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Assessore Donazzan: “Studenti influencer della prevenzione e della sana alimentazione grazie a questa iniziativa di LILT che parla il linguaggio dei giovani”

 

L’assessore regionale alla Scuola, Elena Donazzan, ha partecipato oggi alla conferenza stampa online per la presentazione del progetto “La Salute nel Piatto”, iniziativa che – col patrocinio della Regione del Veneto e dell’Istituto Oncologico Veneto – prevede il coinvolgimento degli studenti e delle studentesse degli istituti alberghieri di tutto il territorio regionale, che saranno chiamati a realizzare delle ricette secondo le indicazioni dei nutrizionisti della LILT. Obiettivo del progetto è promuovere la salute attraverso una sana alimentazione, con gli studenti chiamati a svolgere un ruolo attivo di ‘influencer’ nel diffondere questo messaggio a tutta la cittadinanza attraverso i social media più diffusi.

 

Insieme all’Assessore, alla presentazione del progetto – che è promosso dal Coordinamento LILT del Veneto nell’ambito delle iniziative per la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica – sono intervenuti il Coordinatore LILT Veneto e Presidente LILT Padova, Dino Tabacci, il Consigliere e membro della Giunta dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, Orio Mocellin, l’astrochef ed esperto in sana alimentazione, nonché testimonial del progetto, Stefano Polato.

 

“Ringrazio il Coordinamento LILT del Veneto per aver ideato e dato vita ad una iniziativa che, in questo difficile periodo di vita sospesa causato dalla pandemia, porterà gli studenti degli istituti aderenti a diventare dei veri e propri ‘influencer’ a sostegno della prevenzione e della sensibilizzazione verso una sana alimentazione – ha affermato l’assessore Regionale Donazzan. – Trovo particolarmente apprezzabile ed efficace che si sia scelto di puntare sul linguaggio e sulle piattaforme social preferite dai più giovani: la consapevolezza deve partire infatti dalla scuola, perché i nostri ragazzi saranno presto chiamati ad essere i professionisti della ristorazione, un mondo che spazia dal bar sotto casa al ristorante stellato, magari puntando a quella vetta rappresentata dal testimonial di questa iniziativa, l’astrochef Stefano Polato”.

 

Sono 13 gli Istituti alberghieri veneti che hanno aderito, per un totale di circa 375 studenti che potranno scegliere al massimo due ingredienti tra quelli indicati dall’equipe di nutrizionisti e creare una ricetta sul tema della corretta alimentazione, specificandone le proprietà nutrizionali e le accortezze da adottare in cottura per ridurre al minimo le alterazioni di tali proprietà e la formazione di possibili composti dannosi. Ingrediente principe di questo progetto sarà il principe della dieta mediterranea, l’olio Extra Vergine di Oliva.

 

“Come ben ricordato dal capacissimo animatore delle Città dell’Olio Orio Mocellin – ha concluso l’Assessore Donazzan – la scelta di inserire l’olio EVO tra gli ingredienti de ‘permetterà a questo progetto di promuovere anche la valorizzazione di un prodotto che è sinonimo del miglior Made in Italy agroalimentare nel mondo: un prodotto che dobbiamo tutelare, perché la scelta consapevole dei prodotti italiani sarà alla base della nostra rinascita. Chi si occupa dell’alimentazione altrui si occupa anche di molte altre ricadute, dalla salute alla promozione della propria Terra: un plauso dunque agli istituti alberghieri aderenti, ma questa esperienza merita di essere diffusa anche agli altri, dagli istituti statali a quelli professionali, fino alla formazione terziaria dell’ITS-Academy del Turismo Veneto che è fiore all’occhiello della nostra Regione”.

È di questo pomeriggio la notizia dello scontro che ha coinvolto due autovetture all’inizio di viale della Repubblica. Nessuna lesione grave per i due conducenti, che sono usciti autonomamente dalle loro macchine, messe subito in sicurezza. Tempestivo è stato, infine, l’arrivo dei Vigili del Fuoco di Treviso, che, in quel momento si trovavano in caserma centrale, a 500 metri in linea d’aria da dove avveniva il sinistro.

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Oggi la presentazione del progetto “La Casa di Margherita”, presso CentroMarca Banca di Treviso che ha sostenuto il crowdfunding

 

Un sogno che è diventato realtà. Da oggi i bambini ammalati di tumore, del reparto di Emato-Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, avranno una casa tutta loro dove trascorrere le vacanze al mare con le proprie famiglie seguiti dai loro “angeli in camice bianco”.

 

Il progetto “La Casa di Margherita” promosso dall’Associazione “Margherita…c’è ancora vita” di Marco Mion, assieme a CentroMarca Banca Credito Cooperativo di Treviso e Venezia, si concretizza con l’ultima importante donazione da parte dell’AIL, l’Associazione Italiana Leucemie di Treviso.

 

In pochi mesi sono stati raggiunti i 280.000,00 euro necessari per acquistare l’abitazione a Duna Verde (VE).

