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Seicento metri lineari di recinzione e duemilaquattrocento metri di filo elettrificato sono stati installati dai tecnici della Regione Veneto insieme ai volontari della sezione Grandi Carnivori del CAI Veneto a Malga Campo Cavallo, nella piana di Marcesina, in comune di Enego, per proteggere il gregge dell’azienda Cortese Denis dalle predazioni del lupo. Si tratta dell’ottavo intervento della Direzione Agroambiente Caccia e Pesca della Regione Veneto, in accordo con la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni e con il supporto del CAI, a tutela degli allevatori che portano il loro bestiame d’estate nelle malghe dell’Altopiano di Vicentino.

 

Nella notte del 31 luglio scorso un branco di predatori aveva fatto strage di 43 pecore a Malga Campo Cavallo, cogliendo l’opportunità di assalire il gregge del Cortese il quale era stabulato all’interno di una adeguata recinzione mobile fornita in comodato d’uso gratuito dalla Regione Veneto, ma che non rispettava i parametri minimi di elettrificazione. All’indomani, nel corso del sopralluogo tecnico per accertare l’entità del danno, il responsabile dell’unità della Regione Veneto distaccata presso l’Unione montana dei comuni dell’Altopiano, Emanuele Pernechele, ha consigliato all’allevatore di installare una recinzione semi-permanente nei pressi della malga per una lunghezza complessiva di circa 600 metri e con almeno 4 ordini di filo, offrendo gratuitamente materiale, supporto tecnico e logistico. “All’interno di questo perimetro – spiega Pernechele, che, assieme al tecnico incaricato dalla Regione Manuele Panozzo, ha diretto i lavori di installazione – l’allevatore andrà a stabulare le pecore durante la notte che a loro volta saranno rinchiuse in un recinto mobile: ci sarà quindi un doppio recinto, per evitare non solo che i lupi si avvicinino pericolosamente alle pecore, ma anche l’effetto trappola che uno spazio chiuso può ingenerare in un gregge impaurito dalla presenza del lupo”.

 

La Regione Veneto ha fornito reti, pali in vetro resina, filo elettrificato ed elettrificatore con pannello solare e tutti gli accessori in comodato d’uso gratuito, fino al termine della stagione di monticazione. L’allevatore invece si è procurato la batteria e ha messo a disposizione i pali di legno già presenti in loco e l’attrezzatura necessaria.

 

Al termine delle operazioni di installazione delle recinzioni, l’impianto di elettrificazione è stato correttamente messo in funzione, consentendo fin da subito l’ingresso delle pecore nell’area di pascolo protetta. 

 

“Di fronte alla minaccia arrecata dal lupo alle attività di pascolo e di allevamento all’aperto – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – la Regione sta assicurando non solo il pieno indennizzo dei capi vittime delle predazioni, ma soprattutto pronta assistenza ad allevatori e pastori. In 8 casi su 10 gli attacchi del lupo hanno preso di mira bestiame privo di qualsiasi tipo di protezione oppure contenuto in recinti inefficienti o realizzati in modo inadeguato. Per questo la Regione sta intervenendo, con i propri tecnici e con proprie risorse, per installare protezioni idonee e aiutare gli allevatori ad adottare tutte le strategie di prevenzione a difesa dell’attività delle 700 malghe presenti nel territorio regionale e della sopravvivenza dell’economia montana”. 

 

La Regione Veneto – ricorda l’assessore – ha stanziato quest’anno 200mila euro per gli indennizzi agli allevatori colpiti, ha portato a 160 mila euro il fondo per finanziare interventi di prevenzione, come i recinti elettrificati e i dissuasori acustici, e sta sperimentando, prima in Europa, il progetto di barriere virtuali per esemplari geolocalizzabili mediante radiocollare. Inoltre, mette a disposizione un milione di euro del Programma di sviluppo rurale per sostenere al 100%, le spese degli allevatori per recinzioni mobili, semipermanenti e fisse, dissuasori acustici e sistemi di allarme. Sulla base dei parametri minimi stabiliti dalla Regione, sarà l’allevatore stesso a scegliere la tipologia degli strumenti di prevenzione da acquistare a seconda delle caratteristiche del suo pascolo, alpeggio ed allevamento. Per sostenere questa scelta sarà guidato dai tecnici esperti della Regione Veneto. Il bando per presentare domanda di finanziamento (Misura 4.4.3) resta aperto sino al 3 settembre.

