Il nuovo Rapporto UNCEM-Rubbettino racconta territori resilienti, laboratori di innovazione e nuove prospettive di vita lontano dalle città
ITALIA – In un Paese sempre più segnato dagli effetti della crisi climatica, dall’overtourism e dal sovraffollamento urbano, le montagne italiane si riprendono il proprio spazio nel dibattito pubblico e nelle scelte di vita di migliaia di cittadini. A testimoniarlo è il nuovo Rapporto Montagne Italia 2025, curato da UNCEM (Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani) e dalla Fondazione Montagne Italia, con il sostegno del Progetto ITALIAE della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e pubblicato da Rubbettino.
Con le sue oltre 700 pagine di dati, mappe, testimonianze e analisi, il volume disegna una fotografia aggiornata e sorprendente delle aree montane italiane: territori che da marginali diventano centrali, protagonisti di una nuova narrazione fondata su innovazione, sostenibilità e senso di comunità.
Negli ultimi anni, più di 100.000 persone hanno scelto di trasferirsi in montagna. Secondo un’indagine condotta da Nando Pagnoncelli per il Rapporto, il 56% degli italiani dichiara che vivrebbe volentieri ad alta quota. Non si tratta più solo di una fuga dalla città, ma di una scelta consapevole, alla ricerca di una migliore qualità della vita, di servizi di prossimità e di un ambiente più sano.
“Le montagne italiane sono oggi veri e propri laboratori di innovazione sociale, ambientale ed economica”, afferma Marco Bussone, presidente nazionale di UNCEM. “Qui nascono risposte condivise alle grandi sfide del nostro tempo: dalle Cooperative di Comunità alle Comunità energetiche rinnovabili, dalle Associazioni fondiarie alle Green Community. Esperienze che non riguardano solo le aree montane, ma che parlano a tutto il Paese”.
Il Rapporto Montagne Italia 2025 mette in evidenza come proprio le zone più colpite dalla crisi climatica siano quelle più attive nella costruzione di modelli alternativi: non soluzioni imposte dall’alto, ma percorsi partecipati dal basso, replicabili anche in altri contesti.
Tra le esperienze virtuose raccontate figurano progetti di produzione e autoconsumo di energia pulita, iniziative per riattivare terreni abbandonati, servizi comunitari che garantiscono la tenuta sociale dei piccoli comuni. Tutto questo mentre si avanza una riflessione sulla necessità di nuove forme di governance territoriale, in cui i Comuni possano collaborare superando la frammentazione amministrativa.
Le montagne italiane – che occupano oltre la metà della superficie nazionale – non sono più periferia, ma il cuore pulsante di un’Italia che vuole cambiare rotta. Il messaggio è chiaro: il futuro del Paese passa anche da qui, da questi territori resilienti che coniugano tradizione e innovazione, natura e coesione, localismo e progettazione condivisa.
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