In quel luogo, a pochi passi dal mare, ed immerso nella natura, negli ultimi due anni 17 famiglie hanno trascorso “Una Vacanza di Vita”: una settimana di riposo, con i loro bambini, completamente spesata dall’associazione.

 

Quello che ci hanno regalato – racconta Silena Stefani, la mamma di un giovane paziente del reparto di Oncologia pediatrica e ora direttrice dei lavori di restauro della Casa di Margherita – non è stata solo una vacanza, ma una boccata d’ossigeno, ad una famiglia che vive il dolore di un malato oncologico in età pediatrica, avvolta da abbracci e coccole.  In quella settimana abbiamo assaporato la bellezza dei bei momenti dimenticati dal dolore dopo mesi di isolamento e di ricoveri ospedalieri, giornate di dolore, in cui vedi il passare dei giorni attraverso un vetro di una finestra d’ospedale”.

 

L’Associazione “Margherita…c’è ancora vita” ha voluto andare oltre: acquistare quell’abitazione per farla diventare definitivamente “La Casa di Margherita” e di tutti i ragazzi che stanno affrontando il difficile periodo della malattia.

La determinazione di Marco e Anna, genitori di Margherita Mion mancata nel 2017 all’età di 18 anni per una rara forma di tumore, ha contagiato in breve tempo molti amici e conoscenti dell’associazione.

 

In primis l’Ulss 2 e CentroMarca Banca – ha raccontato Marco Mion durante la conferenza stampa che si è tenuta oggi (4 marzo 2021) presso il Centro Direzionale di CentroMarca Banca a Treviso – Ho contattato Carla Giugno, la nostra maestra di scuola in Ospedale che ne ha parlato con il dottor Paolo Grotto, Responsabile di Emato-Oncologia Pediatrica a Treviso e la dottoressa Cristina Pizzato. L’Aulss 2, che ci ha dato il patrocinio, e CentroMarca Banca, hanno creduto subito che il nostro sogno si sarebbe potuto avverare. In particolare, il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini. Era una domenica quando l’ho chiamato e, senza esitare, ha dato immediatamente la loro disponibilità” ha ricordato il Presidente dell’associazione “Margherita…c’è ancora vita”.

 

 

Per questo CMB, dopo un primo importante contributo, ha messo a disposizione la piattaforma di Crowdfunding Sociale CMB4People dando quindi la possibilità, a tutte le persone, di donare in modo semplice e sicuro, anche pochi euro per raggiungere insieme l’importante obiettivo della raccolta fondi.

 

Per noi è stato un onore ed un grande privilegio concorrere a questo progetto dall’alto valore morale e sociale – ha commentato il Presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese durante la conferenza– La raccolta fondi per “La casa di Margherita” si identifica con la nostra vocazione di Istituto che ha a cuore i valori della solidarietà, della centralità della persona, della cooperazione e valorizzazione del tessuto sociale di un territorio che ha concorso in sinergia. Ognuno con il proprio ruolo, ma tutti ugualmente impegnati, abbiamo dimostrato di saper operare per il bene comune e soprattutto a favore delle persone più deboli e indifese”.

 

A patrocinare l’iniziativa, fin dal suo nascere, l’Aulss 2 di Treviso.

 

Ringrazio il presidente dell’Associazione “Margherita…c’è ancora vita” Marco Mion e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa iniziativa. Per noi questo progetto rappresenta un notevole passo in avanti per quanto riguarda la qualità della vita ed il benessere psicofisico, dei bambini affetti da tumore, e delle loro famiglie. L’Aulss 2 garantirà, nel corso della vacanza, gli interventi di assistenza medica e infermieristica necessari” ha tenuto a sottolineare il Direttore Generale dell’Aulss 2 Francesco Benazzi durante la presentazione del progetto

 

Dal 2019 “Margherita… c’è ancora Vita” ha offerto ogni estate alle nostre famiglie di bambini in cura per tumore, una vacanza al mare: è stata per loro un pausa di serenità che ha interrotto gli sconvolgimenti dettati dalle cure: prelievi, cateteri, medicine… insomma una settimana di vita normale che rappresenta il sogno di queste famiglie“ ha ribadito il dottor Paolo Grotto Responsabile  dell’Unità Operativa Semplice di Emato-Oncologia Pediatrica del Ca’ Foncello.

 

Raggiungere un obiettivo è importante ma io ritengo sia fondamentale la modalità in cui si arriva alla realizzazione di un progetto… “La Casa di Margherita” è divenuta solida realtà grazie a Marco, Ernesto e Antonio (senza dimenticare tutti quelli che hanno partecipato alla raccolta fondi) che, nello spirito del buon padre di famiglia che si preoccupa del benessere del proprio figlio, hanno unito, con entusiasmo e in armonia, le loro forze per permettere la creazione di questo sogno – ha aggiunto Carla Giugno docente Scuola in Ospedale dell’UOS Emato-Oncologia Pediatrica di Treviso.

