario Episcopale per il Mediterraneo, don Patrice Chocholski, Istituto Cattolico del Mediterraneo, tutti e tre della diocesi di Marsiglia.
A seguire: Massimo Gargiulo del Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici, Pontificia Università Gregoriana; Mariangela Laviano, Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica; fra Lorenzo Raniero, Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino”, Venezia e Ariela Mitri, Caritas Albania. Il Mediterraneo è oggi più che mai una dimensione reale che invita tutti i paesi che abitano lo spazio geografico e politico dell’antico mare a lavorare insieme. Non è un caso che il Mediterraneo richiama il viaggio di Odisseo che viene accolto da Nausica e non rigettato in mare.
Ciò significa che il mare è sinonimo di accoglienza, di riconoscimento dell’altro e non di esclusione. Le sfide di oggi che sfidano il Mediterraneo sono molteplici e strettamente interdipendenti: economia, migrazioni, mobilità umana, qualità della vita sociale, lotta alla povertà, problema della crescente militarizzazione. Per affrontare questi problemi lo strumento più adatto è quello del dialogo impostato come metodo teologico. Il dialogo interreligioso è infatti invito a collaborare per promuovere la giustizia economica e la pace. Appunto, il dialogo inteso come Dia-logos, ovvero luogo di Dio.
Ciò significa puntare sul dialogo come stile di vita e sul dialogo ecumenico per costruire l’unità. L’Ecumenismo è scuola di pace del “Noi” con “Voi”. Dunque, la “Teologia dal Mediterraneo” può cambiare l’attuale stato delle cose costruendo relazioni. In questo paziente percorso di “tessitura” sono essenziali le interconnessioni tra popoli e religioni così come fondamentale è l’assunzione di responsabilità per l’affermazione del diritto di cittadinanza nei confronti dell’altro da noi.
Ciò significa valorizzare l’essenza del termine “cooperazione” arricchendolo di un “con” affinché la passione per il bene dei popoli si dimostri autentica dal punto di vista economico, sociale e religioso. In tutto ciò c’è un “farsi” dell’umano a partire da relazioni autentiche. C’è bisogno dei giovani, di investire su di loro sotto il profilo educativo e spirituale per portare speranza al futuro. Alla fine dell’incontro, la Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice per voce del suo presidente, ha ribadito l’impegno a voler contribuire alla promozione della “Teologia dal Mediterraneo”.
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