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In occasione delle ricorrenza e delle celebrazioni per il 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, invia una lettera aperta ai Veneti

 

“75 anni fa l’Italia viveva il momento del riscatto, della liberazione e iniziava il cammino della rinascita e  della ricostruzione. Oggi, a tre quarti di secolo di distanza, c’è una nuova ricostruzione tutta da scrivere, un Paese da reinventare. La domanda che i giovani della Resistenza si facevano allora è: Come vorremmo vivere domani?. È la stessa domanda di oggi, un Paese da ripensare.

 

La lotta di Liberazione fu impegno e sacrificio di popolo, un fatto corale e doloroso. Oggi come ieri avvertiamo tutti il bisogno di un clima di ritrovata fiducia e collaborazione per riuscire ad affrontare insieme questa nuova emergenza, per superare il rischio di una crisi che si preannuncia la peggiore dal dopoguerra. Non vogliamo, e non dobbiamo permettere, che questa emergenza allarghi le distanze e le disuguaglianze tra tutelati e precari, tra chi sta meglio e gli ultimi della fila.
Il primo pensiero corre oggi a chi la guerra e la Resistenza l’ha fatta due volte: la prima, allora, contro un nemico visibile, contro un esercito invasore; la seconda, oggi, contro un nemico invisibile e subdolo. Molti delle oltre 1200 vittime venete del virus appartenevano a quella generazione che è stata protagonista degli anni della Ricostruzione. Sono i nostri nonni, protagonisti di una storia di orgoglio, fatica, immigrazione, povertà, ma anche di riscatto, lavoro, intrapresa, lingua e cultura, che ha fatto grande questo Veneto, non solo nel benessere, ma soprattutto nell’aspirazione alla libertà e alla giustizia. Dobbiamo rendere onore anche a chi non è caduto allora, ma purtroppo cade oggi, con un pensiero di Seneca, preso a prestito dal De brevitate vitae:

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà te stesso (…) tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi avere tempo.

 

A loro va il nostro silenzioso ricordo e omaggio, insieme a quello che tributiamo ai tanti veneti che combatterono ieri fino a dare la vita per libertà e giustizia: medici come Flavio Busonera; sacerdoti come don Giovanni Apolloni; vescovi come mons. Girolamo Bortignon; giovanissime staffette come Tina Anselmi; giuristi come Silvio Trentin; intellettuali come il rettore Concetto Marchesi; insegnanti di scuola come il professor Mario Todesco e tanti altri che vivono nei nomi delle nostre strade e delle nostre scuole e istituti, oltre a tutti quelli che non hanno avuto gli onori dei libri di storia ma che sono stati determinanti per l’affermazione della libertà.

 

L’applauso più sentito è il solenne silenzio, scriveva Egidio Meneghetti, il farmacologo della scuola di Medicina dell’Ateneo patavino, che divenne rettore dell’Università di Padova  all’indomani della Liberazione, mentre ricordava il sacrificio di tanti studenti e docenti di quello che era l’ateneo della regione. Quella stessa università, medaglia d’oro della Resistenza per il valore militare, alla quale guardiamo oggi come punto di riferimento della ricerca scientifica e delle scienze mediche nella battaglia contro questa pandemia. Una battaglia che ci vede tutti protagonisti di un inedito percorso di resilienza e di ritrovato impegno a liberare le energie migliori per la nuova ricostruzione che ci attende”.

“Il Veneto è stato colpito a trecentosessanta gradi. I danni non sono ancora quantificati ma ingentissimi. Abbiamo chiesto un secondo commissario, oltre al sindaco Brugnaro che gestirà la situazione di Venezia e delle isole, per gestire la ricostruzione e il ripristino nei territori della regione massacrati da piene di fiumi, frane, dissesti e scomparsa di chilometri di spiaggia”. 

 

Così il Presidente della Regione Luca Zaia, questa mattina, ha fatto il punto della situazione dopo l’ondata di maltempo che da una settimana sta imperversando sul Veneto, puntualizzando quali sono le situazioni più critiche.  

 

“Devastata la costa, le spiagge ed il litorale – ha spiegato il Presidente – numerose le frane e gli smottamenti che abbiamo registrato in montagna. Per dare un’idea, sono 50 i cantieri di Vaia che hanno subìto danni. Misurina è rimasta isolata a lungo, strade chiuse nell’agordino ed il lago di Alleghe è arrivato a 6 centimetri dall’esondazione. Situazione devastante nel Veneto orientale. A Bibione 100.000 metri cubi di spiaggia sono stati inghiottiti, distrutti i sottoservizi. Danni anche a Caorle ed Eraclea, a Jesolo oltre un km di lungomare, verso la Pineta, non esiste più. Poi c’è tutta la parte verso il Polesine. La spiaggia di barricata è sparita, mentre la Sacca degli Scardovari è devastata. Su 70 cavane, 50 sono state distrutte, anche quelle che erano state appena ricostruite dopo Vaia”. 

