C’è qualcosa di nuovo in Gaza, ed è più forte del rumore delle bombe: la voce della gente. “Hamas out!” gridano centinaia di persone a Beit Lahia, in un territorio devastato dalla guerra, dove la paura ha sempre soffocato il dissenso. Ma questa volta, la protesta è esplosa. E se perfino sotto le bombe di Israele qualcuno trova il coraggio di sfidare Hamas, significa che il vento potrebbe davvero cambiare
GAZA. Per anni, la narrazione dominante ha presentato Gaza come un monolite politico, un’unica voce piegata alla leadership del gruppo islamista. Ma chi conosce la realtà della Striscia sa bene che non è così. La popolazione civile è schiacciata da un doppio giogo: l’isolamento e le offensive israeliane da un lato, la repressione e la gestione autoritaria di Hamas dall’altro. Ora, tra le macerie, riemerge una domanda semplice e rivoluzionaria: “Vogliamo vivere”.
Non è la prima volta che i palestinesi di Gaza provano a ribellarsi a Hamas. Già nel 2019 il movimento “Bidna N’eesh” (“Vogliamo vivere”) aveva messo in luce il malcontento popolare per la crisi economica, ma era stato represso nel sangue. Anche oggi, secondo alcuni testimoni, membri delle forze di sicurezza di Hamas si sono infiltrati nella folla per disperdere il corteo. La differenza è che stavolta il contesto è più drammatico: dopo un anno e mezzo di guerra, la popolazione è stremata e, soprattutto, meno disposta a tacere.
Per Israele, queste manifestazioni sono una conferma della sua narrativa: Hamas non rappresenta tutti i palestinesi, e anzi, molti di loro vogliono liberarsi del gruppo. Ma la realtà è più complessa: protestare contro Hamas non significa necessariamente schierarsi con Israele. Significa, piuttosto, reclamare una terza via, un’alternativa che fino ad oggi è rimasta soffocata. Chi manifesta non chiede più guerre, ma un futuro diverso, libero dal pugno di ferro di Hamas.
Queste proteste si diffonderanno? Hamas riuscirà a soffocarle come in passato? Israele le userà come giustificazione per continuare la sua campagna militare? Troppe domande, poche certezze. Ma una cosa è sicura: per la prima volta da tempo, nella notte oscura di Gaza si intravede una scintilla di cambiamento.
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