 

“Nell’ambito delle nostre competenze regionali – conclude l’assessore – abbiamo adottato ogni possibile strumento utile e continueremo a farlo, d’intesa con le associazioni degli allevatori e i rappresentanti del territorio, per difendere l’ecosistema montano e gestire la presenza dei grandi carnivori. Purtroppo non abbiamo trovato alcuna interlocuzione con il ministero dell’Ambiente che, nonostante i nostri pressanti inviti a incontrare allevatori e abitanti dell’Altopiano e della Lessinia e le ripetute richieste istituzionali avanzate con le regioni contermini di un vero piano di gestione e contenimento del lupo, ha continuato a ignorare il problema crescente delle predazioni e tutte le nostre proposte per una gestione attiva della specie predatrice”.

Due notti fa, nell’area vicentina del Monte Grappa è avvenuta la prima cattura in Veneto di un esemplare di lupo al quale è stato apposto il radiocollare satellitare che d’ora in poi ne monitorerà tutti gli spostamenti.

 

Si tratta di una femmina adulta del peso di 35 Kg, in buone condizioni, non allattante. Non appena catturata, secondo le modalità del protocollo di intervento approvato dall’ISPRA e dal ministero dell’Ambiente, la lupa è stata sedata per effettuare le misurazioni biometriche, i prelievi per la genetica e apporre il radiocollare.

 

Subito dopo l’esemplare è stato rilasciato. Ora il radiocollare, mediante segnali Gps, consentirà di seguirne con regolarità comportamenti e spostamenti e di attivare, in via sperimentale, nuovi sistemi di allerta rapida, ogni qualvolta l’animale supererà le cosiddette ‘barriere virtuali’ per la sicurezza degli allevatori della zona.

 

Il monitoraggio del radiocollare rientra nelProgetto sperimentale per la gestione proattiva del lupo in Veneto attraverso catture e telemetria satellitare”, finanziato con 150 mila euro dalla Regione Veneto e affidato al gruppo lavoro messo in campo dal Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Sassari, con il coordinamento scientifico del professor Mario Apollonio. 

 

La prima cattura con radiocollare effettuata nel territorio regionale è avvenuta nell’area del Monte Grappa, dove si segnala la presenza stabile di un branco dall’inverno 2016/2017. Sul Grappa il complesso lavoro di monitoraggio, appostamento e cattura ha avuto maggior fortuna, anche grazie alla minor presenza di turisti e villeggianti rispetto alle aree della Lessinia e Altopiano di Asiago.

 

 

Un commento dell’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan

“Grazie al posizionamento del radiocollare – evidenzia l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, che ha dato avvio al progetto sperimentale – sarà ora possibile testare i nuovi sistemi di allerta rapida, in grado di segnalare l’approssimarsi dell’animale a determinate aree sensibili. Ringrazio gli allevatori e il mondo venatorio locale che, in questi giorni, hanno collaborato e supportato il gruppo di lavoro dell’università di Sassari negli appostamenti e nel paziente lavoro di ‘aggancio’ dell’animale. Grazie alla loro disponibilità e attiva collaborazione, sarà ora possibile testare il nuovo sistema sperimentale di ‘virtual fances’e di allerta rapida. La collaborazione di allevatori e malghesi è fondamentale per mettere alla prova e affinare i nuovi sistemi tecnologici, che – se avranno successo – rappresenteranno un modo alternativo ed incruento per gestire la presenza del lupo in ambienti antropizzati e in aree vocate all’allevamento”. 

 

“A fine estate, una volta terminata la stagione turistica, oltre alla sperimentazione dei sistemi di allerta in Grappa, riprenderanno le sessioni di cattura anche nelle altre aree del Veneto dove si segnala la presenza del lupo, a cominciare da Lessinia e Altopiano di Asiago: obiettivo del progetto – ricorda l’assessore Pan – è poter disporre di un maggior numero di animali radiocollarati, con i quali sperimentare i nuovi sistemi di prevenzione in contesti ambientali diversi, in particolare là dove le condizioni di gestione dell’allevamento non consentono di installare i tradizionali recinti di protezione”. 

