Eccola qua, benservita e puntuale, ci siamo. E la fatidica domanda arriva precisa manco fosse la bolletta maggiorata dell’energia elettrica. “Che cosa fai a capodanno?”. Di norma, in era A. C. antecovid, già era fastidiosa e incipiente, invadente come quella persona che ti ritrovi ad una cena sbagliata. E allora la risposta era il più delle volte evasiva tipo” non ho ancora deciso” o fuorviante”andremo in una spa” se non addirittura tombale “nulla di che, vado al letto alle 22.00”. Oggi ritorna la grancassa, niente di più noioso, un intercalare che arriva dopo Santo Stefano e ti accompagna lento e inesorabile, zanzaroso. Senza contare che dalla ormai famosa cabina di regia governativa hanno cassato anche quest’anno la festa in piazza, che era diventato oramai un must, un rifugio salvifico per tante anime belle, che non lasciava adito ad errate interpretazioni mettendo d’accordo tutti.Tanto una cosa è certa, il countdown, la bottiglia di spumante sincronizzata alla mezzanotte e la stellina arrivano da tutti, per poi perdere malamente la prima ora dell’anno che verrà tra gift, whatsapp di auguri sgarruppati e magari anche qualche telefonata confusa. Ad maiora.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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