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In relazione ad articoli di stampa relativi al rilascio dei provvedimenti autorizzativi dell’impianto Cosmo di Noale e il deposito di ingenti volumi di materiale prodotto e depositato in detto impianto nella Cava Campagnole in comune di Paese, appurato che è stata effettuata una maldestra e falsa rappresentazione e ricostruzione delle procedure amministrative succedutesi nel tempo, e che l’informazione che ne risulta – anche per la totale assenza di verifiche – non è soltanto gravemente errata ma si riverbera ingiustamente a danno dell’Amministrazione regionale, l’Ufficio stampa della Giunta regionale puntualizza che:

 

1)    Il Comitato regionale VIA è un organismo eminentemente tecnico di cui non fa parte alcun membro appartenente alla Giunta regionale, ragione per la quale non si vede come possa essere coinvolto l’Assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin.

 

2)    Il comitato regionale VIA si esprime sulla compatibilità ambientale di opere o progetti (procedura di VIA ordinaria) e, come nel caso citato da alcuni giornali trevigiani, verifica se la modifica a un impianto, già in possesso delle autorizzazioni  debba, a sua volta, essere assoggettata a nuova procedura ordinaria di VIA, in ragione di effetti ambientali eventualmente correlati alla stessa modifica proposta.

 

3)    La recente procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, esauritasi con un parere di non assoggettamento espresso a maggioranza dei componenti del Comitato VIA, riguarda la richiesta di selezione di 5.000 mc di rifiuti (tre cumuli), contenenti particelle di amianto da tempo oggetto di sequestro preventivo dell’autorità giudiziaria nella cava in parola (attività di selezione da effettuarsi nell’impianto autorizzato della ditta in Comune di Noale). Si sottolinea che la richiesta è stata presentata dalla ditta a seguito dell’ordinanza di rimozione dei cumuli in questione (in numero di tre) ordinata dal sindaco di Paese, a valle di una conferenza di servizi indetta nel gennaio scorso dallo stesso Sindaco, per la soluzione del problema, e in forza del diniego del medesimo sindaco di far operare la selezione dei rifiuti in loco al fine di eliminare le particelle di amianto dai cumuli.

 

4)    Il comitato VIA non ha autorizzato alcunché, né avrebbe avuto la competenza per farlo; ha emesso invece, a seguito di approfondito esame che ha coinvolto, per gli aspetti ambientali ed igienico sanitari, sia ARPAV che l’Asl competente per territorio, un parere di non assoggettamento a VIA dell’istanza, con numerose e pesantissime prescrizioni da osservarsi obbligatoriamente dalla ditta nel caso in cui intendesse chiedere l’autorizzazione a selezionare provvisoriamente (cioè soltanto per un periodo limitato) i 5.000 mc di rifiuti, già oggetto di sequestro preventivo e gravati da ordine sindacale di rimozione. Si ripete e si sottolinea: nessuna legittimazione o autorizzazione alla ditta di selezionare rifiuti contenenti amianto nell’impianto di Noale consegue al parere di non assoggettamento a VIA pronunciato dal Comitato regionale VIA. Le prescrizioni contenute nel parere del Comitato VIA sono state impartite per la massima tutela e salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica e a garanzia della provvisorietà delle lavorazioni che potranno essere autorizzate solo ed esclusivamente per un tempo definito e limitato.

 

5)    In modo strumentale e privo di nesso causale, gli articoli mettono in relazione la predetta procedura di verifica di assoggettamento a VIA con l’ingente volume depositato nel tempo dalla ditta Cosmo ed oggetto di recentissimo sequestro dalla autorità giudiziaria (martedì scorso). Ebbene le oltre 200.000 tonnellate di materiale appena sequestrato, risultano essere state depositate indebitamente dalla ditta nel corso degli ultimi anni in una cava tuttora in esercizio la cui autorizzazione regionale alla coltivazione è rilasciata in capo a soggetto terzo. Detto deposito, fin dal 2016 è stato oggetto di diffide alla rimozione da parte della Regione, diffide risultate inottemperate. Si fa presente che non solo i rifiuti, ma anche il materiale in questione (all’epoca prodotto dall’impianto di recupero rifiuti della ditta Cosmo e considerato come materiale nelle forme usualmente commercializzate, o materia prima secondaria – (MPS) non avrebbe potuto essere depositato nella cava ancora in esercizio.

 

6)    I cronisti nulla riferiscono in ordine alla richiesta di variante allo strumento urbanistico comunale proposta mesi fa dal Sindaco del Comune di Paese che, tra l’altro, riguarda anche l’area in questione. La procedura di variante urbanistica, come è noto, richiede l’esperimento della preventiva procedura di VAS (valutazione ambientale strategica) obbligatoria per l’approvazione di Piani (e loro varianti) e programmi.