La Regione Veneto raddoppia i fondi regionali messi a disposizione quest’anno per la prevenzione delle predazioni da lupi e altri grandi carnivori. Con l’affidamento odierno ad AVEPA di ulteriori 62 mila euro, la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, ha portato quest’anno a 120 mila euro le risorse del fondo regionale per la prevenzione dei danni causati a greggi e mandrie dall’assalto dei grandi carnivori.

 

 

Nel 2019 già accertati 148 capi uccisi e 26 dispersi 

Nel primo semestre 2019 gli attacchi del lupo in Veneto hanno causato la morte di 148 capi di bestiame (in prevalenza ovini e caprini), il ferimento di 13 e la dispersione di altri 26. Dati che, al momento, sembrano in leggera flessione rispetto al 2018, quando su base annua si registrarono 400 capi di bestiame uccisi, 50 feriti e 125 dispersi per un totale di 196 eventi di predazione, venti in più rispetto al 2017. Quest’anno particolarmente bersagliata risulta essere l’area della Lessinia, dove tra maggio e giugno, in poco più di un mese, il lupo ha attaccato e ucciso per 25 volte.

 

 

“Come sempre la Regione garantisce l’indennizzo al 100% di tutti i danni diretti e indiretti subìti a causa delle predazioni da lupo e da altri grandi carnivori: abbiamo già stanziato per quest’anno 200.000 euro a tale scopo”, conferma l’assessore Pan – “e accelerato al massimo le pratiche di indennizzo: risultano già  istruite tutte le istanze pervenute nel 2019, per un valore complessivo di 61.461 euro, di cui 43.591 già impegnati, e sono già state liquidate con quasi 10 mila euro le 15 istanze relative a predazioni avvenute a fine 2018 ma pervenute ad inizio anno”.

 

Assessore Pan: “Più prevenzione. Nell’80% dei casi il bestiamo non era protetto”

“Di fronte alla minaccia arrecata dal lupo alle attività di pascolo e di allevamento all’aperto la Regione assicura tutte le risorse necessarie e il massimo sforzo per velocizzare i tempi e aiutare gli allevatori nelle pratiche di indennizzo – prosegue Pan – ma ricordo che oltre l’80 per cento delle predazioni è avvenuto nei confronti di bestiame privo di qualsiasi forma di protezione o contenuto in recinzioni non adeguate. Per cui torno ad invitare pastori e allevatori a investire negli strumenti di prevenzione: oltre alle proprie risorse, la Regione mette a disposizione un milione di euro del Programma di sviluppo rurale nel biennio 2019-2020 per sostenere, sempre al 100%, le spese degli allevatori per recinzioni mobili, semipermanenti e fisse, dissuasori acustici e sistemi di allarme. Il bando per presentare domanda di finanziamento (Misura 4.4.3) resta aperto sino al 3 settembre”.

 

La Regione conferma anche la presenza diretta di 4 tecnici e di uno sportello dedicato nelle aree montane e pedemontane più a rischio per fornire informazioni, consulenza e orientamento agli allevatori nella programmazione e installazione delle misure di prevenzione e nella predisposizione delle istanze di finanziamento.

 

“Indennizzi, misure di prevenzione ed esperti localizzati nelle aree più a rischio, a servizio degli allevatori, sono le misure che la Regione ha attivato, nell’ambito delle proprie competenze e di concerto con le categorie interessate, al fine di contenere i danni causati dal lupo e dagli sporadici – al momento – esemplari di orso presenti nel nostro territorio. Ma condivido la preoccupazione del modo agricolo e degli allevatori in quota per la sopravvivenza delle attività di malga e il benessere di greggi e mandrie al pascolo. Tuttavia ulteriori e più efficaci strategie di contenimento della presenza del lupo potranno essere adottate solo se autorizzate dal Piano nazionale di gestione della specie: Piano di competenza del ministero dell’Ambiente e che il Veneto, insieme ad altre regioni, sta attendendo da anni e continua a sollecitare in tutte le sedi istituzionali, anche attraverso il puntuale aggiornamento dei dati sull’attività predatoria”.

