Università Ca’ Foscari studia i relitti di età romana affondati nei fondali del Mar Tirreno
VENEZIA – A fine luglio, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia ha portato a termine una nuova breve campagna di indagini su relitti di età romana affondati negli alti fondali del Mar Tirreno, potendo documentare e studiare ben tre relitti profondi di età antica, individuati in precedenza da Azionemare.
Il progetto è condotto dal prof. Carlo Beltrame e dalla dott.ssa Elisa Costa, in collaborazione con Fondazione Azionemare, Ing. Guido Gay, e sotto la sorveglianza della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, dott.ssa Lorella Alderighi.


Relitti a oltre 600 metri di profondità
I ROV abissali Multi Pluto e Pluto Palla (una sorta di veicoli filoguidati dotati di telecamera e braccio per recuperi), movimentati dal catamarano Daedalus, hanno permesso di esplorare un carico di tegole e coppi e anfore posto a oltre 600 metri di profondità, nelle acque tra l’Elba e Pianosa, recuperando dei campioni di materiale trasportato. In particolare sono stati portati alla luce dalle profondità una tegola, un coppo, un’anfora Dressel 1 e una brocca monoansata. Questo materiale – che risulta ben conservato – permette una prima datazione del naufragio tra 2° e 1° secolo a.C. Gli accertamenti saranno presto condotti dalla prof.ssa Gloria Olcese, dell’Università Statale di Milano, e dalla dottoranda Caterina Tomizza.
Ma ci sono altri relitti nelle acque profonde tra l’isola della Gorgona e Capo Corso, come carico di centinaia di anfore greco-italiche datate al 4° e 3° secolo a.C. che giace a oltre 400 metri di profondità e dal quale è stata recuperata un’anfora.
Rispetto ai primi video realizzati da Azionemare nel 2010, al momento della scoperta, il sito giace ora purtroppo in condizioni peggiori, con un alto numero di anfore frammentate.

Rilievi digitali per lo studio dei relitti romani
Sui relitti, oggetto di deposito temporaneo per studio, è stato realizzato un rilievo digitale attraverso la tecnica fotogrammetrica che permette di ottenere un modello tridimensionale scalato e misurabile del carico molto realistico e utile allo studio, in laboratorio, del volume e della portata di queste imbarcazioni.
La collaborazione tra istituzioni impegnate nel campo di beni culturali sommersi e una Fondazione specializzata nel settore della ricerca in acque profonde sta dimostrando come, unendo le forze, sia possibile, da un lato, fare ricerca per conoscere meglio vari aspetti della circolazione dei beni e della navigazione attraverso il Tirreno in età romana, dall’altro, fare tutela monitorando un patrimonio archeologico raggiungibile solo attraverso tecnologie avanzate.
Foto di Guido Guy
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