Per chi non è un esperto della materia, occorre una premessa su cosa sia un Rave Trance Concert.
Non parliamo di Bach, Chopin o Verdi. È un concerto di musica elettronica non strumentale, diretta da DJ che assemblano brani ritmici, ripetitivi, pensati per stimolare movimenti disarticolati. La techno è, per certi versi, l’opposto dell’armonia classica: il suo obiettivo è indurre uno stato di trance, una gioia incosciente e incontenibile, un caos emotivo e irrazionale, col quale uscire dagli schemi costituisce una improvvisata e spontanea espressione di libertà.
Per facilitare questo stato alterato, le sostanze e l’improvvisazione sono componenti quasi inevitabili. È il rave party: convocazioni all’ultimo minuto via social network in spazi ampi e isolati, dove migliaia di giovani si ritrovano, ballano per ore e si divertono, ognuno come vuole.
Questa era l’atmosfera del festival all’alba del 7 ottobre 2023, prima di essere interrotta dalle granate e dai mitra di Hamas.
Il documentario che ricostruisce quelle ore attraverso immagini e testimonianze impressiona proprio per lo scontro tra due mondi inconciliabili. Da un lato la violenza sanguinaria del terrorismo, dall’altro la gioia spensierata dei giovani ravers.
Israele appare come un’isola d’Occidente nel deserto della barbarie. Sul campo si sono scontrate due forme opposte di trance: quella dei giovani israeliani sotto l’effetto della musica e delle sostanze, e quella degli aggressori, invasati di odio, ciecamente guidati dal fanatismo (e spesso anch’essi sotto l’effetto di stupefacenti).
I mostri mascherati di nero contro i corpi dipinti e seminudi di ragazzi che si abbracciavano. Il confronto tra queste due realtà rende difficile immaginare una mediazione pacifica: la distanza culturale e storica appare abissale.
Lo Stato di Israele è nato dalla necessità dell’Europa di dare agli Ebrei una terra, un luogo sicuro e una patria. Al di là delle responsabilità e delle contraddizioni, spetta oggi all’Occidente difendere i valori di libertà e di progresso che, pur nelle loro forme sregolate, quei giovani rappresentano.
La civiltà non si impone con le armi, e il fortino delle libertà democratiche va protetto affinché quanto accaduto non si ripeta mai più.
Di fronte a questo abisso, la scelta non ammette ambiguità: decidere con chi stare, se con i giovani del rave o con i sanguinari di Hamas.
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