In questi giorni in Regione si sta avviando la stagione dell’alpeggio, migliaia di animali saranno trasferiti dalla pianura ai pascoli di montagna, nelle zone dove oramai da anni si sono insediati i lupi. Sarà quindi inevitabile che nelle situazioni dove non sono stati attivati i sistemi di prevenzione dalle predazioni, si assista agli attacchi dei lupi nei confronti degli animali privi di difese e non custoditi dai pastori.

 

“Ma oramai le predazioni sono un fenomeno che accade tutto l’anno – chiarisce Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV, Area Animali Selvatici – come dimostrato da quanto accaduto nei mesi scorsi in Lessinia e non potrebbe essere altrimenti visto che oramai i lupi sono entrati a far parte della fauna selvatica stanziale della Regione.”

 

Tuttavia, nonostante sia oramai chiaro che i lupi sono ricomparsi sul territorio per restarci, l’amministrazione regionale continua a trattare il fenomeno come si trattasse di arginare un’emergenza.

 

Per questo motivo LAV ha incontrato l’assessore regionale all’agricoltura Pan. Nel corso dell’incontro sono stati esposti i risultati raggiunti dalla piattaforma locale sulla convivenza tra lupo e attività umane, organizzata nei mesi scorsi a Grosseto per volontà dalla Commissione Europea alla quale la LAV ha dato un contributo fattivo e concreto. Fra le numerose azioni elaborate dalla piattaforma, che ha visto confrontarsi allevatori, cacciatori, caseifici, amministratori, associazioni ambientaliste e animaliste, è stata portata all’attenzione dell’assessore Pan la necessità che le istituzioni regionali riconoscano l’impegno di quegli allevatori che adottano i sistemi di prevenzione delle predazioni, anche favorendo il loro accesso ai finanziamenti erogati dal PSR.

 

Durante l’incontro la LAV, partendo dalla considerazione che le uccisioni dei lupi, oltre a essere illegali, non comportano alcuna riduzione delle predazioni, ha posto l’accento sulla necessità che l’impegno della Regione non possa essere limitato alla fornitura delle recinzioni anti-lupo, ma debba essere integrato da una costante azione di verifica della loro corretta messa in opera, pena l’inefficacia del sistema. Come dimostrato da una ricerca effettuata dal ministero dell’Ambiente della Slovenia, il quale ha verificato che solo la corretta installazione e manutenzione delle recinzioni elettrificate garantisce la totale protezione degli animali negli allevamenti dai lupi.

 

“Ciò che abbiamo voluto chiarire con l’assessore Pan – prosegue Vitturi – è il fatto che oramai il lupo è una presenza stabile sul territorio regionale e per questo le predazioni non possono più essere considerati fenomeni transitori”.

 

Per questo motivo è necessario che la Regione Veneto predisponga un progetto onnicomprensivo, attivo tutto l’anno sull’intero territorio regionale, che preveda azioni a più livelli per la prevenzione delle predazioni, attivando le soluzioni più efficaci e garantendone il corretto utilizzo e manutenzione.

 

“Il lupo è tornato su tutto l’arco alpino per restarci – conclude LAV – prima gli allevatori e le istituzioni prenderanno atto di questa realtà, adottando le misure di prevenzione conseguenti, prima saranno bloccate le predazioni e la convivenza potrà realizzarsi nel pieno rispetto del lupo”.

I Verdi del Veneto tirano un momentaneo sospiro di sollievo nell’apprendere che in Consiglio Regionale non si è voluto discutere la legge che avrebbe consentito la caccia al lupo e ringraziano i Consiglieri del PD che si sono dati da fare per cercare di fare lobby positiva sulla Regione.

 

Nonostante questo improvviso dietrofront su una norma che da sempre abbiamo considerato irragionevole e senza alcun presupposto ambientale e scientifico, ancora, qualche rappresentante che sostiene la maggioranza di governo, sostiene che “il lupo si nutre di carne viva e si sta sempre più avvicinando più alla pianura abitata, con evidente pericolo per gli esseri umani, già aggrediti in varie regione di Italia”, seminando il terrore mediatico tra la popolazione a suon di Fake News.