 

È stato infatti un susseguirsi di tante altre dimostrazioni di solidarietà e sensibilità.

 

Gli Amici del Trodetto” di Vallio, pur di sostenerci, si sono messi a coltivare meloni – ha tenuto a ricordare Marco Mion– Ci ha aiutato “Phoenix” di Nervesa della Battaglia con Sasha Torrisi, e poi tanti altri amici, come “Camminare per la Vita”, che hanno contribuito a tenere viva quella luce di speranza per continuare ad onorare la memoria e il pensiero di nostra figlia: “Se fossi il sole darei la luce ai bambini che hanno paura del buio“.

 

“La Casa di Margherita è un progetto di ampio respiro e di lunga durata, dedicato al supporto dei bambini e delle loro famiglie nel delicato cammino verso la guarigione. Per questo motivo ci ha colpito, ed ha trovato in “Camminare per la Vita” un convinto e concreto appoggio. Siamo molto felici di aver potuto contribuire, grazie ai partecipanti e sostenitori della quarta edizione della camminata, all’acquisto del primo mattone, per noi simbolo di una costruzione realizzata grazie a generosità ed altruismo di molti”. Hanno commentato Paolo Ruggiu e Deborah Compagnoni di “Camminare per la vita”.

 

Nelle ultime settimane il progetto ha avuto un balzo in avanti grazie alla sezione di Treviso dell’AIL che, con il suo Presidente Ernesto Bosa, si è offerta di coprire la parte mancante per acquistare la casa di Duna Verde.

 

Il primo obiettivo della Sezione AIL di Treviso è quello di essere vicini moralmente e materialmente ai pazienti onco-ematologici e alle loro famiglie. Con i fondi che AIL raccoglie vengono finanziati progetti di ricerca, assistenziali e borse di studio. Gestisce inoltre una Casa AIL che ospita i pazienti in cura, non ricoverati, da fuori provincia. C’è sempre stato il desiderio di offrire ai pazienti un luogo dedicato loro per poter trascorrere del tempo al di fuori dell’ambiente ospedaliero in cui trovare tranquillità e serenità. Da qui nasce la collaborazione con l’Associazione “Margherita…c’è ancora vita” che, grazie ad un importante contributo iniziale, ha permesso l’acquisto di questo immobile.” ha ribadito durante la presentazione Ernesto Bosa Presidente AIL sezione di Treviso

 

Antonio Tiveron, titolare di “Mand Group” che ha rilevato il marchio Minacciolo a San Biagio di Callalta, con la sua famiglia ha inoltre offerto tutti gli arredi progettando gli spazi insieme ai medici e a Silena Stefani che ha messo a disposizione le sue abilità di architetto per garantire la progettazione di un ambiente confortevole e adatto a tutte le esigenze dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

 

Casa di Margherita” è una casa a Duna Verde che verrà adibita stabilmente a residenza di cura per brevi periodi in favore di giovani malati di tumore e le rispettive famiglie. “Volevo dimostrare all’amico Marco Mion la mia amicizia non solo con le parole ma anche con i fatti. Quando Marco mi ha chiesto se intendevo contribuire, avevo già dato il mio ok prima che finisse la domanda. Queste sono iniziative in cui, soprattutto se all’interno del proprio territorio, ogni persona dovrebbe essere parte del progetto e sentire la voglia di contribuire”. Ha commentato Antonio Tiveron titolare della “Mand Group”

 

Nella casa di Duna Verde, con un ampio giardino, piscina condominiale e a pochi passi dal mare, i piccoli ospiti potranno fare passeggiate a contatto con la natura, svolgere attività didattiche e ricreative in assoluta serenità perché a stretto contatto con i medici dell’Ospedale trevigiano. Il progetto “Una vacanza di vita”, è quindi un’iniziativa unica nel suo genere per benefici terapeutici alle famiglie di pazienti oncologici pediatrici.

Le “Vacanze di Vita”, nella ristrutturata casa che sarà intitolata “Margherita Mion 04 ottobre 1998 – 14 luglio 2017”, inizieranno per le famiglie già da giugno 2021.

Sarà il team di Emato-Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Cà Foncello ad identificare quelle idonee mentre l’Associazione “Margherita… C’è ancora vita”, insieme all’AIL, sarà a disposizione nelle modalità concordate con il reparto per supportare e sostenere le famiglie.

Gli elettrodomestici che abbiamo in casa sono sempre più sofisticati, soprattutto se pensiamo ai modelli smart e automatizzati. Sono sicuramente più efficienti e aiutano a ridurre i consumi, ma necessitano di un’assistenza affidabile e sicura, che renda il cliente soddisfatto dell’acquisto.

 

Il 48% degli italiani infatti, abbandona uno specifico marchio proprio a seguito di un’esperienza negativa con l’assistenza e questo la dice lunga su quanto sia importante curare il rapporto con la clientela, utilizzando gli strumenti giusti. Per cercare una soluzione per la riparazione di elettrodomestici a Treviso o in altre città, vi consigliamo di fare alcune verifiche in base ai servizi che offrono.

