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Zelenskyy in Arabia: tra Trump e Putin, il gioco si fa duro

1 minuti di lettura

Volodymyr Zelenskyy vola a Jeddah, mentre il destino dell’Ucraina si gioca su due scacchiere, entrambe sfavorevoli

ARABIA SAUDITA. Da un lato, la Russia approfitta della crisi nei rapporti tra Kyiv e Washington per intensificare gli attacchi; dall’altro, Donald Trump, con la sua strategia mercantilistica, mette il presidente ucraino davanti a un aut-aut: cedere il patrimonio minerario nazionale in cambio di una tregua che potrebbe rivelarsi un’illusione.

Mentre il Cremlino stringe il cappio attorno alle forze ucraine nel Kursk, il fronte diplomatico non è meno ostile. A Washington, la delegazione di Kyiv incontra il segretario di Stato Marco Rubio dopo lo scontro esplosivo tra Zelenskyy e Trump nello Studio Ovale.

Il messaggio della Casa Bianca è chiaro: la pace passa per le risorse ucraine. Un diktat che non si discosta molto dai metodi di Putin.

La retorica trumpiana è dura. Ha prima privato Kyiv di armi e intelligence, poi ha lasciato intendere che l’Ucraina potrebbe comunque soccombere, persino con il sostegno statunitense.

Un messaggio inequivocabile a Zelenskyy: o accetti le nostre condizioni, o sarai lasciato al tuo destino.

Putin, da parte sua, osserva e avanza. Gli attacchi su Sumy e Kursk si intensificano, mentre le forze russe tentano di chiudere il cerchio attorno alle truppe ucraine.

L’ultima trovata: un’avanzata silenziosa attraverso un gasdotto, a dimostrazione che Mosca non risparmia creatività quando si tratta di guerra asimmetrica.

Zelenskyy, consapevole della posta in gioco, cerca di salvare il salvabile. La sua proposta di tregua, con la sospensione delle ostilità nel Mar Nero e lo stop agli attacchi missilistici, sembra un’ultima carta per testare la (scarsa) volontà di Mosca di negoziare.

Ma Putin non ha alcun interesse a fermarsi, e Trump non sembra avere alcuna intenzione di offrire garanzie reali.

L’ombra di un’Ucraina sacrificabile si allunga. Se la Casa Bianca continua a vedere Kyiv solo come un asset geopolitico da sfruttare, e non come un alleato da proteggere, Zelenskyy rischia di ritrovarsi nella peggiore delle posizioni: troppo debole per resistere alla Russia, troppo scomodo per ottenere un reale supporto dall’America trumpiana.

Se il leader ucraino non riesce a uscire dall’angolo, potrebbe finire per essere ricordato non come l’eroe della resistenza, ma come il presidente che ha dovuto barattare il futuro della sua nazione in cambio di una promessa di pace mai mantenuta.

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