 

L’assessore regionale alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin ha poi fornito alcuni numeri relativi all’emergenza di questi giorni. “L’Unità di crisi si è riunita da martedì scorso, ma già da dieci giorni era allertata – spiega – 195 i Centri Operativi Comunali aperti, 744 i soccorritori volontari che hanno operato, 186 le squadre di 78 organizzazioni. Numeri significativi che forniscono un’idea della grande macchina messa in moto dalla Protezione Civile regionale, mettendo insieme professionisti e volontari. Ora l’emergenza sta rientrando, ma temiamo per la montagna, dove le frane si possono muovere anche parecchie ore successivamente alle precipitazioni.”

 

In dieci giorni sono caduti dai 400 ai 700 mm di acqua – ha sottolineato Nicola Dell’Acqua, direttore dell’area tutela del territorio della Regione – si tratta della quantità che lo scorso anno si è registrata in 48 ore in occasione di Vaia. Il problema è rappresentato dall’ingrossamento dei fiumi in simultanea con l’alta marea che ha colpito pesantemente Venezia e le isole. Questo ha mandato in crisi la rete secondaria e provocato parecchi problemi in montagna, in particolare in alcuni cantieri di Vaia e nell’area nord-orientale”.

 

Dopo un sintetico quadro della situazione e un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato e continuano a lavorare senza sosta in questi giorni (dai volontari ai professionisti della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e tutte le forze dell’Ordine), il Presidente ha spiegato che la Regione sta predisponendo una relazione sommaria con una prima quantificazione dei danni in tutte le zone del Veneto, esclusa Venezia e le isole. Per ora è disponibile una relazione sintetica di ARPAV.

 

“I danni sono ingenti ma è ancora difficile ipotizzare cifre – ha sottolineato – quello che ci preoccupa ora, oltre al ripristino delle spiagge, fondamentali dato che rappresentano il 50 per cento del fatturato turistico del Veneto, è il fronte frane. Dopo il 2010 abbiamo messo in atto il piano D’Alpaos con 3 miliardi di euro, ma le piene si ripetono. Per mettere in sicurezza il Piave servono bacini di laminazione. Serve che qualcuno decida a livello centrale: se il dissesto idrogeologico è una priorità, bisogna che il Governo investa adeguatamente”. 

 

“Nel bilancio 2020 abbiamo allocato 45 milioni di euro, quello che potevamo, ben consapevoli che non basteranno” ha concluso il Presidente della Regione del Veneto.

“Il 9 ottobre è una data divenuta un monumento morale contro il più incauto e incosciente sfruttamento della natura da parte dell’interesse dell’uomo. È una ferita atroce e mai rimarginata nel cuore di molti nostri corregionali. È un monito affinché la politica sia buon governo, capacità di prevenire e intervenire creando condizioni di sicurezza e sia strumento essenziale per dare sempre garanzie di giustizia”.

 

Questo il pensiero del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia in occasione del 56° anniversario della mai dimenticata tragedia del Vajont, che con il crollo di una porzione del Monte Toc nell’invaso a monte di Longarone (Belluno) cancellò drammaticamente sotto un’onda di fango gli abitati e causò la morte di quasi duemila persone.

 

“Non possiamo dimenticare quegli uomini e quelle donne che in pochi minuti persero la vita. E, con loro, tutti quelli che dopo la tragedia vissero nel dolore per i lutti, la perdita di affetti e di beni, magari trovando anche incomprensione e difficoltà nella legittima richiesta di giustizia – prosegue il Governatore -. Una richiesta che non ha mai trovato una risposta definitiva, aggiungendo rabbia e frustrazione in tante persone già così duramente segnate. Penso che una visita al Cimitero di Fortogna, almeno una volta, possa essere per noi amministratori non solo un atto di omaggio ma anche una forte spinta a riflettere su quale deve essere l’impegno responsabile verso i cittadini e il territorio”. 

 

“Ancora una volta sentiamo di essere in linea con gli Alpini – prosegue Zaia – e in particolare con un loro slogan: ricordare i morti, aiutando i vivi. Tragedie come il Vajont sono state per il Veneto una lezione per acquisire una nuova cultura della prevenzione. La stessa tempesta Vaia che drammaticamente ha devastato le nostre valli dolomitiche ormai un anno fa, con la sua forza distruttrice senza precedenti, poteva aver esiti ancora più disastrosi in assenza delle opere di difesa e tutela che abbiamo portato a termine negli ultimi dieci anni e continuiamo a varare sistematicamente”.

