Una vita in rima, a cullare i sogni dei bambini sorridendo. Ma è anche quello dei 4.500 corsivi in oltre vent’anni su “Paese Sera”, a firma Benelux. Scrittore, pedagogista, poeta, unico vincitore italiano del prestigioso Premio Hans Christian Andersen nel 1970, Gianni Rodari è stato un grande giornalista. Non solo del giornale per ragazzi Il Pioniere, bensì di cronaca, politica e pedagogia nell’Unità, in Noi donne, Il Giornale dei genitori.
Muore il 14 aprile 1980 a causa di un aneurisma (di cui i medici si accorgono troppo tardi) durante quello che sembrava essere un intervento di routine alla gamba. Sei mesi e qualche giorno dopo avrebbe compiuto sessant’anni. Il 2020 è in realtà l’anno rodariano per antonomasia, in cui ricorrono ben tre importanti anniversari: il centenario dalla nascita, il 40mo dalla morte e il 50mo dall’attribuzione del Premio internazionale Andersen, più o meno l’equivalente di un Nobel per la letteratura infantile.
Se tutti lo ricordano per “Filastrocche in cielo e in terra”, “Favole al telefono”, “Grammatica della fantasia” e molto altro, Gianni Rodari è anche quello dei 4.500 corsivi in oltre vent’anni su “Paese Sera”, a firma Benelux: commenta fatti di cronaca con la sua levità umoristica, consiglia i genitori senza però dimenticare i problemi dei giovani e della terza età, scrive di educazione ambientale, di fumetti (difende a spada tratta anche quelli giapponesi), televisione, sport. Come sostiene Pino Boero, docente di letteratura dell’infanzia presso l’università di Genova, Rodari possiede “la capacità di parlare di cose serissime con la levità dell’aria”.
Tanta gente non lo sa
e dunque non se ne cruccia:
la vita la butta via
e mangia soltanto la buccia (I Bravi Signori)
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