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Nella mattinata di martedì 4 dicembre si è tenuto, presso la sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, il convegno dal titolo “Il complesso paradigma assistenziale e gestionale delle patologie tumorali”, dedicato al sostegno delle figure di assistenza familiare dei malati oncologici, promosso dalle senatrice Roberta Toffanin, in collaborazione con FAVO (Federazione Italiana Volontariato Oncologico).

 

“I numeri delle persone colpite dal cancro e l’elevato impatto socioeconomico di questa patologia, anche in termini di costi da sostenere per il paziente e le famiglie, rendono necessaria l’azione legislativa mirata a riconoscere il valore sociale ed economico per l’intera collettività della figura del caregiver (assistente) familiare, la cui attività rappresenta ormai un servizio imprescindibile per il funzionamento dei sistemi sociosanitari. Con il disegno di legge a mia prima firma si è ritenuto quindi fondamentale il riconoscimento giuridico della figura del caregiver includendovi anche l’assistente familiare oncologico” – dichiara la senatrice Toffanin. Lo Stato ha il dovere di riconoscere, in termini economici, contributi previdenziali e assicurativi per chi deve rinunciare alla propria attività lavorativa per occuparsi del malato in famiglia, in termini di decontribuzione le spese sostenute e in termini di sostegno morale e psicologico attraverso corsi di formazione e di collaborazione con enti e associazioni. Gli ultimi studi evidenziano che, in mancanza del caregiver familiare, vero e proprio ammortizzatore sociale, lo Stato dovrebbe spendere annualmente cifre elevatissimo per l’assistenza.

 

“Sostenere e valorizzare la figura del caregiver familiare, costituisce dunque un vero e proprio investimento per la sostenibilità dei sistemi sanitari e come tale deve essere considerato” conclude la senatrice Toffanin.

Nell’ambito del ciclo Consciamente, è giunto il momento di riflettere sulla salute. Domani, venerdì 7 dicembre, dalle ore 20.30 alle 22, presso la sala convegni della cooperativa Toniolo si terrà l’incontro “La salute orale in età evolutiva: prevenzione e gestione delle patologie e traumi dentale”, introdotto dal Dott. Roberto Rizzo, dirigente e medico di chirurgia maxillo facciale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso e Alessia Bredariol, studentessa dell’Università di Padova.

 

La serata si concluderà con il consueto spritz in compagnia.

 

Torna a Mestre, oggi, dalle 9.30 alle 15, la “Giornata mondiale del cuore”, organizzata dall’associazione “Amici del cuore”. Anche quest’anno la Città accoglierà, nell’area commerciale di via Don Tosatto, stand e professionisti per sensibilizzare la popolazione sui rischi delle malattie cardiovascolari, con la possibilità per gli under 65 di effettuare sul posto un elettrocardiogramma di controllo.

 

Una vera e propria visita specialistica all’interno di una cittadella della salute, con tanto di colloquio con un cardiologo e risultati degli accertamenti scaricabili direttamente in una chiavetta Usb. Si potrà aggiungere anche un eventuale dialogo con un nutrizionista.

 

Per sottoporsi alle visite bisognerà però rispettare alcune prescrizioni: per accertamenti riguardanti colesterolo, glicemia, trigliceridi, pressione, per esempio, sarà necessario presentarsi a digiuno.

 

Novità di questa edizione una possibile dimostrazione e prova di Nordic Walking a cura delle associazione sportive che danno vita al gruppo “Venezia in cammino” (nel caso si sia interessati indossare scarpe da ginnastica).

 

“Ringrazio l’associazione Amici del cuore per il suo continuo impegno nella sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie cardiovascolari – commenta l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini – Non bisogna mai abbassare la guardia e bisogna tenere costantemente alta l’attenzione quando si parla della salute dei cittadini. Per questo sabato mattina porterò il saluto dell’Amministrazione”.

 

I dettagli sull’appuntamento e sulle sedi al seguente link: https://bit.ly/2xIIdVV

Il ministero della Salute, sul proprio sito istituzionale, ha pubblicato in data 15 giugno 2018 un avviso nella sezione “richiami di prodotti alimentari da parte dei produttori” volto al ritiro dal commercio di uno specifico lotto dell’acqua minerale San Benedetto – Fonte Primavera, bottiglie in PET da 0.5L prodotta da Gran Guizza S.p.A.

 

Da quanto scritto nell’avviso pubblico del ministero della Salute, il motivo è da imputare al potenziale rischio chimico per il lotto 23LB8137E del prodotto indicato. In particolare il richiamo, avvenuto su indicazione dello stesso produttore, è scattato a causa della “presenza consistente di contaminanti idrocarburici”. Nello specifico il comunicato identifica: xilene, etilbenzene, trimetilbenzene e toluene. A scopo precauzionale quindi si raccomanda di non consumare le bottiglie del lotto richiamato.

