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Hamas libera quattro soldate israeliane dopo 477 giorni di prigionia

2 minuti di lettura

Ieri mattina, quattro soldate israeliane sono state rilasciate da Hamas dopo 477 giorni di prigionia nella Striscia di Gaza.

ISRAELE. Lo scambio, avvenuto nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco in vigore da domenica scorsa, ha visto Israele liberare 200 detenuti palestinesi. Tra questi, vi sono minori, anziani e anche alcuni condannati all’ergastolo, che non potranno rientrare in Cisgiordania ma saranno espulsi in paesi come Tunisia, Algeria e Turchia.

Le giovani soldate Karina Ariev, Daniella Gilboa, Naama Levy e Liri Albag erano di guardia in una base militare a Nahal Oz quando furono catturate da Hamas il 7 ottobre 2023. Il loro rilascio è stato gestito dalla Croce Rossa Internazionale, che le ha prelevate in Piazza Palestina, nella città di Gaza, per poi affidarle all’esercito israeliano.

Un cessate il fuoco fragile e complesso

La decisione di includere quattro soldate tra gli ostaggi liberati ha generato tensioni, poiché l’accordo iniziale prevedeva che le militari venissero rilasciate solo dopo la liberazione di tutte le civili israeliane. Netanyahu e il suo governo hanno accettato comunque la proposta di Hamas.

La questione è resa ancor più intricata dal ruolo del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, che si presume detenga ancora alcune delle ultime donne civili israeliane. Arbel Yehud, una delle prigioniere ritenute ancora in vita, sarebbe nelle mani di questo gruppo, e secondo fonti anonime sarà rilasciata nel prossimo scambio, previsto per sabato prossimo.

Reazioni e implicazioni politiche

La liberazione delle quattro soldate è stata accolta con gioia in Israele, ma anche con critiche da parte di alcuni settori politici. Da un lato, il governo Netanyahu si trova sotto pressione per garantire il rilascio degli ostaggi rimasti; dall’altro, deve gestire la crescente indignazione dell’opinione pubblica per la liberazione di prigionieri palestinesi condannati per gravi crimini.

Il Governo israeliano ha inoltre deciso di mantenere limitata la mobilità nella Striscia di Gaza fino a quando Arbel Yehud non sarà rilasciata, bloccando l’accesso al nord della Striscia oltre il cosiddetto “corridoio di Netzarim”.

Una tregua duratura o una pausa temporanea?

L’attuale cessate il fuoco è stato ottenuto grazie alla mediazione di Qatar, Egitto e Stati Uniti, ma resta altamente instabile. Se da un lato questi scambi di prigionieri rappresentano un segnale di distensione, dall’altro non risolvono il nodo centrale del conflitto: la profonda sfiducia reciproca tra Israele e Hamas e la mancanza di un vero piano politico per la pace.

Per ora, il focus resta sulla prossima fase dello scambio di prigionieri e sulla speranza che altri ostaggi possano tornare alle loro famiglie.

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