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In Veneto centinaia di insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, in possesso di diploma magistrale ma non di laurea in Scienze primarie (richiesto ora ma non al tempo dell’assunzione), hanno perso il posto per titolo di studio, considerato non adeguati, dopo decine di anni di insegnamento e aver svolto incarichi di responsabilità. 

 

Interviene in loro difesa, ancora una volta, l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. “Amareggia e stupisce – afferma la titolare delle Politiche regionali per l’Istruzione – che questo governo si sia dimenticato dei propri insegnanti diplomati magistrali che non hanno nemmeno il sussidio di disoccupazione. Per loro nessun reddito di cittadinanza e, peggio, nessun riconoscimento del ruolo di educatori che dovrebbe essere prioritariamente tutelato proprio dallo Stato”.

 

“Maestre diplomate, ma senza laurea, sono state lasciate a casa nonostante le reiterate promesse di una soluzione politica. Sono state licenziate e sono quindi escluse dalle Graduatorie ad esaurimento. Non hanno nemmeno diritto alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione e restano in un limbo. Inoltre, beffa ulteriore, pur essendo state espulse dalla scuola, risultano ancora dipendenti per l’Inps e quindi il Tfr è a rischio”.

 

“Di fronte ad una vicenda paradossale come questa – conclude l’assessore –  sono sempre più convinta che l’autonomia sia una condizione necessaria, perché responsabilizzerebbe maggiormente la classe politica e determinerebbe scelte decisamente più giuste ed eque nei settori strategici della funzione pubblica, dove la scuola non può che rappresentare la priorità”. 

L’8 marzo sarà sciopero per 10mila maestre attualmente impiegate nelle scuole primarie del Veneto.

 

Lo sciopero è stato proclamato dai CUB Scuola del Veneto, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 27 febbraio, in merito ai diplomi magistrali, che taglierebbe fuori dalle graduatorie a esaurimento per l’insegnamento la categoria dei diplomati magistrali.

 

Per il Veneto questo significa il licenziamento di circa 10mila docenti a tempo indeterminato.
Questi licenziamenti non solo toglieranno stabilità economica alle maestre, ma lasceranno anche senza insegnanti le classi della scuola primaria.
Il CUB Scuola del Veneto chiede quindi un intervento immediato per fermare questi licenziamenti di massa.

 

Fonte: Venezia Today

Ricordare e celebrare, con un pizzico di malinconia, gli insegnanti che hanno formato centinaia di giovanissimi studenti nel corso degli anni a Mogliano Veneto: questo il senso dell’incontro di sabato 1° dicembre, alle ore 17, presso la Sala del Consiglio Comunale di Mogliano in Piazza dei Caduti.

 

All’evento parteciperanno i maestri e le maestre storiche del comune Nandino Cadamuro, Renata Chinellato, Giuliana Gandin, Elena Soci e Toni Boldrin.

 

A introdurre la serata Lucio Carraro, maestro e scrittore. Interverranno inoltre il sindaco di Mogliano Veneto, Carola Arena, e il presidente dell’associazioneMojan“, Agostino Zanardo.

 

 

 

 

Le maestre si turnano per garantire a tutte il posto di lavoro

 

L’asilo parrocchiale paritario di Roncade è vittima del calo delle iscrizioni a causa della denatalità. Rispetto ai 160 bambini iscritti cinque anni fa, nel 2018 se ne sono iscritti solo 100.

 

Per conservare a tutte il posto di lavoro, le 17 maestre dell’asilo hanno deciso di ridursi l’orario, attuando così una specie di paracadute sociale.

 

Hanno istituito dei turni di lavoro per permettere a tutte 17 di lavorare anche se a tempo ridotto, garantendo allo stesso tempo un servizio completo ai bambini e alle famiglie.

 

Il Sindaco di Roncade, Pieranna Zottarelli, precisa in merito: “Hanno attuato un contratto di solidarietà così nessuna resta a casa, tenendo conto del numero ridotto dei bambini. Brave e generose, un’espressione di adattamento che fa bene al cuore.”

 

“Così facendo non c’è alcun problema per il prossimo anno, in cui ricorre anche il centenario dell’asilo. Il Comune fa tutto il possibile per salvare questi due asili, uno in centro storico e l’altro a Biancade. Noi contribuiamo con un importo di circa 700 euro l’anno per bambino iscritto.”

 

Il Sindaco si è attivata da tempo, impegnando il Comune con un cospicuo contributo annuo per le scuole paritarie. Questi due istituti sono gli unici a sopperire alle necessità di chi ha figli in età prescolare.

Nelle giornate di mercoledì 2 e giovedì 3 maggio, il personale docente e non docente delle scuole primarie di primo grado ha scioperato, provocando disagi a macchia di leopardo in tutto il comune di Venezia e della Città Metropolitana. Giovedì, migliaia di insegnanti si sono recati a Roma sotto la sede del ministero della Pubblica istruzione per manifestare.

 

In Italia sono circa 50 mila i “docenti magistrali” che si sono visti annullare la loro assunzione a tempo indeterminato (avvenuta negli anni scorsi sotto condizione) e la permanenza nelle graduatorie a esaurimento dopo la sentenza del Tar, il quale non riconosce valido il titolo acquisito per l’insegnamento di ruolo.

 

La protesta più clamorosa, come riportato sulla Nuova Venezia, arriva con lo sciopero della fame intrapreso da una trentina di insegnanti, di cui una ventina operanti all’interno della Città Metropolitana, in possesso del diploma magistrale. Due delle fautrici di questa forte azione sono Elenia Boscolo Firi ed Elena Tallon, docenti rispettivamente a Camponogara e Meolo. La stessa Tallon, spiegando il motivo della protesta, dichiara: «La sentenza del Consiglio di Stato, dopo anni di ricorsi, ha negato alle insegnanti precarie in possesso del diploma magistrale di poter accedere alle graduatorie a esaurimento, cioè le graduatorie che permettono di poter diventare maestre di ruolo. Poi qualche settimana fa ci è arrivata la mazzata finale: il parere favorevole dell’Avvocatura di Stato alla sentenza del Consiglio di Stato. Non possiamo che dire no a tutto questo, ieri abbiamo fatto lezione senza toccare cibo da lunedì scorso. Abbiamo ricevuto la massima solidarietà dalle famiglie».

 

I docenti magistrali continueranno lo sciopero della fame con la triste consapevolezza che, nel caso in cui non si arrivasse a una soluzione, rischieranno concretamente il licenziamento.

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