Venerdì nero per Piazza Affari, che ha chiuso con un tonfo del 6,5%, firmando la sua peggiore giornata da anni e collocandosi in fondo alla classifica delle borse europee già tutte pesantemente in rosso
MILANO. La tensione sui mercati è salita alle stelle dopo l’inasprimento della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, innescata dai nuovi dazi annunciati da Washington e dalle contromisure immediate di Pechino. Il clima è quello delle grandi crisi sistemiche, e gli investitori si stanno muovendo con la rapidità e l’irrazionalità tipiche dei momenti di panico.
FTSE MIB a picco: banche e industria in ginocchio
L’indice FTSE MIB è affondato trascinato soprattutto dal settore bancario, notoriamente sensibile a shock di mercato e incertezza economica. Le performance parlano da sole: BPER, MPS, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM – tutti nomi di peso – hanno registrato cali a doppia cifra. Il problema non è solo legato ai dazi: è la prospettiva di un rallentamento globale che fa tremare i fondamentali delle banche italiane, ancora esposte a un’economia interna fragile e ad alti livelli di debito.
Non è andata meglio all’industria: Leonardo ha perso il 12%, seguita da Iveco e Stellantis, penalizzate sia dalla possibile frenata dell’export che dall’aumento dei costi di produzione in uno scenario inflazionistico. La spirale di incertezza colpisce proprio quei settori che più dipendono dall’integrazione internazionale e dalla fluidità degli scambi.
L’Europa trema, Wall Street non regge
L’Italia è stata la peggiore, ma nessuno in Europa può dirsi salvo. Londra ha perso il 5%, Parigi e Francoforte oltre il 4%, Madrid quasi il 6%. Il quadro è omogeneo: i mercati stanno prezzando il rischio concreto di una recessione sincronizzata, con tutte le grandi economie in frenata simultanea, come non accadeva dai tempi del 2020.
Dagli Stati Uniti arrivano i segnali più preoccupanti. Giovedì era stata la peggiore seduta dal 2020 per Wall Street, ma il venerdì ha fatto persino peggio: il Dow Jones ha lasciato sul campo il 5,5%, lo S&P 500 quasi il 6%, mentre il Nasdaq è scivolato del 5,8%, rispecchiando il nervosismo degli investitori di fronte a un contesto sempre più cupo. I titoli tecnologici, spesso rifugio in tempi turbolenti, sono ora tra i più esposti, soprattutto se si considera il rischio di un rialzo dei tassi in controtendenza rispetto al rallentamento economico.
Una crisi di fiducia più che di numeri
Non è solo questione di dazi o di previsioni macroeconomiche. Il vero nemico dei mercati, oggi, è l’incertezza. Quando le logiche politiche diventano più influenti delle regole economiche, il mercato entra in modalità difensiva, e la fuga dagli asset rischiosi è una conseguenza naturale. Le reazioni delle borse – esasperate ma non immotivate – riflettono una crisi di fiducia più ampia, dove le politiche protezionistiche minano alla base decenni di interdipendenza commerciale.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