 

Facciamo presente che non ci risultano nessun tipo di aggressioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo in tutta Italia, presente soprattutto negli Appennini da decenni. Lupi che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno proliferando. Si consiglia, al proposito  tutti consiglieri regionali di guardare un bel video dell’accademico e saggista George Monbiot su TED dove si parla della rinascita ecologica del Parco di Yellowstone negli USA grazie proprio alla presenza del lupo ed alla sua funzione di controllo su altre specie e i suoi effetti indiretti persino su un migliore sviluppo della vegetazione (cfr. https://www.ted.com/speakers/george_monbiot).

 

Per cui chiediamo a chi ha intenzione di continuare a raccontare le favole di Cappuccetto Rosso di basarsi sulla realtà e evitare di spingere per far tornare al Medioevo la nostra Regione.

 

Ci risulta inoltre che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

 

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece necessario, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia e vanno applicate con continuità e soprattutto con incentivi veri anche qui in Veneto.

 

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali  a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da agronomi-forestali, naturalisti, biologi, e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo.
Il Presidente Zaia cosa dice?

Domani andrà in votazione, nell’Aula del Consiglio Regionale, la Proposta di Legge Regionale “MISURE DI PREVENZIONE E DI INTERVENTO CONCERNENTI I GRANDI CARNIVORI”, fortemente voluta dalla maggioranza nonostante configuri gravi profili di illegittimità costituzionale, così come dimostrato dalle identiche leggi che la scorsa estate sono state approvate dalle province Autonome di Bolzano e Trento. Leggi che hanno subìto l’immediata censura del Ministro Costa che ne ha annunciato l’impugnazione avanti la Corte Costituzionale.

 

Ma evidentemente la lezione subita dalle due Province Autonome non è stata compresa dai Consiglieri veneti, che si accingono ad approvare una legge che è già risaputo che non potrà mai produrre effetti, configurandosi esclusivamente come un’operazione di propaganda politica voluta da alcuni Consiglieri già noti per le loro posizioni antilupo.

 

“Appena la legge sarà approvata presenteremo immediatamente istanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché sia subito impugnata avanti la Corte Costituzionale – dichiara Mara Garbuio, responsabile della sede LAV di Treviso – non possiamo tollerare un atto di tale arroganza politica che non ha nulla a che vedere con la prevenzione dei conflitti con le attività umane”.

 

È infatti risaputo che l’uccisione dei lupi non contribuisce affatto alla prevenzione delle predazioni, che possono addirittura aumentare a causa della destrutturazione dei branchi. Solo l’adozione di serie misure di prevenzione può garantire la presenza delle attività umane nei territori occupati dai lupi.

 

“Se anche un solo lupo dovesse essere ucciso a causa dell’approvazione di questa legge-farsa, faremo immediatamente ricorso alla Corte dei Conti per il danno erariale prodotto dai Consiglieri Regionali che l’hanno approvata – conclude la LAV”.

 

Bisogna infatti ricordare che solo pochi mesi fa l’ex Presidente della Provincia di Bolzano e un suo funzionario sono stati condannati al pagamento di un milione di euro per il danno prodotto al patrimonio dello Stato, proprio per aver consentito l’uccisione di animali protetti.

“Sul lupo la maggioranza leghista va a traino di Berlato e continua a vendere aria fritta e a far perdere tempo al Consiglio. Anche ieri è stata approvata l’ennesima mozione inutile, con il nostro voto contrario, anziché affrontare la questione con un approccio scientifico. Ma residenti e allevatori ormai non credono più a questa propaganda e a chi cerca di procurarsi consenso con l’allarmismo”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico commentando l’approvazione ieri della mozione presentata dal gruppo di Fratelli d’Italia sul piano di gestione e contenimento del lupo. “Abbiamo ascoltato interventi incredibili, si è arrivati a parlare di aggressioni ai bambini che vanno a scuola. È puro terrorismo psicologico, ancor più bieco e meschino se fatto da rappresentanti istituzionali”.

