Site icon Il Nuovo Terraglio

Anatolia e Tracia: orme indelebili della Storia. L’antica città di Efeso, capitolo III

Il viaggio di oggi ci porta in Turchia, dove Efeso è il terzo capitolo

Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezze, delle curiosità, del fascino dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi.

Testi, foto e video di Carlo Franchini

Guarda il video su YouTube.

Quello in Turchia è un viaggio che non finisce mai di sorprendere. Istanbul, Pergamo poi Efeso. Un continuo susseguirsi di meravigliose testimonianze del mondo antico. Lungo il tragitto che ci porterà ad Efeso osservo la bella e rigogliosa campagna che attraversiamo. La prima sosta, quasi alle porte dell’antica città di Efeso è dove sorgeva la prima basilica dedicata alla Vergine Maria che si ritiene abbia vissuto qui gli ultimi anni della sua vita. Ma cosa c’entra la Vergine Maria con Efeso?  “…Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.”[1]

Secondo la tradizione, Maria arrivò ad Efeso accompagnata da San Giovanni per sfuggire alle continue persecuzioni dei cristiani in Terra Santa e nel rispetto del volere di Gesù. Così i cristiani decisero di costruire nel III secolo una basilica, che acquisterà una importanza storica di rilievo per la religione cristiana. È infatti nella basilica della Vergine Maria di Efeso che si svolse nel 431 d.C. il III concilio ecumenico, conosciuto anche come il “Concilio di Efeso” che stabilì che la figura di Cristo era quella di uomo e di figlio di Dio, e che la Madonna avesse generato “non un uomo ma Dio come uomo”.[2]

Ci aggiriamo fra le rovine della Basilica di Maria Madre di Dio dove risaltano incisioni pregevoli di croci su marmo, antiche mura e uno spettacolare battistero. L’atmosfera è mistica silenziosa, interrotta solo dal leggero soffiare del vento e del cinguettio di qualche uccello. Mi viene da pensare al turbolento concilio, al vociare, forse anche alle grida da quanto era accesa la discussione, alla gente fuori in attesa di sapere, allo scorrere del tempo che segnava una nuova tappa del cammino della religione cristiana. Ancora un po’ di strada ed ecco comparire l’antica città di Efeso, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2015.

Abitata alle origini dagli ittiti, una popolazione dell’Anatolia, fu colonizzata dagli ioni intorno al II° millennio a.C., invasa dai persiani di Ciro il Grande e poi liberata da Alessandro Magno nel 334 a.C. Ma le lotte per Efeso non erano finite. Devastata questa volta dai goti nel 263 a.C. tornò a prendere vigore solo nel IV /V secolo a.C. Efeso era famosa per la devozione ad Artemide (per i romani Diana) [3]e per il tempio edificato nel 550 a.C. e dedicato alla dea, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.                                                   

All’epoca era proprio sul Mar Egeo e divenne importante porto commerciale. Nel 129 a.C. viene a far parte dell’impero romano e capitale delle province romane dell’Asia Minore. Si ritiene che Efeso si stata dopo Roma e Alessandria d’Egitto, la terza città più importante del mondo antico.

Sotto l’impero romano Nerone ampliò il porto, Adriano e Domiziano fecero edificare imponenti palazzi dallo stile raffinato.

Iniziamo la visita al sito con il Grande Teatro una opera di architettura meravigliosamente conservata che si ritiene sia stata costruita alla fine del I secolo d.C. Poteva ospitare fino a 25.000 persone. Salgo sulle gradinate e guardando dall’alto non è difficile immaginare la vita che scorreva intorno al teatro e all’interno durante gli spettacoli. Il rumore delle ruote dei carri che con il loro via vai hanno lasciato tracce indelebili sulle lastre di marmo della strada, il vociare degli spettatori durate le rappresentazioni, e certamente la musica!

Percorriamo la Via di Marmo che dal Grande Teatro porta alla famosa Biblioteca. La strada pavimentata con marmi è fiancheggiata da mura ben allineate che delimitano la strada. Di tanto in tanto ecco qualche basso rilievo che riproduce un elmo, una spada, una divinità. Una colonna riporta l’editto dei governatori Eutropio e Festus per la ricostruzione di Efeso a seguito del terremoto di Nicomedia del 365 d.C. Questo sito è stato riordinato in modo egregio e coinvolgente così come i restauri di statue e monumenti.  In fondo alla strada ecco in tutta la sua maestosità la Biblioteca di Celso. Fu eretta nel 114 d.C. [4] dal figlio Gaio Giulio Aquila in onore del padre Tiberio Giulio Celso Polemeano, governatore d’Asia, ed è anche il suo mausoleo. La tomba del proconsole è proprio sotto la base della biblioteca.