 

Flessibilità oraria

Gli orari di lavoro sono vincolanti e quindi molte famiglie si ritrovano a richiedere assistenza la sera o durante i weekend, il momento in cui si è in casa. Trovare un servizio di assistenza che sia disponibile 7 giorni su 7 è un grande vantaggio, perché così annulliamo il pensiero di dover ricorrere al tecnico pagando sovrapprezzi o, nella peggiore delle ipotesi, di dover prendere permessi dal lavoro per poter riparare la lavatrice.

 

Tempestività

Ci sono diverse aziende che garantiscono un’assistenza veloce con il tecnico che in poco tempo riesce ad arrivare a casa. La ragione sta nella fitta rete territoriale, con l’affidamento dell’assistenza a tecnici specializzati e autorizzati dai brand in ambito locale. Quando si acquista un elettrodomestico, è importante verificare la presenza di centri di assistenza in zona, al fine di non rischiare di ritrovarsi per diverso tempo con lo strumento inutilizzabile.

 

Contatto multicanale

Nell’era di internet, un’assistenza sicura e affidabile, è contattabile da più canali e in maniera diretta. Sono ad esempio molto utili le chat istantanee sui siti e le chat dei social. In molti casi servono anche a risolvere problemi semplici, che non necessitano dell’intervento diretto del professionista ma di una guida competente nell’individuazione del problema e nella proposta della sua soluzione.

 

Tecnici preparati

Un aspetto importante dell’assistenza, soprattutto quella da remoto, è la preparazione e la professionalità di chi ti ascolta. È fondamentale infatti che conosca bene l’apparecchio su cui intervenire e che riesca a guidare il cliente nella spiegazione del problema facendo le domande giuste. Un atteggiamento disteso e sicuro, è rilassante per il cliente che è preoccupato per l’eventuale danno, e nello stesso tempo aiuta il tecnico a capire la gravità della situazione e indicare se è necessario l’intervento e quali sono le eventuali cause del problema.

 

Contenuti fai da te

Siamo abituati a fare ricerche online e spesso, prima di chiamare un tecnico specializzato, ci rivolgiamo alla rete per informarci. Predisporre un blog o un canale dedicato alle Faq che riesca a rispondere con velocità ed esaustività alle domande che il cliente si pone è un’ottima strategia per conquistare la sua fiducia.

 

A marzo ad esempio cambieranno le etichette degli elettrodomestici e molte aziende di servizi di assistenza si stanno muovendo per informare le persone sui cambiamenti e sulla nuova valutazione dell’elettrodomestico. Un cliente informato e aggiornato, sarà così un cliente fidelizzato, che promuoverà le capacità di interazione del brand e il suo essere sempre sul pezzo.

A un anno dai primi casi di Covid-19 in Veneto, nel Padovano, il Tenente Colonnello Marco Turrini – oggi Comandante del nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Treviso – ci racconta in una intervista la sua esperienza in prima linea al fianco di medici e infermieri, ma soprattutto dei Cittadini

 

Giusto un anno fa ieri, a Vò Euganeo, iniziava una vera e propria battaglia contro un virus allora sconosciuto che avrebbe cambiato le nostre vite e quella “normalità” che oggi tanto ci manca e che tutti ci auguriamo di riavere al più presto.

In un certo senso, possiamo infatti affermare che quel 21 febbraio 2020 è una data entrata nella storia, benché probabilmente un anno fa non tutti abbiano avvertito da subito la gravità della situazione che ci avrebbe travolti. 

 

In qualità di Forze dell’Ordine, come avete reagito e vissuto quei momenti in cui i primi casi di Covid riscontrati qui nel Veneto hanno cambiato tutto?

“È stato un momento molto particolare, peraltro perché in quel periodo l’attenzione nazionale era focalizzata su una epidemia proveniente dalla Cina. Quindi si è trattato di un avvenimento del tutto inaspettato il fatto di avere i primi due casi a livello italiano proprio nei nostri territori. La prima notizia riscontrava dei casi sospetti all’ospedale di Schiavonia e quindi c’è stata fin da subito la necessità di isolare l’ospedale.

D’intesa con l’autorità sanitaria e con la prefettura di Padova, la nostra prima attività è consistita proprio nel cinturare il nosocomio e garantire che vi fosse una sorta di cordone sanitario e sicurezza su tutti i fronti, impedendo i transiti da e per l’ospedale.

Ricordo che la sera stessa ci siamo recati nei pressi della struttura ospedaliera per cercare di avviare questa attività, oltre che per capire quello che veramente stava succedendo”.

 

In un momento come questo si cristallizza infatti all’improvviso una situazione totalmente diversa, rispetto a una struttura che in quel momento ha tutta una vita sua: persone impegnate in esami diagnostici, persone ricoverate, persone in ingresso o in uscita dal pronto soccorso…

 

Comandante Turrini, qual è stata allora la chiave di volta per intervenire così prontamente in una situazione tanto inaspettata e delicata?

