Durante un comizio in Pennsylvania a Butler, Donald Trump è stato ferito all’orecchio destro. Nella sparatoria è morta una persona, mentre altre due sono rimaste ferite. Ucciso l’attentatore
Si tratta di un uomo di 20 anni di Bethel Park, in Pennsylvania, e si parla in maniera esplicita di un tentativo di omicidio, l’attentatore in mimetica avrebbe esploso diversi colpi di fucile semiautomatico da un tetto, situato a circa 150 metri dal palco. La polizia lo ha immediatamente neutralizzato e ucciso.
Il movente resta da chiarire, ovviamente ci troviamo a poche ore dalla sparatoria ma le reazioni dal mondo politico sono state immediate. Shock, condanna e costernazione sono i sentimenti più diffusi, ma già si critica, sollevando interrogativi sull’eventuale inadeguatezza delle misure di protezione in seno al comizio, dove Donald Trump parlava da un palco, a tal proposito sulle misure di sicurezza potrebbero essere attese possibili indagini congressuali proprio alla Camera che parrebbe averle preannunciate.
Fuor di metafora, l’attentato a Trump arriva in un paese già provato, tra i democratici alle prese con l’incognita Biden ed una sempre più crescente ed estrema polarizzazione, fenomeno da studiare attentamente, molto noto, con la tendenza sempre più smisurata a trascinare in due lembi estremi le forze politiche, con identità molto più forti e il pericolo di scontri frontali sempre più accesi.
Pur lontani da ogni mera strumentalizzazione l’immagine di Donal Trump, sanguinante e soccorso farà da spartiacque nella corsa alla Casa Bianca, quel pugno alzato prima di essere portato via dalle guardie del corpo andrà messo in conto e potrebbe, sull’onda della pura emotività far ulteriormente indebolire un Biden fragile e in difficoltà, ma ci muoviamo in un terreno insidioso, dove da sempre tutto cambia.
Come dal palco della Pennsylvania.
Photo Credits: Adnkronos
Zero Biscuit di Mauro Lama
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