Juliette Binoche e Benoît Maginel celebrando il cinema gourmet con “Il gusto delle cose“, nelle sale da questa settimana, confezionano un racconto che tra amore e leccornie, fornelli e passione, rivela un’ intimità tra le gioie della cucina e la sensualità più carnale.
La regia di Trân Anh Hùng ci porta nel 1885 e narra la storia di Eugénie, cuoca talentuosa e appassionata al servizio da oltre vent’anni dal famoso gastronomo Dodin, sodalizio che si è trasformato nel tempo in un legame affettivo e in una relazione sentimentale ma che non ha mai assunto i crismi dell’ufficialità.
Eugénie infatti, attratta da sempre dalla sua innata predilezione verso la libertà non ha mai voluto unirsi appieno a Godin e quest’ultimo in uno slancio romantico decide di cucinare per lei con il nobile intento di conquistarla.
Splendidamente intenso, elegante e ambizioso, il film del regista vietnamita, premiato a Cannes nel 2023, sovrappone l’amore tra un uomo, una donna e a quello dell’eccellenza della cucina. Una connessione fatale, dove il cuore ha un bisogno ossessivo della cucina e viceversa, in quanto tutto inizia da lì, tra ricette, cibo e eros.
Un inno sciovinista alla cucina francese, affrescata da sapori mai banali, complessi e corposi, dove innalzare i calici con vini di pregio. Per palati d’assalto.
Ma c’è ovviamente di più e riguarda il messaggio subliminale del film, recitato da due attori in perfetto stato di grazia, che attraverso l’eloquenza della cucina porta con se il desiderio di un amore d’antan, libero e spregiudicatamente garbato e sincero.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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