“Sicuramente la conoscenza delle persone e della zona, in altre parole il fatto che noi siamo stati i primi e gli unici presenti in questa primissima fase, in un territorio che conoscevamo benissimo perché fino al giorno prima era parte del nostro lavoro quotidiano avere contatti con i medici, l’ospedale, il pronto soccorso… proprio in virtù degli interventi che normalmente seguiamo come corpo di polizia, gli incidenti stradali ne sono un esempio.

Però ecco che mai ci saremmo immaginati che da queste normali attività di istituto, il contatto con i sanitari si tramutasse in una simile emergenza.

Dopo un momento iniziale di apprensione, abbiamo preso in mano la situazione e l’abbiamo prontamente gestita”.

 

Da allora, nell’arco dell’ultimo anno la nostra vita e le nostre abitudini sono state veramente trasformate… Se in un primo momento – quando cioè la situazione era del tutto nuova e sconosciuta, e probabilmente anche sottovalutata – l’impressione è che le infrazioni commesse dai cittadini fossero scaturite perlopiù da una mancata sensibilità o consapevolezza verso l’emergenza, il motivo che oggi li induce a “sgarrare” sembrerebbe maggiormente dovuto a un riscatto di quella libertà di cui non siamo più padroni.

 

• Come è cambiato, secondo Lei, l’atteggiamento dei cittadini, da quel giorno?

“Sulle scelte individuali non mi sento di interloquire, nel senso che ogni persona ha delle sensibilità diverse. Resta però il fatto che noi, come Forze di polizia, ci troviamo ovviamente a dover assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni dal punto di vista normativo, le quali promanano da quelle che sono le determinazioni a livello sanitario.

In questo senso si possono condividere – e noi l’abbiamo fatto fin dall’inizio – l’ansia, la preoccupazione e il disagio delle persone. Abbiamo poi cercato di supportarle in vari modi, per esempio è stata fatta una convenzione con Poste Italiane per recapitare le pensioni a casa degli anziani che per qualche motivo non potevano muoversi e abbiamo aiutato i Servizi Sociali a consegnare la spesa a casa delle persone sole. Non parlo solo di Treviso, ma anche di paesini più piccoli e isolati, con anziani in difficoltà.

Abbiamo quindi fornito e continuiamo a fornire una serie di informazioni al Cittadino, attraverso la nostra centrale operativa e i nostri Carabinieri, proprio per diffondere in maniera corretta quella che è la norma vigente, anche alla luce dei diversi DPCM che si sono susseguiti nel corso del tempo.

Il nostro supporto non è mancato, e a volte c’è la comprensione verso alcune situazioni, però è innegabile che il nostro fine primario sia orientato al rispetto delle norme e delle disposizioni. Inoltre, il fatto di essere sul territorio ci aiuta, perché ci fa assumere questa duplice veste: se da un lato siamo rigorosi tutori delle norme, dall’altro siamo anche vicini alla popolazione. Questa situazione l’abbiamo vissuta al fianco dei Cittadini, fin dal primo momento”.

 

• C’è un evento, un aneddoto, in quest’anno di pandemia, che l’ha particolarmente segnata? A livello professionale o anche umano.

“L’esperienza di Vò è stata unica, sia dal lato professionale che umano. In generale mi ha colpito proprio l’atteggiamento degli abitanti di questo paesino che, proiettati su un palcoscenico mondiale per una emergenza assoluta, hanno avuto una dignità, un senso civico e una compostezza davvero unici. Per esempio quando si sono sottoposti all’attività di screening, non solo nel loro stretto interesse per appurare se avessero contratto personalmente il virus, ma anche a scopo di ricerca, ovvero lo hanno fatto a fattor comune anche per gli altri, affinché tutti ne potessero beneficiare. E da questo punto di vista nutro una grande ammirazione.

E poi ho impressa un’immagine dall’elicottero, durante un sorvolo che mi è capitato di fare in pieno lockdown sopra alla zona di Abano e più in generale sulla provincia di Padova. È stato abbastanza impressionante osservare una circolazione di veicoli pressoché assente e dei territori che sembravano deserti o quasi disabitati. In testa ho questa fotografia di Padova vista dall’alto, in un modo così particolare”.

 

La sfida per il 2021: sensibilizzare giovani e giovanissimi sui pericoli della droga

• Un’ultima domanda che esula dal contesto Covid: un rapido confronto tra il Padovano, dove era in servizio fino a non molto tempo fa, e il Trevigiano, dove è in servizio ora, rispetto ai reati per droga, spaccio, furto, incursione.

“Padova e Treviso sono due province simili con comunità operose ed è chiaro che dove c’è un’economia così florida vi siano innegabilmente anche tanti rischi.