Il monumento su due piani sorretti da colonne con capitelli meravigliosi è adornato dalla riproduzione [5]di straordinarie statue di marmo che rappresentano le quattro virtù greche: Sophia (la saggezza), Areté (la virtù), Episteme (la conoscenza) e Ennoia (l’intelletto). Fra le nicchie predisposte sulle pareti erano custoditi oltre 12.000 papiri. Un numero importante e certamente la Biblioteca di Celso dopo quelle di Alessandria e di Pergamo era la più importante del mondo antico.

Proseguiamo per la Porta di Augusto per poi arrivare al bellissimo tempio di Adriano che fu ad Efeso nel 128 d.C. dove spicca una decorazione che rappresenta la Medusa oltre a quella delle Amazzoni. Secondo lo storico Strabione infatti Efeso fu fondata da una delle regine Amazzoni, le donne guerriere che discendevano dal dio Ares.

Ogni angolo è una magia. Ovunque sono esposti raffinati bassorilievi di epoca romana, incisioni, sculture, come quella, per me spettacolare del II secolo d.C. che raffigura Niche, la dea della vittoria.

Nel I secolo d.C. con l’arrivo nel 53 d.C. di San Paolo, ad Efeso prese il sopravvento la religione cristiana e successivamente San Giovanni dopo il martirio di San Paolo divenne il successore e rappresentante della chiesa di Efeso.

Ed è proprio in quella che fu la basilica di San Giovanni che ci spostiamo, nei pressi dell’odierna cittadina di Selcuk.  Dalle rovine si percepisce che fu una basilica di grandi dimensioni e particolarmente imponente. Si può ben osservare la navata centrale e l’imponente ingresso. Fu costruita per volere dell’imperatore Giustiniano proprio sulla tomba di San Giovanni.

L’ultima visita, ma non per importanza è la piccola casa dove si ritiene sia vissuta la vergine Maria fino alla sua morte, lontana qualche chilometro.

Lungo la strada sulla destra c’è una grande caverna che la leggenda vuole che sia proprio quella dei sette dormienti…” La leggenda narra che nel 250 d.C., in occasione di un viaggio dell’imperatore Decio, in oriente, 7 cristiani di Efeso che si rifiutarono di adorare le divinità pagane furono condannati. Riuscirono però a scappare e a nascondersi in una grotta sul monte Celion. Uno di loro quotidianamente si recava al mercato per acquistare del cibo ma furono scoperti e l’imperatore ordinò di murarli vivi nella grotta in cui si erano rifugiati. I 7 si preparavano a morire ma caddero in un sonno profondo. Quando si svegliarono videro che erano circondati da tanta gente curiosa. Un contadino aveva aperto la caverna per mettere al riparo il suo bestiame. I 7 pensavano di essersi addormentati il giorno prima così uno di loro si recò al mercato per acquistare dei viveri. Ma quando tirò fuori le monete d’argento per pagare il cibo i venditori rimasero allibiti. Li portarono dal vescovo e realizzarono che avevano dormito per 2 secoli …e furono una testimonianza della resurrezione dei corpi. Perirono lo stesso giorno e in attesa della resurrezione finale furono sepolti, per ordine dell’imperatore Teodosio II, ricoprendo la tomba con pietre d’oro.”[6]

Raggiungiamo infine Meryem Ana Evi, la Casa di Maria, che è un luogo sacro per i cristiani ma anche per i musulmani che hanno devozione e rispetto per la madre di Cristo di cui si parla anche nella sura 19 del Corano.

In mezzo ad un bosco di alberi rigogliosi ecco una piccola casa di mattoni meta di continui pellegrinaggi. C’è poco da vedere ma l’atmosfera è suggestiva. All’interno una piccola cappella custodisce, sopra l’altare, una statua della Vergine Maria, ed è qui che visse gli ultimi suoi anni la Madre di Gesù portata in salvo a Efeso dalle persecuzioni dei cristiani in Terra Santa, da San Giovanni.

Fu nel 1891 che gli archeologi, su precise indicazioni della suora veggente, oggi beata, Anna Katharina Emmerick [7]che aveva continue visioni del luogo in cui Maria abbia vissuto, scavarono trovando la casa che venne riportata alla luce.  Sul muro a lato della chiesa sono fissati migliaia di biglietti votivi dei fedeli di ogni religione che ogni anno visitano questo luogo sacro.

