Prevenzione e controlli lungo il fiume dopo le recenti tragedie
TREVISO – Dopo le tragiche morti che hanno colpito il Piave nelle scorse settimane, parte ora un piano straordinario di sorveglianza per rafforzare la sicurezza e prevenire nuovi episodi simili. A lanciare l’iniziativa è la Provincia di Treviso, che ha attivato un’importante rete di guardie volontarie ittico-venatorie, in collaborazione con le associazioni territoriali e con il supporto della Prefettura.
Saranno circa 300 le guardie coinvolte, pronte a presidiare 314 punti strategici lungo il corso del fiume, con particolare attenzione ai tratti più frequentati nei mesi estivi. L’obiettivo è quello di far rispettare il divieto di balneazione, spesso ignorato, e sensibilizzare la popolazione sui pericoli legati a tuffi, bagni e permanenze in acqua non autorizzate.
Il piano entrerà nel vivo nei prossimi giorni, con un’intensificazione dei controlli soprattutto nei weekend e nei giorni festivi. Le guardie, pur non avendo potere sanzionatorio diretto in materia di balneazione, potranno intervenire per informare, avvisare, segnalare alle autorità eventuali comportamenti pericolosi e scoraggiare la permanenza nei tratti vietati del fiume. In casi specifici, potranno anche collaborare con la polizia locale o i carabinieri forestali per le verifiche documentali o per la gestione di situazioni a rischio.
Molti dei punti sorvegliati sono stati individuati sulla base delle statistiche degli incidenti passati e delle segnalazioni ricevute da cittadini e Comuni. Si tratta spesso di aree all’apparenza tranquille, dove l’acqua bassa o la presenza di ghiaia può indurre a sottovalutare i pericoli reali: correnti forti, buche improvvise, fondali mobili e cambi repentini del livello dell’acqua.
“Non possiamo vietare fisicamente il bagno, ma possiamo intervenire con fermezza e buonsenso – spiegano i coordinatori dell’iniziativa –. Il nostro compito è anche educativo: vogliamo informare le persone e renderle consapevoli del rischio, soprattutto i più giovani”.
A collaborare saranno le associazioni ambientaliste e venatorie attive sul territorio, da Fipsas a Federcaccia, fino ai gruppi locali di volontariato ambientale, tutti formati e pronti ad agire secondo un protocollo condiviso. La sinergia tra enti e associazioni sarà fondamentale per garantire la copertura del territorio, specie nei tratti più isolati o difficilmente accessibili.
“Il Piave è un patrimonio naturale e culturale da rispettare – sottolineano dalla Provincia –. Ma non è un parco acquatico: ci sono regole da seguire e rischi da conoscere. La sicurezza viene prima di tutto”.
Il progetto è stato presentato ufficialmente nei giorni scorsi nel corso di un tavolo tecnico, con la partecipazione della Prefettura, delle forze dell’ordine, della Protezione civile e dei rappresentanti dei Comuni rivieraschi. L’iniziativa, oltre a prevenire nuovi episodi tragici, mira anche a responsabilizzare chi frequenta il fiume, e a promuovere un uso sostenibile e rispettoso dell’ambiente fluviale.
Nel frattempo, si studiano anche forme di comunicazione mirata rivolte soprattutto ai giovani, attraverso cartelli, volantini informativi e campagne social. Alcuni Comuni stanno valutando la possibilità di installare segnalazioni visive nei punti più critici, per dissuadere in modo chiaro e diretto chi volesse tuffarsi.
Con l’estate ancora nel vivo, le istituzioni fanno appello alla prudenza e alla collaborazione dei cittadini: evitare comportamenti pericolosi può salvare vite.
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