Questi due territori trovano delle similitudini anche nelle problematiche. Una di queste è il consumo di stupefacenti. Il comando provinciale di Treviso con il Colonnello Magro, Comandante provinciale, ha dato una spinta notevole nel campo del contrasto allo spaccio di stupefacenti, con particolare riguardo ai contesti giovanili. Questa è una problematica che proprio il Comandante Magro ha inteso affrontare e promuovere sia sotto il profilo della strategia di contrasto (quindi la repressione, i sequestri e gli arresti) che della prevenzione, cercando sempre più frequentemente di discutere questo pericolo attuale e concreto nelle scuole, al fine di educare e sensibilizzare i Cittadini ma in particolar modo le giovani generazioni”.

 

 

Photo Credits: padovaoggi.it

Giovedì 18 febbraio, Manuel Bortuzzo sarà con i ragazzi della Scuola Media del Collegio Pio X, per la Giornata dello Sport. Ha accettato l’invito ad una conversazione, in due turni in Auditorium per rispetto del distanziamento, sulla sua drammatica esperienza. Manuel, originario di Trieste, residente a Treviso e promessa del nuoto italiano, nella notte tra il 2 e 3 febbraio del 2019, mentre era in compagnia di altri giovani, per un maledetto scambio di persona si è trovato nel bel mezzo di una sparatoria. Centrato da un colpo di pistola, è rimasto paralizzato alle gambe. Addio Nazionale di nuoto, ma resta intatta la voglia di vivere.

 

Manuel si è rimesso in gioco cominciando, da subito, una lunga riabilitazione per tornare a camminare. Notevoli i progressi conseguiti. Ha recuperato già alcune delle abilità che il trauma gli aveva tolto. Ma è soprattutto il suo coraggio a diventare contagioso, un contagio benefico. Oltre all’impegno nella riabilitazione, Manuel dedica parte del suo tempo a trasmettere energia agli altri, raccontando la sua esistenza prima e dopo e ha perfino accettato di interpretare se stesso in un film, accanto a Raoul Bova, Magnini e Rosolino. Col racconto aiuta anche se stesso in un periodo per lui doppiamente difficile.

 

Giovedì prossimo con i ragazzi del Pio X vuole parlare della sua vita, sportiva e non, del suo amore per il nuoto, ribadire che lo sport è importante per il benessere di ognuno e che passione e forza d’animo possono realizzare i sogni, anche se appaiono compromessi. Manuel, costretto sulla sedia a rotelle, racconterà anche le difficoltà quotidiane di una persona con disabilità: una condizione che lui, come ogni giovane, non aveva mai ipotizzato nel proprio futuro.

 

 

Photo Credits: Il Gazzettino

È stato presentato ieri mattina il primo step del progetto “City Card” nell’ambito del piano strategico e operativo per la valorizzazione dei siti d’interesse turistico-culturale della città di Treviso, attraverso il quale l’Amministrazione intende avviare un processo condiviso di promozione dell’offerta culturale e turistica della città. Partendo dagli istituti culturali, il progetto coinvolge infatti i servizi e il tessuto economico e dell’accoglienza cittadina per affrontare come “sistema Treviso” le nuove sfide. A sviluppare il Piano con il Comune di Treviso sarà la società aggiudicataria del bando ad evidenza pubblica, la Sinloc Spa, con sede a Padova, specializzata in consulenza e investimento.

 

Il progetto verrà portato a compimento agendo su vari fronti fra i quali il rafforzamento del brand di Treviso come “destinazione”, attrattività per visitatori e turisti, la diffusione della storia e dell’arte, il miglioramento della fruibilità del patrimonio e l’integrazione dell’offerta culturale con l’intero sistema cittadino fra servizi turistici, enogastronomia e artigianato.

 

“Treviso City Card”

Servizio cardine del progetto sarà la predisposizione di una “Treviso City Card” potrà offrire l’accesso ai diversi Istituti della Cultura cittadini, unitamente ad agevolazioni sui servizi legati alla mobilità e ai parcheggi, alla ristorazione e alla vendita al dettaglio.

 

«Si tratta di un piano ambizioso che prende le mosse dagli Istituti della Cultura», le parole del sindaco Mario Conte. «Ma soprattutto, con questo piano vogliamo attuare il concetto di turismo esperienziale di qualità, sostenibile e rispettoso delle peculiarità cittadine. Solo attraverso la programmazione, ad un piano “sartoriale” e facendo rete con operatori culturali e commerciali, anche attraverso operazioni congiunte, sarà possibile dare uno slancio ulteriore al turismo e al tessuto economico. In questo senso andrà anche e soprattutto il ticket unico, un pass cittadino che permetterà di accedere a numerose facilitazioni».

 

«Con oggi parte la possibilità di avere un grande tavolo allargato alle categorie per condividere questo importante percorso relativo al ticket unico le cui potenzialità sono molteplici», afferma il vicesindaco Andrea De Checchi. «Avremmo modo di condividere con tutti i soggetti di settore per capire al meglio quali integrazioni potranno essere apportate per favorire lo sviluppo del tessuto economico della Città».