 

Il Gruppo San Benedetto spiega tramite comunicato che “La decisione è stata presa a seguito dei campionamenti svolti dall’autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate che hanno rilevato una non conformità dovuta al superamento dei limiti per contaminanti idrocarburici aromatici. La Società ha provveduto al ritiro di tutte le bottiglie di acqua minerale del lotto 23LB8137E, con data di scadenza 16/11/2019.

 

La Società invita a non consumare i prodotti appartenenti al lotto sopraindicato e a restituirli al punto vendita. Precisa, inoltre, che il richiamo si riferisce solo ed esclusivamente all’acqua minerale Fonte Primavera, imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato.
Si garantisce, dunque, l’assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione.

 

La Società sta collaborando con le Autorità competenti per l’accertamento delle eventuali cause e la risoluzione della problematica. Si specifica, inoltre, che gli impianti ove la Fonte Primavera è captata e imbottigliata sono progettati, realizzati, collaudati e controllati in conformità agli standard di qualità più stringenti previsti dalle normative e adottati dal Gruppo San Benedetto.

 

La Società dichiara, infine, di aver attuato tutte le azioni volte alla tutela della salute dei consumatori come il ritiro/richiamo del prodotto finito, la contestuale comunicazione alle autorità sanitarie e la verifica delle condizioni di stoccaggio dei propri prodotti. Per Acqua Minerale San Benedetto la sicurezza dei propri consumatori è da sempre la priorità assoluta.”

 

Fonte: Fanpage

“Deve esse fatta immediata e assoluta chiarezza sul contenuto dei rifiuti tossico nocivi, destinati a Motta di Livenza. Questo sequestro è inquietante, c’è solo da augurarsi che non sia la punta di un iceberg molto più consistente”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che ha immediatamente depositato un’interrogazione, sottoscritta anche dai colleghi del gruppo PD Bruno Pigozzo e Francesca Zottis e da Pietro Dalla Libera di Veneto Civico, sui 150 fusti pari a circa 20 tonnellate, scoperti dai vigili di Mira all’interno di un camion proveniente dalla Sicilia e diretto al centro trattamento rifiuti di Motta di Livenza già noto per alcuni incendi di rifiuti e per altre controverse vicende. “La Regione faccia presto gli accertamenti sul centro di trattamento rifiuti di Motta, destinatario del carico. È necessario agire con tempestività anche per evitare che possano essere occultati altri eventuali carichi arrivati in precedenza e magari non intercettati dalle forze dell’ordine”.

 

 

“Mi complimento con la polizia locale di Mira per l’alta professionalità dimostrata nella vicenda – prosegue Zanoni – Da quanto è emerso dai primi controlli del nucleo NBCR (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico) dei Vigili del fuoco, sembrerebbe esclusa la presenza di radioattività, ma ci sono troppi misteri che chiedono un approfondimento. I fusti, infatti, sono riconducibili alla Marina militare statunitense, alla sua base più grande in Virginia e in particolare all’incrociatore Uss Porter che ha lanciato una sessantina di missili Tomahawk sulla Siria. Inoltre il trasportatore, a cui sono state contestate l’incongruità dei documenti di trasporto e la violazione delle norme sui rifiuti, non ha voluto spiegare la provenienza del materiale e come mai viaggiasse senza le necessarie autorizzazioni”.

 

 

Non dimentichiamo che dietro questi traffici illeciti c’è spesso la criminalità organizzata, in particolare la mafia – avvisa Zanoni – Gli accertamenti fatti dalla Commissione bicamerale sulle ecomafie hanno evidenziato come il Veneto sia oggetto di molti carichi di veleni, perciò la questione assume una gravità ancora maggiore. Serve più determinazione da parte della Regione nell’affrontare il tema del traffico di rifiuti, così come sugli incendi che si verificano con inquietante regolarità nei centri di trattamento, come ho avuto modo di denunciare ormai in una decina di interrogazioni. Zaia pensi maggiormente ai temi ambientali perché hanno conseguenze dirette sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Il Veneto non è solo Prosecco, leggine identitarie o una legge elettorale utile solo a garantire un governo regionale monocolore e una poltrona a vita ai consiglieri leghisti”.

L’Amministrazione Comunale di Preganziol ha istituito la Settimana del Movimento a piedi ed in bicicletta, denominata “Tutti a scuola a piedi ed in bicicletta”, in collaborazione con l’ Istituto Comprensivo di Preganziol, l’Associazione Pedibus, il Comitato Genitori 8MEM di Preganziol.

