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Dopo il successo dell’esposizione di apertura “Passione e Giustizia”, conclusasi lo scorso gennaio, Jorge R. Pombo prosegue il dialogo con i dipinti di Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia.

 

 

Il pittore spagnolo questa volta ha scelto di rivisitare sette capolavori del Maestro del Rinascimento veneziano che raffigurano altrettanti momenti paradigmatici della vita terrena della Vergine Maria: AnnunciazioneFuga in EgittoStrage degli InnocentiMaria in meditazioneMaria EgiziacaCrocifissioneAssunzione.

 

 

Un omaggio universale alla femminilità, alla donna come madre, creatura e creatrice, che trova nella figura della Madonna il suo archetipo.

 

 

Questo secondo ciclo di “variazioni”, dal titolo “Tintoretto – Pombo, Maternità e Passione”, resterà in esposizione dal 11 maggio al 20 agosto, coninaugurazione venerdì 10 maggio alla presenza dell’artista.

 

 

I quadri – che misurano 2,2 x 3,3 mt. – saranno collocati a fianco degli originali di Tintoretto nella Sala terrena della Scuola Grande di San Rocco, creando un dialogo ideale e di notevole impatto visivo ed emotivo tra pittura rinascimentale e interpretazione contemporanea, ed evidenziando la forza atemporale delle opere del Maestro.

 

 

Il progetto di Jorge R. Pombo è l’unico dedicato a Tintoretto in Italia nel 2019.

 

La mostra “Tintoretto – Pombo, Maternità e Passione” è curata da Sandro Orlandi Stagl con Frederick Ilchman e testo di Gabriella Belli. Nel libro la prefazione è del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia e l’introduzione del Guardian Grando, Franco Posocco. La produzione è di ARTantide.com Gallery in collaborazione con Scuola Grande di San Rocco e il Movimento Arte Etica.

 

POMBO E LA FIGURA DI MARIA NEL TINTORETTO

 

“Ho scelto Maria, come protagonista, come omaggio alla femminilità e come principale persona danneggiata dalla sofferenza generata durante la Passione, purtroppo tante volte relegata in secondo piano – spiega Pombo -. E non potevo ritrovare tutti questi significati se non nei dipinti di Tintoretto. Mi sembra anche un ottimo momento storico per affermare l’importanza della figura femminile e della madre”.

 

 

Il tema della maternità è un argomento trattato dal pittore rinascimentale con particolare cura, varietà e sensibilità rispetto alla condizione della donna e della madre. Tuttavia, Tintoretto ci racconta che la figura femminile è anche metafora della contemplazione, della meditazione, forse della preghiera stessa, il sentimento più misterioso e segreto che l’uomo possa avvertire.

 

 

Le variazioni di Pombo, al cospetto degli originali del maestro veneziano, istituiscono una sequenza di coppie figurative che spingono anche a una riflessione generale sulla famiglia, sui suoi problemi e difficoltà, che trovano spesso un drammatico riscontro nella condizione del mondo femminile.

 

 

In tale prospettiva anche Jorge R. Pombo, con Jacopo Tintoretto, ci ricorda che il significato dell’arte non è solo quello della bellezza e dell’armonia, ma anche quello dell’ammonimento e della (com)passione.

 

Il metodo di lavoro di Pombo

 

Pombo è probabilmente l’artista contemporaneo, assieme al grande pittore informale veneziano Emilio Vedova, che si è confrontato in modo più profondo con Tintoretto. Il legame con la sua pittura non è mai allusivo, ma dichiarato. Le sue “variazioni” prendono vita e significato proprio dalla dualità del passato e del presente e dello status quo e dalla sua distruzione. Allo stesso tempo le sue opere vivono anche del loro opposto: è la rigenerazione della pittura attraverso la negazione del passato, la storia che si perpetua nel presente, il riscatto dell’immaginario creativo contemporaneo sulla tradizione.

