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I sogni ci dicono

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I sogni ci dicono chi siamo. Questa “verità” ci è stata data dalla psicoanalisi di Sigmund Freud. Agli inizi del ’900 usciva il libro da tutti conosciuto e apprezzato L’interpretazione dei sogni. Se si può sintetizzare il pensiero di Freud e cosa ci ha tramandato, in poche parole è la scoperta dell’inconscio. E il sogno con la sua interpretazione analitica costituisce la finestra con cui ci affacciamo su questo mondo interno nascosto, che ancora non conosciamo.

O meglio lo conosciamo in un certo modo, così come affiora alla coscienza. Ma questa modalità nasconde una trama, una narrazione da cui vogliamo difenderci. La coscienza ci difende dall’inconscio. In questa lotta tra necessità di sapere e volontà di non sapere si svolge la nostra esistenza, più o meno turbata e afflitta, più o meno felice. I sogni ci aiutano a ricordare, i sogni ci fanno paura. Per la neurofisiologia i sogni sono frammenti di vita reale che attraggono la nostra coscienza semi sveglia attraverso una narrazione, spesso bizzarra, a volte angosciosa. I sogni mantengono in attività il nostro cervello, durante il sonno.

Proteggono l’individuo dalla paura di un sonno senza ritorno, e lo aiutano ad addormentarsi per quelle ore di “screen saver” che consentono all’individuo di recuperare e salvaguardare l’energia vitale. Se non si dormisse per alcuni giorni, l’organismo ne risentirebbe in maniera disastrosa e anche fatale. Il sonno e i sogni collaborano a conservare la coscienza, viva e presente. Ma ciò che più ci riguarda da vicino è il contenuto dei sogni e l’esperienza emotiva che inevitabilmente si accompagna ad essi. Ricordare è necessario, anche se si vorrebbe dimenticare. Il serbatoio della memoria è la nostra riserva di cibo e di provviste che ci servono a vivere in sicurezza. E’ la cartella con la merenda che il bambino impara a prepararsi la sera prima di andare a scuola. E’ la nostra agenda che ci ricorda ciò che abbiamo rimandato o programmato.

Eppure, la velocità con cui scorre il nostro tempo e un concetto di cambiamento e innovazione che falsamente ci porta a ritenere che il passato delle cose deve essere abbandonato. Ciò che conta è il presente e il futuro! Rifiutiamo ciò che ci viene tramandato, cose, azioni e pensieri, perché ci disturba sapere che non siamo tanto cambiati in centinaia di migliaia di anni. Eppure le nostre paure sono le stesse. Si ricostruisce solo su ciò che rimane. Ed è la memoria a da aiutarci, e a riconoscerci nelle tracce del nostro passato individuale e di specie. Noi umani, in piedi, fatti per guardare il cielo, dobbiamo prendere esempio dagli animali, fatti per guardare in terra. Non dobbiamo barricarci dietro l’inconscio e il mondo dei sogni, per alienare le nostre responsabilità. La vita non è sogno, ma è il sogno a ricordarci di essere vivi e presenti alla coscienza, anche quando sbagliamo.

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