Oggi, 6 febbraio, il mondo celebra la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (MGF). Celebrare: un verbo che stride con la realtà di una piaga che affligge oltre 230 milioni di donne e ragazze in almeno 90 Paesi del mondo. Un fenomeno tanto vasto quanto sommerso, un rito di sopraffazione che non si piega a confini geografici né a progressi culturali
I numeri diffusi dall’UNICEF sono spaventosi: quattro milioni di bambine rischiano di subire questa pratica ogni anno prima dei 15 anni. L’Europa, spesso percepita come lontana da simili atrocità, conta invece 600.000 donne portatrici di MGF e 190.000 a rischio in 17 Paesi. In Italia, secondo l’Università di Milano-Bicocca, almeno 87.600 donne hanno subito mutilazioni, di cui 7.600 minorenni. Eppure, nonostante l’evidenza, il fenomeno rimane sommerso, nascosto tra la vergogna e il silenzio.
La mutilazione genitale femminile non è cultura, non è tradizione, non è religione: è violenza. Una violenza che priva milioni di donne del diritto alla propria integrità fisica e psicologica. Una violenza che non ha nulla a che vedere con la medicina, con la morale, con la fede, ma solo con il controllo del corpo femminile, con il potere di decidere sul destino di chi non può difendersi.
Ci si riempie la bocca di condanne e indignazione, si organizzano campagne e convegni, si pubblicano statistiche e rapporti, ma intanto i finanziamenti per combattere le MGF scarseggiano, le azioni concrete latitano e i dati restano inaffidabili o obsoleti. ActionAid denuncia la mancanza di trasparenza sui fondi destinati a questa lotta, mentre molte ONG sul campo continuano a operare in condizioni proibitive.
La battaglia contro le MGF non si vince con le sole parole. Servono leggi più efficaci e applicate senza esitazioni. Servono programmi educativi nelle comunità coinvolte, serve protezione per le bambine a rischio, serve supporto per le sopravvissute. Ma soprattutto, serve il coraggio di infrangere il tabù, di chiamare questa pratica con il suo vero nome: tortura.
La mutilazione genitale femminile è un crimine contro l’umanità, e come tale va trattato. Oggi, 6 febbraio, non è solo il giorno della consapevolezza: è il giorno in cui dobbiamo pretendere che la giustizia e la dignità abbiano finalmente la meglio sulla barbarie.
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