 

 

Nella pittura di Jorge R. Pombo la storia dell’arte è all’origine di quell’inganno visivo che alimenta l’ambiguità della sua ricerca, è dunque una finzione che si perpetua sul palcoscenico del mondo, ma è una spinta necessaria alla ricostruzione spirituale sulle macerie del passato. Nella sua visione, arte e religione si intersecano nell’espressione di un’armonia superiore. Le sue tele riflettono il senso profondo di speranza, di sogno, di fiducia e di giustizia in un mondo fatto di valori e di riferimenti condivisi, per riflettere sul complesso delle leggi morali che andrebbero promosse con forza in ogni spazio e ogni tempo.

 

 

La mostra di Venezia fa parte di un più ampio ciclo di opere che Jorge R. Pombo ha dedicato di recente a Tintoretto, già esposto sia alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, sia ad ARTantide.com Gallery a Verona (settembre 2018 – gennaio 2019) con le 25 variazioni de “La strage degli innocenti” – la cui opera principale è stata acquisita a titolo definitivo dalla Scuola.

 

JORGE R. POMBO, UNA TECNICA PITTORICA ORIGINALE

 

L’artista è divenuto famoso per la sua originale rivisitazione della pittura classica, che riproduce svuotando la figurazione con azioni di cancellazione a sfumature; questo per recuperare in modo plastico le “macchie”, le campiture di colore, che sente ancora vive e interessanti al tempo di oggi.

 

 

Pombo riproduce fedelmente le opere originali, sfumandole in un secondo momento con speciali solventi; versati sulla tela in posizione orizzontale, richiamando la tecnica dell’action painting americano. Tecnica che dona all’opera un effetto ottico di notevole impatto, spiazzante, fortemente dinamico.

 

 

Dal suo lavoro emerge prepotente l’influenza della pittura americana degli anni ’50, di Jackson Pollock e Barnett Newman, di Cage e di Cunningham.

 

 

Il tema centrale della sua poetica è la riflessione sul motivo della pittura in se stessa, concentrandosi sulla dimensione plastica e artistica delle opere. Mentre la molteplicità delle versioni/variazioni compone la complessità del rapporto dell’artista, qui impostato con il maestro del Rinascimento veneziano, Tintoretto.

 

 

Jorge R. Pombo

 

Nato a Barcellona (Spagna) nel 1973, all’età di 24 anni (nel 1998) si trasferisce a Parigi attratto istintivamente dall’arte e dalla storia della città. Nel 1999 torna nuovamente a Barcellona e avvia una serie di soggiorni in destinazioni con contrasti culturali partendo dall’Artico, soprattutto Groenlandia e Siberia, attratto dal paesaggio ghiacciato e dalle condizioni climatiche estreme. In futuro farà lo stesso per altri luoghi, come il Tibet o l’India.

 

 

Sempre mosso da una curiosità sull’antropologia naturale, nel 2010 si trasferisce a New York, sedotto dalla sua energia caotica, e dove ha vissuto per quasi cinque anni; approfondendo lo studio dei pittori dell’espressionismo astratto e, soprattutto, l’affermazione del Black Mountain College. Nel 2015 ha cambiato residenza scegliendo Reggio Emilia, dove attualmente lavora.

 

 

Espone regolarmente in gallerie in Spagna, Italia, Francia, Germania, Stati Uniti e Cina. Ha inoltre esposto il suo lavoro in istituzioni come il Wallraf-Richartz Museum (Colonia), Il Grande Museo del Duomo (Milano), il Museo Archeologico Nazionale (Venezia), Palazzo da Mosto (Reggio Emilia) e Fundaciò Can Framis (Barcellona).

LE IMMAGINI DELLE OPERE DI J. POMBO IN ALLEGATO SONO DISPONIBILI SU RICHIESTA ANCHE AD ALTA RISOLUZIONE 

Il Nucleo dei Carabinieri di Tutela del Patrimonio Culturale della città lagunare recupera e restituisce all’Archivio di Stato due Mariegole trafugate nel 1940. La soddisfazione del sindaco Brugnaro

Trafugati dall’Archivio di Stato di Venezia oltre 70 anni fa e ieri, dopo cinque anni di indagine del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio culturale di Venezia, coordinata dalla Procura veneziana, hanno fatto ritorno a casa. Si tratta di due preziosi documenti, di grande valore culturale ed economico: una Mariegola (ovvero lo statuto delle corporazioni d’arti e mestieri a Venezia) della Scuola Grande di Santa Maria di Valverde della Misericordia e il frontespizio della Mariegola della Scuola Grande di San Giovanni evangelista (una pagina miniata del XIV secolo). Le opere d’arte furono sottratte nel 1940 dalla Sala diplomatica Regina Margherita per essere vendute a collezionisti privati e passarono tra le mani di alcuni profughi di guerra per finire successivamente tra le collezioni della Boston Public Library, dove sono state scoperte.