Questo progetto ha come obiettivo promuovere uno stile di vita sano, partendo dalle giovani generazioni.

 

 

Nella settimana dal 9 al 13 aprile, il Comune di Preganziol invita tutta la cittadinanza adulta a:

– ad accompagnare i figli a scuola a piedi (se possibile seguendo il percorso del Pedibus)

– a camminare in autonomia, sia seguendo i percorsi del Pedibus sia con i gruppi di cammino.

 

Di seguito pubblichiamo un comunicato stampa giuntoci dal Movimento Cinque Stelle, che chiede l’adesione di Mogliano Veneto alla “Rete Italiana Città Sane/OMS”.

 

La Salute è un bene primario. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, così recita l’art. 32 della nostra Costituzione. Ma la Salute non è solo assenza di malattia, quanto un completo stato di benessere fisico, mentale e sociale. La Salute è una risorsa della vita quotidiana.

 

Secondo questa prospettiva, la Città Sana non è quella che ha raggiunto un particolare livello di salute, ma quella che sceglie con energia di migliorarla. La Città Sana è una città che costantemente crea e migliora i contesti fisici e sociali ampliando le risorse della comunità, permettendo ai cittadini di aiutarsi a migliorare tutti gli aspetti della vita e a sviluppare al massimo il proprio potenziale.

 

Una buona salute è una risorsa capitale per lo sviluppo sociale, economico e personale.

Per questo motivo, in data 28 marzo 2018, abbiamo presentato una mozione per impegnare Sindaco e Giunta all’adesione del Comune di Mogliano Veneto all’Associazione Rete Italiana Città Sane-OMS.

Il “Progetto Città Sane” è promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la Salute, che dal 1948 opera con l’obiettivo di assicurare alla popolazione mondiale il più alto livello di salute.

 

L’OMS lavora direttamente con i Governi locali, tramite il suo Centro per la Salute Urbana ed una rete di città (le Città Sane), per supportare i Paesi nel promuovere la concezione e la consapevolezza della salute pubblica, sviluppare le politiche locali per la salute e i programmi sanitari, prevenire e superare le minacce ed i rischi per la salute, anticipare le sfide future per la salute.

 

La “Rete Italiana Città Sane/OMS” offre ai Comuni soci un insieme di risorse importanti per l’attività quotidiana di gestione della salute pubblica. 
Si tratta in parte di strumenti operativi, frutto della ricerca e dell’esperienza italiana, europea e internazionale sull’argomento, e in parte di occasioni di condivisione, di scambio di buone pratiche, di progetti di successo, di modelli di attività, di idee e stimoli, come solo una Rete può offrire.

 

I principali progetti e le attività promosse nell’ambito del Progetto Città Sane – OMS sono ideati, definiti e co-progettati in stretta collaborazione con Aziende Sanitarie, Amministrazioni Pubbliche, Università, Scuole, Associazioni di categoria e volontariato, realtà economiche e produttive pubbliche e private interessate al tema della promozione della salute, con partenariati attivati secondo le esigenze e le finalità delle azioni.

 

Oggi i Comuni in Italia che fanno parte della rete sono oltre 70. Le azioni chiave perseguite sono:

◦  promuovere e realizzare sul territorio azioni intersettoriali con obiettivi di tutela della salute pubblica, sicurezza, solidarietà sociale e condizioni ambientali in linea con i principi ispiratori;

◦  sostenere e valorizzare le esperienze e le progettualità di tutti gli attori del territorio che si riconoscono nelle finalità del Progetto Città Sane;

◦  predisporre Piani per la Salute che si integrino con i progetti e le scelte programmatiche dei Comuni.

 

Ritenendo importanti questi principi, chiediamo che Mogliano Veneto possa perseguire questi obiettivi, attraverso l’adesione alla Rete Città Sane.

Per i 1.363 cittadini veneti danneggiati da complicanze irreversibili a seguito di trasfusioni e somministrazioni di emoderivati sono in arrivo 13 milioni.414 mila 540 euro per il pagamento delle indennità previste dalla legge nazionale 210 del 1992. La somma, di competenza del Ministero della Salute ma non ancora giunta, è stata anticipata dalla Regione del Veneto, tramite l’Ulss 6 Euganea che, da tempo, è delegata alla gestione di questa delicata partita.

 

“Queste persone – sottolinea l’Assessore alla Sanità della Regione ringraziando l’Ulss padovana per l’impegno che profonde ogni anno su tale questione  – si sono giustamente viste riconoscere un diritto dallo Stato, ma poi quello stesso Stato finisce ogni anno per pagare in ritardo. Non è giusto, ed è per questo che, come Regione, abbiamo da tempo deciso di anticipare le somme dovute ai nostri cittadini. Per farlo – ricorda l’Assessore – abbiamo persino dovuto litigare, per fortuna vincendo, con i burocrati romani che ritenevano illegittimo che la Regione utilizzasse fondi sanitari per non far pesare sulla gente l’inefficienza statale”.

