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Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza: intervista a Mirella Mastretti, Scienziata Esperta di AI

4 minuti di lettura

In occasione della Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza, celebriamo le voci femminili che contribuiscono in modo significativo al progresso scientifico. Oggi intervistiamo Mirella Mastretti, scienziata esperta di Intelligenza Artificiale, che ha ricoperto ruoli interdisciplinari tra ricerca, management aziendale, docenza e incarichi istituzionali, con un impegno costante verso la parità di genere e la consapevolezza dei bias tecnologici

ITALIA. Mirella Mastretti è una scienziata esperta di AI e Computer Science, attiva dal 1988 in studi sull’Intelligenza Artificiale e sullo sviluppo di linguaggi di programmazione innovativi. Ha ricoperto ruoli di ricerca, management e docenza, con un forte impegno verso la parità di genere. Fondatrice dell’associazione Talent4Rise, promuove il talento femminile nelle STEM e la presenza delle donne nei consigli di amministrazione. Ha ideato la piattaforma (DIRAI) Diagnostica per Immagini da Remoto basata su Intelligenza Artificiale e contribuito a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali

Dott. ssa Mastretti, qual è stato il percorso che l’ha portata a intraprendere una carriera scientifica?

Non è stato un colpo di fulmine o una folgorazione. D’altra parte è difficile scegliere quando non puoi approfondire ciò che il pregiudizio insinua che non è per te!
Quando frequentavo le scuole medie inferiori, in un istituto privato femminile di Milano, gli indirizzi consigliati dai docenti erano quelli del liceo classico per le studentesse più promettenti, in alternativa la proposta era “ragioneria” o “segretaria d’azienda”. Per me la proposta orientativa fu quella del liceo classico. In effetti amavo moltissimo le materie umanistiche mentre in “aritmetica” pur essendo brava mi annoiavo moltissimo.

Per molto tempo ho immaginato di intraprendere un percorso umanistico e mi proiettavo già docente di italiano e latino .
In effetti mentre alle medie studiavamo il latino, di fisica si parlava pochissimo all’interno del programma di scienze e il senso comune di quel tempo associava quel tipo di discipline agli uomini come se ne fossero geneticamente predisposti.

La mia riflessione, di ribelle in erba, fu quella di chiedermi perché mi sarei dovuta precludere l’opportunità di approfondire materie come fisica e matematica. A quell’epoca non ritenevo che fosse una mia particolare inclinazione ma non ne sapevo abbastanza,
così mi sono iscritta al liceo scientifico che mi permetteva comunque di studiare le materie umanistiche e il latino ma, con lo studio di funzioni, mi ha aperto l’interesse verso la matematica e la fisica. Alla fine del liceo andai a seguire un pre-corso alla facoltà di fisica e li incontrai un fisico italiano che partendo dalla cibernetica avrebbe poi impostato il corso di laurea in scienze dell’informazione e poi informatica; il prof Gianni degli Antoni che mi ha letteralmente folgorato: Il ricercatore, lo scienziato si deve fare delle domande per sperimentare ed esplorare, per soddisfare un impulso interiore e creativo di espansione della conoscenza.

Ed è così che mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche per specializzarmi in Computer Science nel 1989 con un forte interesse verso l’AI grazie agli insegnamenti del prof Gianni degli Antoni e del Prof Stefano Cerri che forse inconsapevolmente sono stati i docenti che più mi hanno fatto appassionare alla scienza così ben descritta da Alan Turing.

Ha incontrato ostacoli o pregiudizi legati al genere durante la sua formazione o carriera?

Eravamo poche a studiare materie scientifiche in concorrenza con molti uomini Ma eravamo spesso più disciplinate e più brave di loro in università.
In realtà poco prima di laurearmi, per la tesi di laurea, avevo la necessità di un laboratorio super equipaggiato con strumenti sofisticati (prolog e lisp machine) e grossa capacità di calcolo.

In università all’epoca non c’erano laboratori così ben equipaggiati. Quindi scelsi un’azienda all’epoca all’avanguardia e dotata di un dipartimento di Ricerca Centrale dove i ricercatori, in stretta collaborazione con il politecnico di Milano e altre prestigiose università estere, sviluppava progetti estremamente innovativi .

In quel momento l’azienda era guidata da Marisa Bellisario che non solo aveva trasformato Italtel in un’eccellenza tecnologica e industriale ma fin da allora spingeva le donne a studiare materie STEM. Prima del suo arrivo, le donne laureate erano solo il 5% , percentuale che grazie al suo contributo raggiunse quasi il 30%.

Quali consigli darebbe alle giovani ragazze interessate a intraprendere studi STEM?

Suggerisco a tutte le ragazze di approfondirle le materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e poi decidere anche di non sceglierle, ma di approfondire.

Ciò che superficialmente può sembrare arido e inadatto con l’adeguata conoscenza può sorprendere ed entusiasmare. Ciò che il pregiudizio può ritenere inadatto a noi può essere completamente ribaltato.
Studiare e conoscere anche ciò che ci sembra più difficile o più ostico può riservarci notevoli scoperte

Può raccontarci di un progetto di cui è particolarmente orgogliosa?

Sono orgogliosa di aver contribuito alla definizione della standardizzazione del linguaggio VHDL (Very High speed integrate circuits Description Language) e di aver definito una nuova tassonomia per le connected care. Ma sono anche orgogliosa di aver fondato un’associazione a supporto delle donne STEM, socia fondatrice di Fondazione Triulza.

Sono infine grata per aver avuto l’opportunità di lavorare con approccio multidisciplinare e sempre con ruoli diversi in contesti di collaborazione pubblico/privato/terzo settore.

Il futuro è tecnologico: come affrontare la battaglia culturale contro gli stereotipi di genere?

Per entrare in settori strategici le donne dovranno acquisire sempre più conoscenze e competenze nell’ambito STEM. Questo è ancora più importante se consideriamo i bias inclusi (pregiudizio che porta a giudizi distorti o non oggettivi) negli attuali sistemi di AI debole che apprendono dai big data raccolti negli anni. Il pregiudizio del passato, se il dataset non è ben bilanciato, può diventare “virale” e crescere esponenzialmente. Le ragazze non possono perdere l’opportunità di presidiare questi settori.
E’ molto importante portare modelli di donne che “sono riuscite” a combattere contro gli stereotipi di genere e creare dei momenti di condivisione e confronto tra generazioni.

Ci sono moltissime iniziative volte a realizzare questo obiettivo.
Sono felice di citare la mostra itinerante “una vita da Scienziata” che mi ha coinvolto e di cui sono grata.

L’esposizione fotografica “Una vita da scienziata” presenta circa 30 volti e competenze di alcune delle più grandi scienziate italiane, protagoniste del progetto “100 donne contro gli stereotipi”, nato per valorizzare l’expertise femminile in settori percepiti ancora come dominio maschile.

Il percorso di ritratti, realizzato dal celebre fotografo Gerald Bruneau, è stato ideato e curato da Fondazione Bracco per contribuire al superamento di pregiudizi nella pratica scientifica, che l’immaginario collettivo delinea ancora, a torto, come prettamente maschile.

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