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Guardarsi allo specchio

3 minuti di lettura

Guardarsi è la cosa più frequente che facciamo, anche automaticamente, quando ci troviamo davanti ad uno specchio. Così ci illudiamo di sapere come siamo, e ci vediamo immutati nel tempo o cambiati solo un po’

Quando apriamo il nostro album fotografico cogliamo le differenze, ma sono soltanto fotografie. E ci diciamo che le fotografie non sono veritiere, perché dipende dalla fotogenicità che pensiamo o non pensiamo di avere. Sono sempre artefatti. Ma gli altri sono il nostro specchio realistico.

Gli altri che non conosciamo e che ci vedono come noi siamo. Belli o brutti, giovani o vecchi, oggetti di ammirazione o di indifferenza. La creazione del tempo non può che essere opera divina, più fondamentale e stupenda della creazione della materia e della vita. Il corpo invecchia, la mente no.

La mente, con le sue passioni, le sue richieste illusorie, la sua presenza costante e spesso dolorosa, i suoi ricordi, ci accompagna immutabile nello scorrere del tempo. Chi si ammala di Alzheimer, non si accorge di esserlo, la sua mente funziona molto bene al punto da farlo o farla ritenere in grado di compiere delle cose che agli altri risultano irrazionali, bizzarre, comunque inadeguate. Sono sempre uscito da solo a spasso, posso farlo ancora.

Sono gli altri che ci dicono che è pericoloso perché si può inciampare e cadere o attraversare la strada incautamente, o addirittura perdersi senza più ritrovare la strada di casa. Posso guidare il mio maxi suv di 2500 di cilindrata fintanto che penso di saperlo fare. E se mi tolgono la patente, è un lutto irreparabile, come privarmi delle scarpe per camminare.  Quanti anziani sono oggetto di truffe perché si fidano di se stessi e delle loro decisioni, ma non è così.

Provate a convincere un anziano che l’affare che gli viene proposto è una truffa, una trappola in cui inavvertitamente sta per cadere.  La loro mente li illude di saper fare ed essere come quando avevano 10 anni o forse più, di meno. Si sentono forti e vitali, con gli stessi desideri della gioventù. E quando qualcuno presta loro attenzione e ascolto pensano di essere amati e desiderati.

In una mia recente pubblicazione ho accostato la vecchiaia all’adolescenza. Vecchi e adolescenti si assomigliano. Gli adolescenti perché non sono ancora, i vecchi perché sono già stati. In entrambe queste età della vita, si è soli e non si chiede aiuto. Non valgono le raccomandazioni degli adulti alla prudenza e ai rischi che si corrono. Si vuole sperimentare, perché la mente è sempre fresca e lucida, a parte i momenti di confusione e disperazione.

I ragazzi di Crans Montana hanno giocato col fuoco, come gli anziani quando si dimenticano i fornelli accesi o si addormentano sul braciere. La vecchiaia è una malattia, anzi l’insieme di più malattie. Tant’è vero che oltre i 60 anni di età, si iniziano ad assumere medicine che si aggiungono ad altre, fino ad arrivare anche a più di dieci.

Ricordo un insigne professore di Medicina che alla domanda, Professore di quale farmaco posso fare a meno, egli consigliava, ne scelga una a caso, faccia pure lei. Ma i vecchi non abbandonano mai tutte le 10 e più medicine che assumono, perché sono garanzia di longevità e salute. Gli amici che se ne vanno per sempre, sono un altro potente aspetto del tempo che corre via. Ma poi si dimentica anche questo e si torna a pensare al nostro tempo, a quello che ci resta, o che pensiamo che ancora ci resta. Infatti si fanno progetti, si intraprendono iniziative e si cerca anche di cambiare interessi e abitudini.

Devo dire che questo è il modo migliore per avvertire il tempo che passa. Chi si arresta nell’attesa della fine, forse ha razionalmente ragione, ma vive una condizione patologica che gli psichiatri chiamano melanconia involutiva, o, più modernamente, la depressione dell’età avanzata – Late Life Depressive Disorder, in inglese che suona meglio.

Si tratta di una depressione insidiosa, che esordisce da fatti vissuti. Questi fungono però da innesco più che da una causa effettiva. E’ una depressione aggravata dalle altre malattie vascolari, tumorali, metaboliche, articolari, della vista e dell’udito,  nonchè neurologiche presenti. E’ il mondo che ti frana addosso e ti sommerge, togliendoti ogni speranza.

E’ una depressione che si vive tra inedia e lamentele, tormentando i prossimi familiari, che sono costretti a preoccuparsi e a occuparsi dei vari bisogni che una persona ha normalmente. Questa forma depressiva si accompagna a rancori e rimpianti, paure immotivate che diventano deliri, quali la povertà, il fallimento, e la solitudine. Il malato si sente abbandonato pur avendo figli e amici vicino.

La risposta ai farmaci è limitata e insoddisfacente anche a causa delle malattie concomitanti. La psicoterapia è, secondo schemi abituali, inapplicabile perché non c’è il tempo di cambiare!  Invecchiare invece è una risorsa e una fortuna che il tempo concede a sempre più persone. E’ un modo peculiare di percepire il tempo, di trasferire competenze ed esperienze a chi viene dopo, anche se non ce lo riconoscerà. E’ autoaffermarsi come insostituibili e necessari, guardandosi allo specchio della verità che ci vede bellissimi perchè con tante rughe, le cicatrici del tempo, e con tanti acciacchi, le botte prese dalla vita.      

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