 

 

“È curioso come gli ‘amici delle doppiette’ adesso si preoccupino per le predazioni dei cervi in Cansiglio, quando solo pochi anni fa avevano lanciato l’allarme sulla loro eccessiva diffusione, sparando cifre a caso, chi tremila chi addirittura seimila esemplari. Naturalmente era un falso problema, utilizzato per fare pressioni sull’apertura della caccia al cervo in un’area protetta. Ora in Cansiglio è arrivato il lupo, che notoriamente non è vegetariano e quindi si comporta da lupo. Nutrendosi di animali selvatici contribuisce quindi a ristabilire l’equilibrio ecologico della foresta. È bizzarro che chi ieri si lamentava dei troppi cervi, oggi protesti per il lupo che li mangia. Una delle soluzioni al problema, a costo zero, è semplice: vietiamo la caccia alle specie di animali selvatici oggetto di predazione”, afferma Zanoni.

 

 

“Tra l’altro – continua il consigliere democratico trevigiano – il lupo effettua sulle popolazioni di ungulati come cervi, camosci, mufloni e caprioli una selezione naturale, attaccando i soggetti più deboli, vecchi e malati, con un conseguente miglioramento genetico delle popolazioni. È l’esatto opposto di quanto avviene con la caccia, che danneggia le specie. Infatti l’uomo uccide i soggetti più belli. Pensiamo per esempio ai concorsi dove i vincitori sono coloro che esibiscono gli animali con palco (ovvero le corna) più grande, o maggiormente sviluppato”. 

 

 

“Anziché auspicare di metter mano ai fucili, dimenticando che il lupo è una specie protetta da norme sia statali che comunitarie, la Regione si attivi per dare risposte concrete ed efficaci agli allevatori. Fornisca recinzioni elettrificate e cani pastore, cosa che ha fatto in pochi casi e con gravissimo ritardo. Sono metodi che hanno dato i frutti attesi anche dove i lupi non sono qualche decina, ma diverse centinaia come nel Parco d’Abruzzo”.

Zanoni (PD) e Guarda (AMP): “Lupo ucciso in Lessinia, gravissimo che la Regione giustifichi i bracconieri. Non riescono a gestire la presenza di 43 esemplari e vogliono l’autonomia su 23 materie?”

 

“Sono gravissime le affermazioni dell’assessore all’Agricoltura e Caccia Giuseppe Pan, così come quelle del presidente del Consiglio Roberto Ciambetti e di altri esponenti della maggioranza sul lupo ucciso in Lessinia dai bracconieri. Anziché straparlare, la Regione affronti in maniera scientifica e tecnicamente il problema delle predazioni, dando risposte all’esasperazione dei malgari, dovuta proprio alla totale assenza di interventi da parte della Giunta. Sono state fatte molte promesse e vendute false soluzioni…”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e la collega della Lista AMP Cristina Guarda, entrambi dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura, tornano sul caso di bracconaggio denunciato ieri e in particolare sulle reazioni che ha suscitato. 

 

 

“Si tratta di parole che giustificano una condotta sanzionata penalmente dalle leggi italiane, ovvero l’uccisione di una specie considerata particolarmente protetta, addirittura messa al primo posto in uno speciale elenco previsto all’articolo 2 della legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica, la 157 del 1992.  Certe dichiarazioni suonano come un via libera agli abbattimenti del lupo. Ci aspettavamo una condanna, invece abbiamo scoperto che i bracconieri hanno trovato una spalla nelle massime istituzioni del Veneto. Una Regione amministrata da individui che giustificano una condotta penale è destinata al fallimento”, rincarano Zanoni e Guarda.

 

 

“L’Unione Europea con il progetto UE WolfAlps sulla tutela del lupo ha destinato al Veneto nel 2012 la bellezza di 430.000 euro che dovevano servire a mettere in atto ben 22 diverse azioni per tutelare questa specie e in particolare le attività di alpeggio dei malgari con i loro animali al pascolo, con reti elettrificate, cani addestrati appositamente, innumerevoli misure preventive – ricordano i due consiglieri – Ma si è perso tempo e i risultati li vediamo. Un’altra soluzione, questa a costo zero,  è quella di vietare nelle zone del lupo la caccia alle sue prede naturali, in particolare gli ungulati. Giustificare invece il bracconaggio è mascherare l’incapacità in sei anni di gestire i fondi dell’Unione Europea messi a disposizione proprio per evitare l’attuale situazione da Far West. La Giunta Zaia ha perciò sprecato o usato inefficacemente i fondi, dimostrando la totale incapacità di gestire la presenza del lupo: ci chiediamo come faccia una Regione che non sa gestire la presenza di 43 lupi a pretendere di gestire 23 diverse materie che sta chiedendo a Roma per l’Autonomia”.