 

Così l’assessore ai Beni Culturali e Turismo Lavinia Colonna Preti: «Si tratta di un’enorme opportunità per la città che, insieme al nuovo portale dedicato al turismo esperienziale che stiamo programmando e che farà anche da vetrina anche alla city card e ad un coordinamento con la Regione e le altre istituzioni turistiche del territorio, rappresenta un’enorme opportunità di crescita produttiva. Basti pensare che le Città estere che hanno sviluppato progetti simili, hanno visto un incremento anche di oltre il 50% del giro d’affari complessivo generato. Ben vengano, dunque iniziative trasversali volte ad attuare un piano strutturale e concreto di promozione».

Dal 7 al 12 giugno 2021 al Teatro Mario Del Monaco le audizioni della 49ma edizione del concorso internazionale per cantanti nato a Treviso nel 1969, trampolino di lancio per prestigiosi nomi della lirica. Iscrizione gratuita a partire dal 12 aprile

 

Come promesso alla città di Treviso dall’Amministrazione comunale e dallo Stabile del Veneto ritorna al Teatro Mario del Monaco il concorso internazionale per cantanti “Toti Dal Monte”. Dopo una pausa di due anni e un rinvio dovuto all’emergenza Covid-19, dal 7 al 12 giugno 2021 si terranno le audizioni per la 49ma edizione del primo concorso in Italia e nel mondo che offre ai vincitori oltre che un premio in denaro anche il debutto in palcoscenico, in questo caso nei ruoli del Don Pasquale, opera buffa in tre atti di Gaetano Donizetti, ovvero Don Pasquale, basso, Dottor Malatesta, baritono, Ernesto, tenore, Norina, soprano, Un Notaro, basso.

 

“Quella di oggi è l’ennesima giornata importante per il Teatro Mario del Monaco. Era fondamentale dare continuità a un Premio straordinario come il “Toti Dal Monte” che darà la possibilità agli artisti di costruirsi un percorso nel mondo della musica – dichiara Mario Conte, Sindaco di Treviso. – Abbiamo mantenuto la promessa di restituire ai trevigiani questo Premio, un vero e proprio pezzo di storia che torna a rivivere oltreché un tassello prestigioso nel percorso di valorizzazione che abbiamo intrapreso in sinergia con il Teatro Stabile.”

 

Il concorso nato nel 1969, per volontà di Antonio Mazzarolli e del celebre soprano Toti Dal Monte, a cui è stato intitolato dal 1975, nel corso degli anni ha premiato ben 260 cantanti, con una percentuale di stranieri che raggiunge quasi il 50%. Molti di essi hanno in seguito intrapreso prestigiose carriere internazionali calcando le scene dei maggiori Teatri al mondo, tra questi si ricordano il soprano Ghena Dimitrova, il soprano Mariella Devia, il basso Ferruccio Furlanetto.

 

“Fin dall’inizio, quando la gestione del Teatro Del Monaco è passata allo Stabile del Veneto, ci siamo impegnati per riportare in città questo prestigioso concorso, un vanto per Treviso che ha lanciato sulla scena internazionale della lirica grandi cantanti e che ha sempre raccolto una numerosa partecipazione dall’Europa e da tutto il Mondo – commenta Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto. – A distanza di due anni siamo di nuovo insieme ad annunciare finalmente il ritorno del premio. Con il Toti Dal Monte vogliamo rilanciare e valorizzare la vocazione musicale di questa città attraverso il talento e la formazione delle giovani generazioni. In questo particolare momento storico con le difficoltà in cui versa il mondo della cultura, abbiamo deciso di rendere gratuita l’iscrizione di questa edizione, proprio per incentivare la partecipazione dei ragazzi e costruire insieme a loro il futuro della musica”.

 

“Il Toti Dal Monte è un concorso storico, che viene da lontano e che ha sempre conservato una vocazione internazionale con partecipanti provenienti da tutta Europa e in molti casi anche dall’Africa – aggiunge Stefano Canazza, direttore artistico della stagione lirica e concertistica del Teatro Mario Del Monaco. – L’edizione di quest’anno, in virtù della precarietà del momento che caratterizza il mondo della cultura e della musica, prevede un elemento di novità del tutto simbolico che è dato dalla gratuità dell’iscrizione. Stiamo inoltre coinvolgendo importanti direttori artistici di realtà internazionali che, dopo una fase di preseleziona on line, andranno a comporre la commissione che dovrà giudicare e selezionare i talenti per i quali questo concorso auspichiamo sia, come è stato per molti in passato, un vero e proprio trampolino di lancio. Il nostro augurio ed obiettivo è di riuscire a continuare ad onorare al meglio Treviso, la memoria del nostro territorio, di Mario Del Monaco e di Toti Dal Monte a cui è dedicato questo premio”.

 

Il bando

Dopo una fase di preselezione online in cui si chiederà ai candidati di inviare un video di prova, una Commissione giudicatrice, costituita da rappresentanti degli Enti co-produttori e da eminenti personalità del settore artistico musicale internazionale, selezionerà i vincitori dei rispettivi ruoli nelle recite programmate nella stagione 2021-2022 al Teatro Comunale Mario Del Monaco e nella stagione lirica 2021 del Comune di Padova. La domanda di iscrizione dovrà pervenire al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso tra il 12 e il 30 aprile 2021, secondo le modalità previste dal bando.

