Suor Anna Monia parla del suo libro “Il pluralismo educativo, una scelta ancora possibile” e dell’importanza del pluralismo educativo in Italia. Sottolinea che il sistema attuale è fortemente compromesso, con un divario significativo tra il Nord e il Sud del paese. Si evidenza l’urgente necessità di rimuovere il condizionamento economico che impedisce una vera libertà di scelta educativa. Inoltre, si discute del passaggio da uno Stato gestore a uno Stato garante nel sistema educativo e dell’importanza di garantire l’accesso all’istruzione per tutti.

ITALIA. Suor Anna Monia, è’ uscito da poco il suo nuovo libro “Il pluralismo educativo, una scelta ancora possibile”, cosa significa pluralismo educativo?
Con pluralismo educativo si riferisce all’idea che il sistema educativo italiano debba essere concepito come un sistema integrato. Questo sistema dovrebbe comprendere sia scuole pubbliche gestite dallo Stato, sia scuole paritarie pubbliche, e scuole private con un adeguato controllo e supervisione da parte delle autorità statali.
Purtroppo, in Italia, il pluralismo educativo è gravemente compromesso. Nel Nord del Paese, la presenza di un’offerta educativa con presenza del pluralismo è del 37%, con punte del 50% per quanto riguarda le scuole dell’infanzia. Al contrario, nel Sud, questa presenza si ferma al 4%. Questa disparità evidenzia un notevole divario tra il Nord e il Sud, il che porta a definire il sistema educativo italiano come sempre più classista, regionalista e discriminatorio.
Questa situazione genera una preoccupazione profonda che ha motivato la scrittura del mio libro. Sto osservando con crescente allarme la direzione che l’Italia sta prendendo, con una rapida tendenza verso un sistema educativo monopolistico composto esclusivamente da scuole statali. Per quanto riguarda le scuole paritarie, solo poche di esse riusciranno a sopravvivere, ma queste inevitabilmente adotteranno tariffe molto elevate, superando gli 8.000€ annui, rendendole quindi accessibili solo a una élite.
Noi dobbiamo assolutamente scongiurare questo pericolo.
Quali sono le scelte che studenti, genitori e insegnanti possono fare per una scuola libera?
Innanzitutto, una vera scuola libera non può essere definita come tale fintanto che persiste il condizionamento economico. Gli insegnanti delle scuole paritarie devono ancora affrontare stipendi inferiori rispetto ai loro colleghi delle scuole statali, il che crea una disparità economica che impedisce alle scuole paritarie di competere senza aumentare considerevolmente le rette.
Inoltre, le famiglie si trovano a sostenere un doppio onere economico: prima pagano le tasse e poi le rette scolastiche. Questo compromette la vera libertà nell’insegnamento degli educatori e la libertà di scelta educativa da parte dei genitori. In ultima analisi, si traduce in una violazione dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, che sancisce il diritto all’apprendimento senza discriminazioni.
Pertanto, è essenziale rimuovere questo vincolo economico per realizzare una vera scuola libera. Solo quando supereremo questa barriera economica potremo veramente parlare di una scuola libera. Prima di allora, le scuole paritarie non saranno considerate libere, e ciò comporterà un trattamento discriminatorio nei confronti di genitori, insegnanti e studenti, che verranno trattati come cittadini di seconda classe rispetto alle rispettive controparti delle scuole statali.
Cosa significa, in termini di educazione delle scuole, che lo stato deve passare da Stato Gestore a Stato Garante?
Oggi lo Stato italiano svolge un duplice ruolo, agendo come gestore delle scuole statali e come ente di controllo delle scuole paritarie. Questo equilibrio porta alla mancanza di autonomia nella gestione delle scuole statali, mentre le scuole paritarie sono soggette a un controllo più stringente.
Nel mio libro, sostengo che lo Stato italiano dovrebbe considerare la possibilità di rivedere questo equilibrio. Dovrebbe cedere il ruolo di gestore delle scuole statali, permettendo loro di operare con maggiore autonomia, mentre dovrebbe concedere alle scuole paritarie una maggiore libertà. Lo Stato dovrebbe invece concentrarsi sul ruolo di garante di un sistema scolastico integrato e di alta qualità, aperto a tutti e basato sulla libertà di scelta educativa.
Come mai in Europa siamo penultimi come livello di laureati appena sopra la Romania?
Il problema fondamentale nel sistema scolastico italiano, come già evidenziato, è la sua natura classista, regionalista e discriminatoria. Questa situazione ha creato un profondo divario tra il Nord e il Sud del Paese e, purtroppo, ha favorito l’accesso all’istruzione da parte delle famiglie benestanti, mentre non è riuscito ad emancipare i poveri.
Di conseguenza, la scuola statale italiana non funge più da ascensore sociale, il che è evidente dal fatto che l’Italia ha il tasso più elevato di abbandono scolastico in Europa, con punte del 21% nel Sud, rispetto alla media europea del 9%. Questo contrasta con altre nazioni europee che hanno garantito la libertà di scelta educativa, consentendo alle famiglie di optare tra scuole statali e scuole paritarie a costo zero dopo aver pagato le tasse. Questa politica ha trasformato l’istruzione in un efficace ascensore sociale in Europa, con un conseguente miglioramento della qualità dell’istruzione a tutti i livelli, inclusi il sistema educativo e le università.
Purtroppo, l’Italia è un’eccezione in Europa poiché non ha garantito la stessa libertà di scelta educativa. Questa mancanza si riflette chiaramente sulla mobilità sociale degli studenti e sull’efficacia generale del sistema scolastico.
È sorprendente considerando che in Europa questa libertà educativa è garantita dalla legge, il che potrebbe consentire all’Italia di risparmiare, investire più efficacemente e migliorare la qualità dell’istruzione.
In Italia, accanto a una miopia di ideologie distorte, questa libertà è stata compromessa, ma l’effetto principale non è stato danneggiare le scuole paritarie di origine cattolica, bensì impedire ai più svantaggiati di emanciparsi. Questa è la radice del problema nell’ambito dell’istruzione.
Quali sono le azioni di medio / lungo periodo che si possono intraprendere per un’istruzione libera?
In Italia, il pluralismo educativo è ormai fortemente compromesso. Nel Nord del Paese, grazie a politiche regionali illuminate, la disparità è stata ridotta al 37%, mentre al Sud varia tra il 4% e il 10%. Questa situazione compromette la qualità dell’istruzione poiché manca una sana competizione tra le scuole statali e paritarie.
Nel breve termine, è essenziale che il governo continui a investire, come sembra stia già facendo, attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e nella Legge di Bilancio per sostenere lo Stato nell’assistere le famiglie a coprire le rette scolastiche. Questo è cruciale per preservare le poche scuole paritarie rimaste.
Nel lungo periodo, sarebbe auspicabile destinare il 70% del costo medio per studente, che attualmente ammonta a 7.000€, alle famiglie, equivalente a €2,50 miliardi di euro. In caso contrario, le circa 12.000 scuole paritarie in crisi rischiano la chiusura, costringendo circa 800.000 studenti a trasferirsi nelle scuole statali. Ciò comporterebbe un costo per lo Stato, e quindi per i cittadini, di 5,6 miliardi di euro.
Da un punto di vista economico, garantire la libertà di scelta educativa rappresenta un vantaggio, poiché evita il rischio di un monopolio educativo tipico delle dittature e di un sistema scolastico sempre più elitario. Rimandando le scuole paritarie con rette tra 4.000 e 5.000 euro, si rischia di avere un sistema ancora più classista.
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