 

Lo stanziamento è stato disposto con delibera del Direttore Generale dell’Ulss 6 in data 19 gennaio ed è relativo agli indennizzi per il 2017.

 

A giugno 2016 furono pagati altri 14 milioni di euro, dei quali più di 10 milioni anche allora anticipati dalla Regione attraverso gli uffici amministrativi dell’Ulss Euganea.

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In relazione alle dichiarazioni rilasciate oggi durante il question time in parlamento dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla procedura di plasmaferesi offerta in Veneto nell’ambito delle iniziative assunte per la tutela della salute delle persone coinvolte nell’inquinamento da Pfas, la Direzione Regionale Sanità precisa quanto segue:

 

“La possibilità di utilizzare la plasmaferesi per la disintossicazione del sangue dalla presenza di Pfas, offrendo tale terapia ai cittadini, è stata comunicata preventivamente al Ministero della Salute con lettera a firma del Direttore Generale Domenico Mantoan in data 4 luglio 2017, con allegate le delibere nr.851/2017 e 854/2017. Nessuno, fino a oggi, ha segnalato alcuna controindicazione né la necessità di una sperimentazione preventiva.

 

La procedura è stata avallata dagli esperti della sanità regionale con valutazioni favorevoli e scientificamente documentate, pressochè opposte rispetto a quelle esternate oggi dal Ministro, nonchè autorizzata dal Comitato Etico Regionale del Veneto.
La plasmaferesi offerta ai cittadini con i maggiori tassi di inquinamento del sangue è già stata eseguita su 106 pazienti adulti (nessun bambino o adolescente) che l’hanno richiesta, con ottimi esiti di diminuzione della presenza di Pfas e senza che si sia verificato alcun effetto collaterale. Sarà nostra cura inviare al Ministro ampia e rigorosa documentazione scientifica su questo dato di fatto.

 

L’attività a cui fa riferimento il Ministro è stata indicata espressamente nella delibera regionale del mese di giugno sulle attività da mettere in essere rispetto al grave problema ambientale e di salute, ed è iniziata a settembre, dopo averne dato comunicazione a Ministero e Istituto Superiore di Sanità.
Sorge spontaneo chiedersi cosa sia cambiato da allora ad oggi e come mai, trattandosi di un rischio come quello ipotizzato oggi dal Ministro, non ci sia stata data di questo tempestiva comunicazione e si sia atteso un question time il 13 dicembre per lanciare un siffatto allarme.

 

Si rimane di conseguenza in attesa di ricevere con urgenza dal Ministero la documentazione scientifica sulla quale il Ministro si è basata per le sue dichiarazioni e nuove, puntuali indicazioni sulle terapie alternative eventualmente da mettere in atto per la salvaguardia della salute dei cittadini.
Si ricorda che la plasmaferesi era inserita nelle motivazioni con le quali è stato chiesto un finanziamento al Ministero della Salute che, a seguito della richiesta, ha messo a disposizione la somma di due milioni di euro”.

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“L’assistenza ai malati di Aids e alle persone positive all’Hiv in Veneto è composta da una rete efficiente e qualificata. La malattia c’è, il pericolo di contrarla non è assolutamente svanito. Di conseguenza nulla è lasciato al caso e al fronte ci sono le nostre migliori professionalità specifiche”.

 

Lo fa notare l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, in relazione alla diffusione del Rapporto Annuale sull’Aids in Veneto, redatto dalla Direzione Prevenzione della Regione.

 

“L’assistenza ai pazienti in Veneto – dice Coletto descrivendo la Rete –  è affidata alle U.O.C.  di Malattie Infettive, dislocate nei capoluoghi di provincia (Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia-Mestre, Verona, Vicenza) e in tre altri centri locali (Santorso in provincia di Vicenza, Legnago e Negrar in provincia di Verona).  In queste strutture ed in altre dislocate a livello territoriale è possibile sottoporsi al test per HIV in modo anonimo e gratuito e senza impegnativa del Medico di Medicina Generale, e, le persone con infezione possono ricevere le cure appropriate”.

 

“La privacy dei pazienti – garantisce l’Assessore – è assicurata secondo quanto previsto dalla normativa nazionale (legge 135/90) e regionale e una volta documentata l’infezione, è prevista una esenzione della quota di partecipazione (ticket) che rende completamente gratuite le procedure diagnostiche e terapeutiche”.

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