 

L’opera protagonista del bando è il Don Pasquale, ambientato a Roma agli inizi del XIX secolo, fu composto in undici giorni e rappresentato la prima volta al Theatre des Italiens di Parigi il 3 gennaio del 1843, quando Gaetano Donizetti aveva 46 anni ed era dunque al punto di maturità della sua carriera artistica.

 

Per maggiori informazioni tramite email: [email protected]teatrostabileveneto.it.

Il sindaco di Treviso Mario Conte ha firmato un’ordinanza che vieta l’esplosione di botti e fuochi artificiali su tutto il territorio comunale da oggi, 30 dicembre, fino al prossimo 6 gennaio. Tale provvedimento vuole essere di tutela alle fasce deboli e agli animali, spesso vittime innocenti del divertimento altrui, ma anche – vista la situazione attuale – a prevenzione di possibili situazioni di pericolo e di infortunio che andrebbero a incrementare il numero dei ricoverati negli ospedali, già abbondantemente pressati dall’emergenza sanitaria in atto.

 

Rinunciare ai botti è un gesto d’amore verso i nostri animali d’affezione e anche un gesto di rispetto verso il prossimo, quest’anno più che mai. Il nostro primo pensiero dovrebbe essere quello di salvare il salvabile. Avere meno danni possibile a discapito della comunità è un passo che possiamo compiere tutti, a fronte di una piccola rinuncia.

Presepi monumentali da scoprire nelle chiese cittadine dal 26 dicembre al 10 gennaio

 

Un percorso dedicato alla scoperta dei presepi monumentali nelle chiese cittadine di Treviso. Dal 26 dicembre al 10 gennaio il Comune di Treviso, in collaborazione con Cattedrale Treviso Eventi Arte e Cultura e Chiese Aperte Treviso, porterà gli appassionati alla scoperta di presepi monumentali allestiti nelle chiese trevigiane.

 

Ogni giorno, dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30, sarà possibile visitare le riproduzioni della natività al Duomo, nella Chiesa di San Francesco, Santa Maria Maddalena, Santa Maria Maggiore, Sant’Agnese e Sant’Andrea.

 

Nei fine settimana, al Duomo, è assicurata l’accoglienza e l’assistenza da parte di Volontari del gruppo Chiese Aperte, coordinati dall’Ufficio di Arte Sacra della Diocesi.

 

«La Via dei Presepi 2020, giunta alla terza edizione rappresenta una straordinaria occasione per riscoprire il significato vero del Natale attraverso l’arte presepiale» afferma l’assessore ai Beni Culturali e Turismo Lavinia Colonna Preti. «Si tratta di una espressione artistica che da quella originaria di San Francesco a Greggio è giunta fino ad oggi entrando nella nostra cultura come elemento e simbolo identitario. Valorizzare e visitare i presepi di Treviso significa quindi ritornare alle nostre radici, offrendo anche la possibilità di visitare le nostre chiese: luoghi di fede e veri scrigni di tesori artistici».

 

Nel Duomo si potrà ammirare un presepe in stile romano (in foto), realizzato dall’artista Christian Apreda, rappresentante via Capocciuto in Ghetto dall’omonimo acquarello di fine ‘800 di Ettore Roesler Franz.

Lo stesso Apreda ha realizzato anche il Presepe della Chiesa di Santa Maria Maddalena, rappresenta l’acquarello Prati di Testaccio ed è ambientato a Roma nell’omonimo quartiere.

Il Presepe di Santa Maria Maggiore, realizzato in legno, si caratterizza per la collocazione all’aperto, nel Giardino della Chiesa.

La Chiesa di San Francesco ospita invece il Presepe di San Francesco allestito dal Gruppo Francescano Presepisti.

La Chiesa di Sant’Andrea un presepe tradizionale così come Sant’Agnese.

La sede dei Vigili del Fuoco di via Santa Barbara ospiterà invece, per il 7° anno consecutivo, un presepe ispirato alloperatività dei Pompieri. Si tratta di un’opera unica – visitabile nelle giornate del 27 dicembre, 3 e 6 gennaio 2021 dalle 15 alle 18. Quest’anno il Presepe raffigura uno storico borgo Veneto dove i Vigili sono impegnati a contrastare le fiamme che stanno colpendo una casa colonica adiacente alla stalla della Natività.

 

Nell’ambito dell’iniziativa “La Via dei Presepi”, l’assessorato all’Istruzione partecipa all’iniziativa con il progetto “Nell’aria magia, nelle mani fantasia”. Gli alunni delle scuole degli istituti comprensivi della città realizzeranno elaborati natalizi che verranno posti a fianco dei presepi quale segno di vicinanza e di augurio alla comunità trevigiana.

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