C’è un termine che è risuonato più volte tra le pareti della Sala Conferenze del Centro Culturale Candiani: “scivolare”. Non come perdita, ma come invito a riportare alla luce storie, talenti e percorsi che meritano di essere nuovamente raccontati. È proprio in questa direzione che si inserisce il Premio Mestre di Pittura 2026, che ha scelto di dedicare il Riconoscimento alla Memoria a Laura Padoa, unica donna vincitrice nelle dieci edizioni storiche del premio (1958–1968)
MESTRE (VE). L’incontro, introdotto da Christiano Costantini (Presidente Circolo Veneto) e Elisabetta Barisoni (Dirigente MUVE), non è stato solo un atto dovuto, ma un viaggio intimo nella Venezia del secondo dopoguerra, un’epoca in cui la città era un crocevia pulsante di menti eccelse.

L’altana sulla Laguna: il ricordo di Umberto Padua
Il momento più toccante della serata è stato l’intervento di Umberto Padoa, nipote dell’artista, che ha restituito un ritratto umano vivissimo della zia. Ha descritto Laura nella sua “altana”, intenta a osservare Venezia dall’alto, catturando le variazioni impercettibili della luce che poi traduceva sulla tela.
Emergono aneddoti straordinari: Laura che passeggia con Enrico Fermi per le calli di Murano senza che nessuno riconosca il padre della fisica atomica; l’amicizia con Virgilio Guidi, Emilio Vedova e Giorgio Morandi; i rifiuti coraggiosi, come quando disse “no” alla prestigiosa galleria Marlborough di New York per non diventare una “pittrice stipendiata”, rivendicando la libertà assoluta della propria ispirazione.
La poetica del silenzio e degli sguardi
La professoressa Laura Poletto ha analizzato le opere dell’artista, soffermandosi sul celebre quadro con cui vince il Premio Mestre nel 1962, oggi parte della collezione di Ca’ Pesaro. La pittura della Padoa è una pittura di “silenzi e malinconie”, popolata da adolescenti con occhi grandi e sgomenti, carichi di un terrore invisibile o di uno stupore metafisico.
“Sono esseri sottomessi al mistero dell’essere”, ha spiegato la Poletto citando Giuseppe Marchiori, sottolineando come la Padua abbia saputo incarnare l’inquietudine esistenziale del suo tempo, arrivando fino alle soglie del ’68 con una modernità estetica sorprendente.
Il legame con il territorio e le istituzioni
Matteo Piccolo, conservatore di Ca’ Pesaro, ha svelato i “segreti” d’archivio delle tre opere della Padoa conservate nelle collezioni civiche. Tra inventari storici e curiosità tecniche — come il retro di un quadro protetto dal cartone di un detersivo dell’epoca, testimonianza di un’arte che nasceva con mezzi semplici ma ambizioni altissime — è emerso il ruolo fondamentale di figure come Guido Perocco nel sostenere il talento dell’artista.
L’evento ha anche ricordato l’impegno di Laura Padua all’interno della FIDAPA, la federazione che negli anni ’50 e ’60 si batteva per l’affermazione delle donne nel sistema dell’arte, arrivando a organizzare mostre di protesta contro le esclusioni femminili alla Biennale.
Un invito alla riscoperta
Le opere dei finalisti del Premio Mestre 2026 sono visitabili presso il Muvec (Casa delle Contemporaneità). Il museo aprirà eccezionalmente le porte a tutti i visitatori domenica 17 maggio, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei ICOM.
Prossimo appuntamento
Il ciclo di conferenze del Premio Mestre proseguirà Mercoledì 27 maggio con la presentazione delle opere premiate dell’edizione 2026. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
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