 

I dettagli del ritrovamento sono stati illustrati ieri mattina nella sede dell’Archivio di Stato di Venezia nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Lunardo, il comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Venezia, tenente colonnello Christian Costantini, il direttore dell’Archivio di Stato, Giovanna Giubbini e l’archivista Andrea Pelizza.

 

Oggi (ieri, ndr) è un giorno di gioia – ha esordito il direttore dell’Archivio di Stato Giovanna Giubbini – Viene restituito alla città un patrimonio importante, che ci occuperemo di restaurare. Nel nostro Archivio è conservata la memoria della città, della Serenissima e del territorio, di terra e di mare, oltre che gli archivi delle grandi Scuole che costituiscono un’importantissima componente della storia della Repubblica di Venezia”.

 

Celebriamo una grande operazione dei colleghi del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale con cui lavoriamo ogni giorno – ha aggiunto Lunardo – Siamo orgogliosi di rendere il nostro servizio per la città riconsegnando un pezzo di storia ai cittadini veneziani“.

 

Come ha raccontato il tenente colonnello Christian Costantini, il furto avvenne nei primi anni ’40 ma la denuncia fu tardiva, nel ’49. In quegli anni non era ancora attiva la banca dati delle opere culturali sottratte, che invece prese forma nell’ ’89 e ora cataloga oltre 6 milioni di opere d’arte. Nel 2013 alcuni studiosi americani segnalarono le pagine miniate della biblioteca statunitense ai funzionari dell’Archivio di Stato. Il confronto delle immagini con quelle della banca dati ha reso possibile effettuare il riconoscimento. Grazie a una rogatoria internazionale e all’agenzia Homeland Security Investigations (HSI) si è proceduto al recupero delle opere.

 

Un ulteriore riscontro tecnico è stato avvalorato anche da un successivo confronto con l’opera di Pompeo Molmenti che, nel 1905, aveva pubblicato la sua “Storia di Venezia nella vita privata” nella quale erano rappresentate le foto di entrambe le Mariegole.

 

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che, nel congratularsi per l’attività dei Carabinieri a tutela del patrimonio artistico anche a fini preventivi, si è soffermato non solo sul valore artistico e culturale delle opere, ma anche sul loro significato: “Le Mariegole contenevano le regole dettagliate delle confraternite. Hanno quindi una valenza storica, educativa da capire e da studiare. Il significato della storia è questo: deve raccontare la cultura, le tradizioni di una città in cui le Scuole Grandi erano luoghi di aggregazione e in cui i pellegrini avevano modo d’incontrarsi e raccontare esperienze. Le corporazioni sono nate a Venezia in rappresentanza di interessi dei cittadini ma in maniera chiara e codificata. Le basi dell’odierna Confindustria nascono da qui. Da questa storia dobbiamo recuperare quel progetto di futuro”.

 

Nell’esprimere apprezzamento per la gestione “moderna” dell’Archivio di Stato di Venezia, il primo cittadino ha posto poi l’accento sui beni veneziani custoditi al Louvre: “Una considerevole parte delle opere esposte nel museo parigino – ha dichiarato Brugnaro – vengono dalla città di Venezia e mai alcun trattato di pace ha formalizzato quel gran saccheggio, quel bottino di guerra subito dalla città. Non dico che queste opere dovrebbero tornare indietro, ma credo che sia necessario tenerne conto, come città, come nazione, come popolo. E’ un percorso che va intrapreso e riletto per il futuro”.

 

Opere d'arte con sindaco

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