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Violenza tra adolescenti: il CNDDU richiama scuola e istituzioni alla responsabilità educativa

2 minuti di lettura

Dopo l’aggressione a Mestre ai danni di un bambino di tre anni, il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani richiama le istituzioni a investire in educazione, supporto psicologico e inclusione sociale

MESTRE (VE) – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per l’episodio avvenuto a Mestre, in cui un bambino di tre anni e la sua famiglia sono stati vittime di un’aggressione da parte di un gruppo di adolescenti. Si tratta di un fatto che va oltre la cronaca, perché mette in luce fragilità profonde nella crescita dei giovani e nelle relazioni sociali.

Dal punto di vista giuridico, l’accaduto rappresenta una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che garantiscono a ogni minore il diritto a vivere in un contesto sicuro e protetto. Ma per comprendere la dimensione reale del fenomeno, è fondamentale considerare anche gli aspetti psicologici.

Colpire un bambino così piccolo e deriderne l’accaduto indica un’assenza di empatia e un bisogno di affermarsi attraverso la violenza, rafforzato dalla dinamica del gruppo, dove il senso di responsabilità individuale si annulla. È un segnale di fragilità emotiva e carenze educative, che rischiano di incidere sullo sviluppo dei ragazzi se non intercettate precocemente. Allo stesso tempo, la vittima e la sua famiglia subiscono un trauma concreto, fatto di paura e insicurezza, che può avere conseguenze durature sul loro equilibrio emotivo.

In questo contesto, la scuola gioca un ruolo centrale. Non è solo un luogo di apprendimento, ma uno spazio in cui i ragazzi possono sviluppare empatia, capacità di gestire i conflitti e rispetto per gli altri. L’educazione civica, i percorsi di educazione ai diritti umani e le attività di cittadinanza attiva devono diventare strumenti concreti per prevenire la violenza e offrire modelli positivi di comportamento.

Affinché queste azioni siano efficaci, la scuola deve lavorare insieme alle famiglie e al territorio, attivando sportelli psicologici, figure di mediazione e progetti di inclusione sociale e culturale. Attività artistiche, sportive e di gruppo rappresentano strumenti concreti per sottrarre i ragazzi alla logica del branco e guidarli verso relazioni più sane e rispettose.

Il CNDDU richiama l’attenzione delle istituzioni sull’urgenza di garantire risorse stabili, affinché le scuole possano diventare veri laboratori di legalità e luoghi in cui il disagio si trasformi in crescita, e il conflitto in opportunità di responsabilizzazione.

Esprimiamo solidarietà alla famiglia vittima dell’aggressione e ribadiamo che solo un impegno condiviso, che integri prevenzione educativa, supporto psicologico e tutela giuridica, può restituire ai giovani un futuro fondato sul rispetto reciproco e sulla dignità di ogni persona.

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