 

“Tutti parlano, mentre Zaia tace. Perché il governatore non condanna questo vile atto e le vergognose posizioni dell’assessore Pan e del Presidente del Consiglio regionale Ciambetti? Perché non chiede il ritiro della legge sulla caccia al lupo che vede come primi firmatari i capigruppo di Lega Nord e Lista Zaia, i colleghi Finco e Rizzotto? O forse anche lui sta dalla parte dei bracconieri? Il lupo si può gestire, ci sono leggi europee e nazionali in proposito. Bisogna però pensare a tutelare gli allevatori con un approccio tecnico e scientifico e non con progetti di legge regionali incostituzionali o con assemblee pubbliche a senso unico fatte solo per uso e consumo elettorale di qualcuno”.

Domani, lunedì 4 giugno, alle ore 11, ad Asiago, l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto e il presidente dell’Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, nella sede dell’Unione Montana in viale Stazione 1, presentano alla stampa, alla cittadinanza e alle categorie economiche interessate l’accordo di collaborazione raggiunto per fornire informazione, collaborazione e assistenza agli allevatori locali e ai ‘malgari’ per affrontare il ritorno dei grandi carnivori, in particolare del lupo.

 

L’accordo, che sarà ufficializzato la settimana prossima, prevede la presenza sull’altopiano di Asiago tre giorni la settimana di un esperto della Regione Veneto in materia faunistica e ambientale, che aiuterà istituzioni e categorie economiche ad affrontare sul posto le principali problematiche create dal ritorno del predatore sulle montagne venete e ad affiancare gli allevatori nella salvaguardia dell’attività di pascolo in quota e nella tutela delle loro greggi e mandrie.
Al termine dell’incontro pubblico l’assessore regionale, sempre nella sede dell’Unione montana, incontrerà i rappresentanti degli oltre cento ‘malgari’ attivi sull’Altopiano.

Non è un lupo, né un ibrido, ma un cane, l’animale avvistato e catturato il 23 marzo scorso nella zona di Passo delle Fittanze, in Comune di Erbezzo, nel Parco regionale della Lessinia, con il coinvolgimento dei Carabinieri Forestali, delle Guardie del Parco della Lessinia e della Polizia Provinciale di Verona.

 

Lo hanno accertato le analisi del dna, realizzate dall’Ispra, e richieste dall’assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Veneto, per fugare ogni dubbio sulle caratteristiche dell’animale, in una fase storica nella quale la presenza del lupo nell’area desta preoccupazioni.

 

“Ringrazio per l’efficienza e la tempestività – dice l’Assessore Giuseppe Pan – tutti i protagonisti di questa operazione, che dimostra come l’attenzione delle Istituzioni alla questione della presenza dei lupi in Lessinia sia sempre alta, anche per quanto riguarda il rischio di ibridazione. Proprio il potenziale rischio di ibridazione – aggiunge Pan – accentua la necessità di porre attenzione alla corretta gestione dei cani, evitando e contrastando il fenomeno dei cani vaganti, a maggior ragione dove si registra la presenza del lupo”.

 

L’animale, all’avvistamento, presentava dimensioni medie e un aspetto vagamente “lupoide”, con un comportamento “strano”: si aggirava nella zona, è stato visto rovistare in un cassonetto dell’immondizia ma, allo stesso tempo, aveva un atteggiamento “timoroso” e non si avvicinava alle persone. Sottoposte le fotografie dell’animale a numerosi esperti, il giudizio prevalente è stato che si trattasse di un cane, da catturare quindi in applicazione della legge 281/91 sulla prevenzione del randagismo canino; visto però il fenotipo e il comportamento particolari, e il fatto che alla cattura non risultava microchippato, si è deciso di richiedere anche le analisi genetiche.

 

Si tratta di un cucciolo, femmina, di taglia medio piccola (circa 15 chili), che appariva affamato e che, dopo il trasferimento al Canile sanitario di Verona, ha manifestato un comportamento tranquillo e confidente. Qui è stato quindi sottoposto alle verifiche sanitarie di routine, microchippato, e sarà presto disponibile per l’adozione.

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