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Campiello 2026

CAMPIELLO 2026

Il prestigioso Premio Campiello 2026 incorona Marcello Fois e il suo L’immensa distrazione. Un riconoscimento atteso da tempo e ampiamente meritato, sia per la costante dedizione della sua carriera letteraria, sia per la qualità intrinseca di questa sua ultima fatica.

Dietro un titolo apparentemente enigmatico si cela la trama concettuale di un intenso romanzo familiare. L’argomento centrale è la vita stessa, intesa come un’immensa distrazione che tiene lontano il pensiero della morte. Quando la fine si fa prossima e irreversibile, l’inganno si rivela e l’esistenza viene ripercorsa per frammenti confusi e intensi: immagini, persone ed emozioni scorrono come i fotogrammi di un film ancora da montare.

La sequenza corre avanti e indietro finché non si arresta su un dettaglio apparentemente banale. È proprio lì, in quel punto fermato quasi per caso, che si disvela la chiave di lettura dell’intero racconto della nostra vita. Anche gli altri — coloro che ci hanno accompagnato nel bene e nel male — assumono una luce “gentile”, simile a come speriamo di ritrovarli in un’altra dimensione, spogliata di ricordi e dolorose tensioni.

La vacuità della distrazione quotidiana è, nella visione di Fois, una necessità inevitabile. Lungi dall’aggiungere dolore al dolore, essa viene accettata con uno sguardo benevolo.

Sul piano stilistico, se all’inizio il linguaggio può apparire sostenuto e complesso, non appena il racconto si fa materia, cose e persone, la scrittura si scioglie, conquistando un’accessibilità fondamentale per sostenere l’attenzione e il piacere del lettore.

C’è un momento, nel fine vita, in cui questo flusso di immagini e sentimenti potrebbe davvero compiersi, anche se nessuno potrà mai confermarcelo. L’invito morale del romanzo è chiaro: non attraversare il quotidiano con indifferenza, ma assorbirlo e gustarlo pienamente, senza rimpianti né rimorsi. Distrarci dalla morte non è una fuga, ma la condizione essenziale per poter vivere.

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