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Ciao Venezia, ciao!

Il noto saluto, ormai internazionale, altro non è che la contrazione del venezianissimo servo vostro – ssciàvo – ovvero schiavo.
 

Era accompagnato da un inchino e serviva a cedere il passo ad una signora  o a un uomo di grado superiore, in
segno di riverenza.
Oggi associare l’inchino, di schettina memoria, all’incidente di domenica 2 giugno a Venezia, è fin troppo facile. E dopo l’inchino arriva il ciao purché si tratti di un ciao definitivo, o meglio di un addio, tutti chiedono a gran voce. Sopratutto la stampa estera, che si meraviglia del fatto che simili mostri passino per il bacino di San Marco! E già, come se le grandi navi portassero in gita i gondolieri di Venezia!
Erano gli anni ’70 -’80, quando noi mestrini passavamo  con i barchini o piccoli semi cabinati per quella che potremmo definire la tangenziale acquea  di Venezia, ovvero l’orrido canale dei Petroli, arrivando a Sottomarina. Un divieto morale ci impediva di “tagliare” per Venezia, attraversandola, ovunque volessi andare.
Poi sono arrivate loro, le navi condominio, e il divieto morale si è trasformato in diritto alla sopravvivenza.
Di quanto sia pericoloso per gli altri mezzi transitare tra pilote e grandi navi, si parla poco . Spostarle bisogna, dove lo diranno i tecnici, a noi basta una sola parola, ciao.
Silvia Moscati

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