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Candiani Groove: arriva sul palco dell’auditorium la cantante, danzatrice e percussionista ivoriana Dobet Gnahoré

2 minuti di lettura

Al Centro Culturale Candiani venerdì 9 novembre alle ore 21 per Candiani Groove arriva sul palco dell’auditorium la cantante, danzatrice e percussionista ivoriana Dobet Gnahoré con il suo Miziki. Definita “la nuova grande voce dell’Africa”, si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale, assieme ad artiste come Angelique Kidjo, Roka Traoré e Oumou Sangaré. Premiata nel 2010 con un Grammy Award nella categoria Best Urban/Alternative Performance (condiviso con la cantante americana India Arie), Dobet Gnahoré – elefante tatuato sulla spalla, fisico statuario e sinuose movenze feline – interpreta le proprie composizioni in differenti lingue africane: dal Beté (lingua paterna) al Fon al Baoule. E poi Lingala, Malinke, Mina o Bambara, Swahili, Xhosa o Wolof oltre che in francese e in inglese.
 
 
La sua splendida voce che unisce la magia, la forza e la sensualità della cultura africana “evoca gli orrori e le ferite, la ricchezza e la speranza dell’Africa, combinando le lingue e i ritmi che il continente africano custodisce” si legge sul suo sito, elo fa con energia, umorismo, dolcezza, rabbia e ironia.
 
 
La sua musica viene descritta come “un delizioso mix di sonorità africane”: urbane e tradizionali. Sul palco, la sua voce e il suo carisma, frutto di anni di lavoro teatrale e coreografico, sono unanimemente apprezzati dal pubblico di tutto il mondo che ovunque accorre ai suoi concerti.
 
 
Figlia d’arte, suo padre Boni è uno dei grandi percussionisti della tradizione musicale dei Bété – tra le maggiori etnie ivoriane – Dobet ha ereditato dal papà la possente verve artistica e la presenza sul palco. Munita di un’ugola caldissima, giunge con Miziki al quinto disco da solista accantonando in parte l’ancoraggio stilistico verso la scena Akan di Abidjan, lasciando confluire nuovi elementi jazzy che si affiancano a strumenti come Sanza, Balafon, ma anche Calebasse e Bongo che sostengono il sound della chitarra e la voce calda e potente di Dobet in un’incredibile versatilità canora.
 
 
Elettrizzante, energico, sono le parole adatte a descrivere un album, Miziki, che conferma che il Grammy Award vinto nel 2010 non era un exploit momentaneo! Canzoni di grande qualità come La Source – ballata esistenzialista sospesa tra delicate percussioni, piano, cori, archi e una trascinante interpretazione della Gnahoré – la vedono sempre più padrona della propria estensionevocale e le chitarre acustiche ed elettriche di Colin Laroche de Féline impreziosiscono inoltre una tavolozza ricca di elementi caratteristici come ben espone la nenia Deleton. Una gemma, quest’ultima, incastonata al centro di un’opera emozionante, messa in piedi da una musicista che non rinuncia ai suoi tratti originari, pur strizzando l’occhio alla tradizione pop occidentale, come ben segnalano i poliritmi della celere Youkouli, posta in coda e da sigillo a tutto.
 
 
www.culturavenezia.it/candiani
 

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