 

7)    Importante sottolineare che detta procedura di verifica di assoggettabilità a VAS della variante in questione, che mirerebbe ad una completa trasformazione territoriale, è stata formalmente sospesa dalla Regione nel marzo 2018 in attesa di chiarimenti e precisazioni  da parte del Comune, alla luce delle perplessità legate alla sostenibilità ambientale della richiesta stessa ed in ragione di una serie di dubbi appalesati dall’Arpav non tanto sui tre cumuli contenenti amianto, di cui si è detto, ma sulla probabile cessione di sostanze inquinanti nelle matrici ambientali, sottostanti il deposito, dell’ingente materiale da tempo indebitamente depositato nella cava dalla ditta Cosmo.

 

8) Ad ogni buon conto, tutta la documentazione sarà presentata all’autorità giudiziaria competente per territorio per le valutazioni del caso.

 

Sarebbe stata sufficiente una telefonata ai competenti uffici regionali per ottenere chiarimenti tecnici.

Martedì mattina sono state sequestrate oltre 280.000 tonnellate di rifiuti inquinati e contaminati, stoccati in una cava di Paese e in una cava di Noale.

 

L’esponente del PD e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni esprime il proprio disappunto a riguardo, lamentando: “Avevo denunciato attraverso due interrogazioni, il 2 agosto e il 30 ottobre del 2017, la grave situazione di Cava Campagnole e il famigerato accordo pubblico-privato tra il Comune di Paese, Cosmo Ambiente e ditta Canzian. Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Partito Democratico anziché trattare tutti con sufficienza e arroganza non si troverebbe in questa grave e imbarazzante situazione”.

 

“Esprimo estrema soddisfazione e mi complimento con i Carabinieri forestali, nonché con tutti gli inquirenti per l’operazione effettuata che fa finalmente luce sull’ennesimo traffico illegale di rifiuti, contenenti anche rame, nichel, piombo, selenio e addirittura amianto che arrivavano a Noale e poi a Paese anche da fuori Veneto e successivamente venivano miscelati con l’aggiunta di calce, leganti e cemento per ottenere l’effetto diluizione ed essere così venduti e utilizzati come materiali inerti nei vari cantieri. Tutto ciò, ovviamente, con gravi rischi per l’ambiente a causa del rischio di rilascio di inquinanti nel suolo e nell’acqua con le relative contaminazioni. Un’operazione imponente – sottolinea Zanoni – a cui hanno partecipato, su delega della Procura della Repubblica di Venezia i Carabinieri forestali del comando di Mestre e del comando di Venezia, i Carabinieri di Treviso, Paese e Venezia, del 14° Gruppo elicotteri di Belluno, in seguito alle indagini durate più di tre anni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Venezia e svolte dal comando dei Carabinieri forestali di Mestre in collaborazione con l’Arpav del capoluogo”.

 

L’esponente democratico trevigiano va poi all’attacco dell’amministrazione di Paese: “Avevo denunciato la gravità dell’accordo del 25 maggio 2017 approvato in fretta e furia dalla maggioranza Lega-Forza Italia in Consiglio comunale su cava Campagnole, impedendo ai cittadini e alle associazioni di categoria e sociali di conoscere in modo approfondito i contenuti così come prevede la legge. La cosa ancora più grave è che il Comune aveva sottoscritto l’intesa senza fare mai il benché minimo riferimento al fatto che questo sito fosse già allora interessato da un sequestro penale di tre lotti di rifiuti addirittura pericolosi contenenti persino amianto da parte della Procura della Repubblica di Venezia, circa 5.000 metri cubi per capirci. Inoltre era oggetto di un contenzioso con la Regione Veneto per stoccaggio illegale di materiali non conformi e incompatibili con l’attività di cava, circa 45.000 metri cubi, con ripetute diffide per il loro asporto. La Giunta Pietrobon – continua – aveva presentato l’accordo ai cittadini, riconoscendone addirittura un rilevante interesse pubblico, con toni trionfali parlando di realizzazione di un polmone verde, un’area giochi per bambini, zona recintata per sgambatura per cani’ mettendo però le basi per attività future che nulla hanno a che vedere con il green grazie ad un cambio di destinazione d’uso dell’area”. 

 

Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Pd – prosegue – ora non si ritroverebbe con un accordo pubblico-privato scritto sopra una montagna colossale di rifiuti. Avevo dichiarato già allora che l’intesa puzzava di bruciato, ora alla luce di questa operazione, dico che è stato scritto sul marcio di una montagna di rifiuti contenenti metalli e materiali pericolosi! E pensare che all’epoca qualcuno parò di volumi pari ad un pacchetto di sigarette. Chissà quanti se ne possono riempire con 200mila tonnellate! A Pietrobon dico che chi è causa del suo mal pianga se stesso e aggiungo che adesso non gli resta che fare, di corsa, l’unica cosa logica e saggia, anche per mettere il Comune al riparo di gravi conseguenze, ovvero l’immediata recessione di quell’irrazionale e grave accordo, fatto con soggetti inquisiti, che allora vide delle crepe anche in maggioranza”.

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