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La giornalista italiana Cecilia Sala arrestata in Iran

2 minuti di lettura

La giornalista Cecilia Sala, inviata de Il Foglio e autrice del podcast Stories di Chora Media, è detenuta da oltre una settimana nel carcere di Evin a Teheran. Arrestata mentre svolgeva il suo lavoro con un regolare visto giornalistico

TEHERAN. Cecilia Sala, nota per il suo impegno giornalistico e la sua voce nel podcast Stories di Chora Media, era in Iran per documentare il cambiamento dello scenario politico dopo la caduta del regime di Assad in Siria, nonchè la situazione delle donne, un tema che le stava particolarmente a cuore e che aveva già affrontato nel suo libro L’incendio. Nonostante avesse un visto valido, è stata fermata e messa in isolamento.

Secondo le prime ricostruzioni, Sala è stata arrestata intorno alle 12:30 nell’hotel dove alloggiava. Poco prima aveva smesso di rispondere al telefono, mentre era in procinto di inviare una puntata del suo podcast quotidiano che non è mai arrivata. Aveva anche un appuntamento alle 13 a cui non si è mai presentata e un biglietto aereo per tornare a Roma il giorno successivo, volo che è partito senza di lei.

Per le prime 24 ore, Sala è stata trattenuta senza possibilità di comunicare. Successivamente, le sono state concesse due telefonate: una alla famiglia e una al suo compagno, il giornalista Daniele Raineri. Durante le chiamate, ha assicurato di stare bene, ma alcune espressioni utilizzate sembravano traduzioni dall’inglese, suggerendo un possibile controllo sulle sue parole.

L’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, l’ha incontrata in carcere per verificare le condizioni di detenzione della giornalista, rassicurando sul suo stato di salute. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: “Stiamo lavorando senza sosta per riportare Cecilia Sala in Italia il prima possibile” e aggiunge «Mi sembra che le cose che ha scritto nei suoi articoli non fossero particolarmente gravi, ha anche intervistato i vertici dei Pasdaran».

Il Governo italiano, insieme all’Unità di Crisi della Farnesina e ai servizi di intelligence (AISE), ha attivato immediatamente canali diplomatici per risolvere la situazione. Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha dichiarato: “Le trattative con l’Iran non si risolvono con lo sdegno popolare, ma con un’azione politica e diplomatica di alto livello. L’Italia lavora incessantemente per liberarla, seguendo ogni strada”.

L’arresto ha suscitato reazioni internazionali. Amnesty International ha chiesto il rilascio immediato della giornalista, ribadendo che “il giornalismo non è un reato”. Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) hanno lanciato appelli per la liberazione di Cecilia Sala, denunciando la pratica iraniana di arrestare giornalisti stranieri come strumento di pressione politica.

Il carcere di Evin, dove è detenuta, è noto per ospitare principalmente prigionieri accusati di crimini contro la sicurezza nazionale ed è stato sanzionato dagli Stati Uniti nel 2018 per gravi violazioni dei diritti umani.

Cecilia Sala è una giornalista professionista che si trovava in Iran per fare il suo lavoro con lo scrupolo, la cura, la passione e la professionalità che tutti le riconoscono.

La sua voce libera è stata silenziata e l’Italia e l’Europa non possono tollerare questo arresto arbitrario. Cecilia Sala deve essere liberata subito.

#FreeCecilia

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