Alla cerimonia inaugurale di VicenzaOro, il presidente di ICE sottolinea le sfide globali e rilancia l’obiettivo di 700 miliardi di export, puntando su innovazione e nuovi mercati
VICENZA – Dopo tre anni di crescita sostenuta e un 2024 chiuso con un incremento di oltre il 40% per l’export dell’oreficeria – pari a 15,5 miliardi di euro – il settore sta vivendo nei primi cinque mesi del 2025 una fase di rallentamento, con un calo del 15,5%. A evidenziarlo è stato Matteo Zoppas, presidente dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione di VicenzaOro.
Secondo Zoppas, la frenata è dovuta soprattutto alla fine del traino straordinario fornito dalla Turchia, ma anche alle incertezze globali, alle tensioni protezionistiche – in primis i dazi USA – e alla svalutazione del dollaro. Nonostante ciò, le imprese italiane del comparto, che esportano oltre il 90% della produzione, continuano a dimostrare resilienza e capacità di visione, puntando su mercati emergenti e prodotti innovativi.
«Per il Made in Italy non crescere è un’eccezione – ha sottolineato Zoppas – I nostri imprenditori hanno dimostrato più volte, anche durante la pandemia, una tenacia straordinaria, valorizzando maestranze e creatività».
Nel 2024 l’export complessivo del Made in Italy ha raggiunto 623 miliardi di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2019. L’obiettivo, indicato dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, è ora superare i 700 miliardi. Un traguardo che, secondo Zoppas, è alla portata grazie alla determinazione degli imprenditori e al sostegno del Sistema Paese.
Con oltre 90 uffici esteri, ICE fornisce strumenti concreti per l’internazionalizzazione, collaborando con associazioni e fiere – come IEG per VicenzaOro – in stretto raccordo con il Ministero degli Affari Esteri. I risultati, ha ricordato Zoppas, sono confermati da uno studio ISTAT: le aziende che si avvalgono del supporto ICE crescono in media il 10% in più rispetto a quelle che non lo fanno.
«Da Vicenza – ha concluso – un plauso alla resilienza delle aziende dell’oreficeria, per i traguardi raggiunti e la capacità di affrontare le sfide future».
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