Ci lascia Sven-Göran Eriksson, vero galantuomo che del calcio ha sempre fatto una professione vincente e garbata
Sven-Göran Eriksson, carisma e garbo in un colpo solo, arriva in Italia destinazione Roma dopo una coppa Uefa vinta con il Goteborg, siamo nel 1982, e una vivace esperienza in Portogallo con il Lisbona.
Una Coppa Italia vinta e una cavalcata inarrestabile dei giallorossi verso lo scudetto, che al capolinea vincente trovano la frantumata partita con il Lecce, persa in maniera ancora inverosimile. Poi la Fiorentina, che guida per due anni e ancora Benfica dove perde una finale di Coppa dei Campioni contro il Milan di Sacchi. Nel 1992 ecco Genova sponda Sampdoriana, dove chiude l’epopea Mantovani con una Coppa Italia. Ma è sull’altro lato del Tevere, quella biancazzurro targato Lazio, a lasciare il suo marchio di qualità, quando nel campionato 1999-2000 vince un favoloso scudetto dopo una fantastica rimonta sulla Juventus.
La Nazionale Inglese, di cui fu il primo allenatore straniero rappresenta un momento alto ma anche tormentato, con i tabloid intenti a diffondere notizie sulla sua liason con Nancy Dell’Olio.
Moderno e galantuomo, con le interviste in punta di microfono dove riusciva a sdrammatizzare ogni caos, analizzando da par suo match e vittorie, perdite e lacune, ammorbidendo pathos e tensioni. Abiti di grande foggia e cravatte à la page, mai fuori di una virgola, ma questa era la sua dimensione naturale, che favoriva clima e spogliatoio, squadra, spalti e società. Senza discussioni e false illusioni. Prendere o lasciare, questo l’Eriksson pensiero, audace senza chiaroscuri.
A Sven bastava un commento pacato per imprimere forza, senza urlare e far volare stracci, ma autorevole e discreto, sicuro nelle sue argomentazioni, senza mai uscire dal canovaccio, credibile e arguto.
“Prendetevi cura della vostra vita“, è uno dei suoi ultimi messaggi che oggi risaltano come una sua preziosa eredità che vogliamo conservare e portare con noi.
Ciao Svennis
Photo Credit by Wikipedia
Instacult di Mauro Lama
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