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David Bandini, redattore de "Il Nuovo Terraglio" pubblica il suo primo libro "Il passo del codardo"

1 minuti di lettura

“Mi proponevo di spaccare il mondo con le parole, poi giuravo che l’avrei fatto l’indomani. E poi ancora mi svegliavo un giorno, alla fine di ogni mese, come una scatoletta di tonno, immobile, sullo scaffale di un supermercato”.
 
 
Questo è un estratto del primo romanzo da poco pubblicato di David Bandini, nato quasi trent’anni fa e cresciuto nella periferia est di Milano, di cui avrete forse già potuto leggere alcuni racconti pubblicati sul nostro giornale.
“Il Passo del codardo” è il passo del protagonista, che non conosce nessun altro. È come un fratello gemello che lo segue come un’ombra, è l’unico passo che può compiere.
 
 
Il romanzo racconta una storia d’amore affamata di lieto fine, uno spaccato di realtà quotidiana che si vorrebbe dimenticare, un periodo buio nel quale ci si ostina a trovare una luce. Il protagonista perde l’amore della sua donna e mette mille tentativi, anche biechi, vigliacchi, e colpi bassi feroci, per riaverla indietro.
 
Sullo sfondo c’è un toccante fatto di cronaca realmente avvenuto e tematiche quali la depressione, la morte, la sconfitta, il diventare adulti, i voli low cost e la musica hip hop, il tutto giocato sul sottile filo della dialettica coraggio-codardia.
Libro che si può dire è stato scelto due volte, prima dagli editor della casa editrice “Bookabook” che danno un giudizio professionale sulla qualità dell’opera e una seconda dai lettori, su Bookabook, che hanno sostenuto il libro per-ordinandolo dopo aver letto l’anteprima e diventandone, in questo modo, gli editori morali.
 
 
Ho chiesto a David come gli è venuta l’idea del libro e cosa ha provato quando ha tenuto la prima copia tra le mani e questa è stata la sua risposta.
 
“Come è venuta l’idea? L’idea è arrivata dalla vita. È sempre stato uno sfogo, scrivere, qualcosa che, ogni volta, m’ha salvato dagli abissi di momenti troppo bui. C’è molto di vero in quanto scritto, dire il contrario, o rinnegare, sarebbe come mentire a se’ stessi, davanti allo specchio, ogni singola mattina.
Cosa ho provato quando ho visto la prima copia?  Sollievo, molto sollievo, perché m’ero finalmente liberato la coscienza dal senso di colpa. Non avevo fregato o deluso chi m’aveva sostenuto. E poi ansia. Vera ansia, perché ora ero come un bersaglio dentro un tirassegno. Esposto, agli sguardi e ai giudizi. Per la gioia e l’emozione, forse, ci sarà tempo…”
 
 
Valentina Nespolo

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