Nonostante la tanta gente in fila in attesa di entrare, c’è silenzio. Un silenzio profondo che invita alla riflessione, credo a prescindere dal proprio credo religioso. Ancora una volta è il fruscio del vento fra le foglie dei grandi alberi l’unico rumore che si percepisce. Ma è ora di andare, l’avventura continua!


[1] La Sacra Bibbia: Giovanni 19, 26-27

[2] “ Il concilio di Efeso fu il terzo concilio ecumenico e si tenne nel 431 a Efeso, in Asia Minore, durante l’impero di Teodosio II; il Concilio, a cui parteciparono approssimativamente 200 vescovi, si occupò principalmente del nestorianesimo. I suoi atti si svolsero in un’atmosfera surriscaldata di confronto e recriminazioni. Il nestorianesimo enfatizzava la natura umana di Gesù a spese di quella divina. Il concilio denunciò come errati gli insegnamenti di Nestorio (Patriarca di Costantinopoli), secondo cui la Vergine Maria diede vita ad un uomo Gesù, non a Dio, non al Logos (Il Verbo, Figlio di Dio). Il Logos risiedeva in Cristo, era custodito nella sua persona come in un tempio. Cristo quindi era solo Theophoros, termine greco che significa “portatore di Dio”. Di conseguenza Maria doveva essere chiamata Christotokos, “Madre di Cristo” e non Theotokos, “Madre di Dio”. Gli storici hanno definito i confronti tra i sostenitori di una e dell’altra posizione “controversie cristologiche“..Il concilio decretò che Gesù era una persona sola, non due persone distinte, completamente Dio e completamente uomo, con un’anima e un corpo razionali. La Vergine Maria è la Theotokos perché diede alla luce non un uomo, ma Dio come uomo. L’unione di due nature in Cristo si compì in modo che una non disturbò l’altra. “ Fonte: https://it.cathopedia.org/wiki/Concilio_di_Efeso

[3] “Nella mitologia classica Artemide (identificata dai romani con Diana) nasce con il fratello Apollo da Leto. Armata di arco e frecce, errava per i boschi con un corteggio di ninfe ed era legata a eroi, come Orione, Atteone e Ippolito, di cui finì per causare la rovina. Si credeva inoltre che Artemide desse la morte per mezzo dei suoi dardi… Artemide. era invocata dalle donne al momento del parto; a lei sacrificavano le fanciulle prima del matrimonio e gli efebi le offrivano le loro chiome. Legata alla natura selvaggia – le erano sacri anche i fiumi e le fonti – cioè a una sfera opposta a quella dell’esistenza quotidiana, e connessa a momenti di crisi dell’esistenza individuale (nascita, morte, nozze, ingresso nell’età adulta), rappresentava nella sua stessa figura di dea vergine la particolare condizione esistenziale che precede la maturità. Artemide ben si adattò a sovrintendere ad alcuni complessi rituali sul cui sfondo sono riconoscibili originarie cerimonie iniziatiche: tipico il culto di Artemide a Sparta, durante il quale si fustigavano ritualmente i ragazzi che correvano in gara verso l’altare della dea” Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/artemide/

[4] “La biblioteca di Celso è una biblioteca romana realizzata a Efeso in Anatolia durante l’età traianea in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano, illustre personaggio della città di Efeso che ricoprì tutte quante le cariche previste dal cursus honorum romano (fu persino insignito della carica di proconsole d’Asia nel 106 e morì poco prima del 117). L’edificio fu realizzato ad opera del figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila, il quale lasciò in eredità alla città di Efeso i denari per l’acquisto dei libri.”
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_di_Celso

[5] Le statue originali sono nel Ephesos Museum di Vienna

[6] La tradizione dei dormienti non è esclusiva del mondo cristiano. Anche nell’Islam essa ha un ruolo centrale, essendo il racconto che dà il titolo ad una sūra del Corano, la diciannovesima, detta per l’appunto “sura della caverna“. La sura, tra le più rilevanti anche per il lettore non musulmano, contiene altri due importanti nuclei narrativi: uno dedicato all’incontro del profeta Mosè con un misterioso personaggio (Al-Khidr) e uno a Dhu al-Qarnayn. La sura è cioè un forte elemento connettore tra tradizioni del libro e miti europei, mediterranei ed asiatici.

«E li avresti creduti svegli, mentre invece dormivano, e li voltavamo sul lato destro e sul sinistro, mentre il loro cane era accucciato con le zampe distese, sulla soglia. […] Rimasero dunque nella loro caverna trecento anni, ai quali ne aggiunsero nove» (Corano, sura XVIII:18, 25). Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sette_dormienti_di_Efeso

[7] Per un approfondimento: https://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20041003_emmerick_it.html

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version