Gli anni di piombo identificano in Italia il periodo storico compreso tra la fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ‘80 del secolo XX, nel corso del quale si verificò un’estremizzazione della dialettica politica, che produsse violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. Il fenomeno può essere annesso a un insieme di esperienze uguali vissute anche dalla Germania in un contesto più ampio e internazionale, comprendente la strategia della tensione, di appoggio a regimi dittatoriali, simile all’operazione Condor, svolte da varie nazioni durante la Guerra Fredda. Questo periodo è stato individuato come punto di partenza con la strage di piazza Fontana a Milano.

In Italia, durante quell’arco cronologico, si sono formati gruppi e organizzazioni caratterizzati da un operato terroristico, avente come scopo quello di destabilizzare lo Stato di diritto Italiano, instaurato nel Paese nell’immediato Dopoguerra con la proclamazione della Repubblica.
Le organizzazioni più pericolose e in evidenza furono Prima Linea e le Brigate Rosse, che, oltre alle diverse stragi in punti nevralgici della Penisola, si macchiarono del delitto di Aldo Moro.
A distanza di pochi anni, l’una e l’altra si accanirono, così da far divampare in tutta l’Europa il terrorismo di sinistra e quello nero di destra. Le “Brigate Rosse”, protagoniste nel terrorismo di estrema sinistra, provocarono notevoli stragi contro personaggi di primo piano, come leader politici, fino alla cattura e uccisione dell’onorevole Aldo Moro, al tempo Presidente della Democrazia. Con quel deprecabile e insano gesto intesero colpire il cuore delle Istituzioni dello Stato Italiano.
In Italia la locuzione terrorismo nero indicava un tipo di eversione armata con ispirazione neofascista e razional-rivoluzionaria, collegata a ideologie politiche di destra (nella fattispecie di estrema destra). Il fenomeno si manifestò pubblicamente con la strage di piazza Fontana del 1969, fino a raggiungere l’apice con quella della stazione di Bologna (1980).

Negli anni il fenomeno diede vita a diverse manifestazioni di gruppi, orientati al medesimo obiettivo: destabilizzare lo Stato di diritto in Italia e liberare contemporaneamente il Partito simbolo della destra politica italiana (Movimento Sociale Italiano) dal servilismo all’imperialismo politico, instaurato dai partiti di governo del Secondo Dopoguerra.
Il sacrificio di tutte le vittime delle varie stragi, sia di destra che di sinistra, indusse il popolo, il mondo sindacale e quello politico italiano a insorgere e ribellarsi a quella situazione, organizzando manifestazioni di piazza, marce della pace e altri eventi di protesta non violenta, contribuendo così a indurre i responsabili a fermarsi.
In quella lotta parecchio merito ebbero gli organi investigativi dello Stato che riuscirono a individuare i responsabili, mettendoli in galera fino a scoraggiare il ripetersi di azioni criminose.
A cura di Nuccio Sapuppo
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