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Massimo Agosti: “Curare un neonato significa curare una relazione”

2 minuti di lettura

Al Secondo Festival “Dell’Umano tutto intero” il neonatologo Agosti invita a guardare con occhi nuovi il legame tra madre e figlio fin dalla vita prenatale

ROMA – Nel corso del Secondo Festival “Dell’Umano Tutto Intero”, organizzato dal Network “Ditelo Sui Tetti”, gli interventi si sono susseguiti toccando i grandi temi dell’esistenza. All’interno del primo panel “NASCERE: Una grande storia ricca di stupore sempre nuovo”, anche il professor Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia, direttore della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Del Ponte di Varese e del Dipartimento Materno-Infantile dell’Università degli Studi dell’Insubria, ha acceso l’attenzione sul momento originario della vita, riportando al centro il valore del nascere e del legame che, fin da subito, unisce madre e figlio.

L’intervento del Prof. Agosti è stato un racconto che ha riportato l’attenzione sul momento più fragile e allo stesso tempo decisivo della vita: la nascita. “Anche il più piccolo dei bambini – ha detto – porta con sé un’esperienza. Anche se nasce a cinque mesi e mezzo, ma la gravidanza dura nove mesi di relazione con sua madre con la quale condivide tante esperienze emozionali”.

Agosti ha parlato di comunicazione sensoriale, di voci, odori e contatto. “Il feto sente. E dialoga con la madre in modo non verbale ma profondo. La voce materna è un richiamo che continuerà ad accompagnarlo anche dopo la nascita. Il neonato è un essere supersensoriale. Ci guarda, ci ascolta, ci riconosce”.

C’è stato poi un momento dedicato ai bambini più vulnerabili: i prematuri. Quelli che, per una ragione o per un’altra, si trovano a nascere troppo presto, e a trascorrere settimane in Terapia Intensiva Neonatale. “Salviamo sempre più bambini, ed è una notizia bellissima. Ma non basta. Dobbiamo farlo senza dimenticare che sono figli, prima ancora che pazienti. E noi siamo medici, ma anche cogenitori temporanei, al fianco delle famiglie”.

Il messaggio che attraversa ogni sua parola è chiaro: la cura non è solo tecnica, è relazione. E da qui nasce uno dei principi fondanti della neonatologia italiana: Zero Separation. Nessuna barriera tra madre e figlio. Nemmeno in Terapia Intensiva. “La madre deve poter entrare sempre, quando vuole. È parte della cura. Senza di lei, mancherebbe qualcosa di essenziale”.

È un invito a guardare la nascita non come un fatto clinico, ma come un atto umano. E a custodire, proprio lì dove la vita comincia, un modo nuovo di abitare le relazioni.

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