 

“Oggi l’attenzione verso l’emergenza idrogeologica e la sensibilità per l’ambiente, a cominciare dall’evoluzione climatica, sono costante motivo di impegno e confronto – conclude il Presidente -. Ma la tragedia del Vajont, oltre a violare irreversibilmente la pacifica esistenza di una comunità, colse una società impreparata. Le operazioni di soccorso furono affidate ai militari e agli altri corpi dello stato che, però, col passare dei giorni trovarono al loro fianco centinaia di cittadini accorsi spontaneamente in quel mare di fango e tristezza. Forse in quell’esperienza c’è, se non l’embrione, sicuramente il grande precedente della protezione civile veneta. Oggi, una fantastica realtà solidale di migliaia di volontari in centinaia di gruppi operativi che pochi altri possono vantare. Veneti e Venete che non sanno cos’è l’indifferenza, volontari ma adeguatamente professionali. Gente che sa guardare e operare oltre le condoglianze e le lacrime di circostanza. Forse il miglior omaggio alle vittime di cinquantasei anni fa”.

Vendemmia bagnata, vendemmia fortunata. La pioggia non ha fermato la solidarietà e i sorrisi alla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (TV), nel cuore delle terre del Prosecco Superiore, dove ieri 500 persone hanno sfidato il maltempo per partecipare della grande festa dell’uva giunta ormai all’ottava edizione. Tra gli ospiti d’onore Sammy Basso, l’ex cestista italiano Riccardo Pittis, il campione 2017 della Tiramisù World Cup Andrea Ciccolella, il governatore del Veneto Luca Zaia e l’assessore regionale Federico Caner.

 

«Abbiamo raccolto 4-5 quintali di glera – spiega il proprietario Ernesto Balbinot – in settimana provvederemo comunque, con i nostri ragazzi, a raccogliere l’uva necessaria e a destinarla alle dovute finalità della vendemmia solidale. Il ricavato di quest’anno sarà devoluto alla onlus Revert per la ricerca sulla SLA, grazie a un progetto sviluppato in collaborazione con l’impresa sociale Edipo Re».

 

Buon cibo e buona musica a incorniciare la vendemmia

Dopo la vendemmia, la festa è continuata sotto la tensostruttura noleggiata per l’occasione con l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso cicchetto, il “Bocconcino di baccalà dorato con zucchine” offerto da Alberto e Marco Stocco di Ca’ del Poggio che hanno ospitato sabato sera, nell’elegante sala panoramica del ristorante, una cena conviviale di buon auspicio per la vendemmia.
Ad animare la festa il gruppo Segnali Caotici con Alberto Ceschin e il giocoliere/equilibrista Manuele Pascal. La giornata si è conclusa con il pranzo in “caneva” e la gara di tiramisù. Andrea Ciccolella, campione 2017 della Tiramisù World Cup, ha decretato la vittoria della versione classica su quella innovativa (ganache di cioccolato, pan di Spagna al posto dei savoiardi e amaretti), preparate dalla Pasticceria Alpago di Conegliano, dopo un ex aequo della giuria sorteggiata tra i partecipanti alla vendemmia solidale.

La parola al governatore Zaia e al sindaco di San Pietro di Feletto

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha elogiato la famiglia Balbinot (Ernesto, la moglie Silvana, i figli Marco e Anna) come esempio di «determinazione, sacrificio e voglia di fare». «1 persona su 5 fa volontariato in Veneto ed è esattamente questo il significato che vogliamo dare all’evento di oggi diventato ormai un appuntamento annuale, che tutti noi seguiamo tanto è vero che è pieno di gente nonostante la pioggia».

 

«La ricerca ha fatto molti passi in avanti in questi anni e tanti ne deve fare ancora – ha detto il sindaco di San Pietro di Feletto, Maria Assunta Rizzo – ma è grazie a voi che siete qui oggi che possiamo dare il nostro contributo alla cura della sclerosi laterale amiotrofica».

 

 

Revert Onlus

L’associazione Revert Onlus nasce nel 2003 per finanziare, promuovere e incentivare la ricerca per arginare i danni provocati dalle malattie neurodegenerative. «Al momento – hanno spiegato Angelo Righetti, membro del consiglio direttivo di Revert e Maurizio Gelati, responsabile della Banca delle Cellule Staminali di Terni – la sperimentazione clinica sui pazienti affetti da SLA, condotta dal prof. Angelo Vescovi, è una delle più avanzate nel panorama scientifico internazionale. Revert è la prima associazione non profit al mondo ad aver effettuato trapianti di cellule staminali cerebrali prive di problematiche etiche perché sono derivate da feti abortiti spontaneamente».

 

 

Da San Pietro di Feletto a Venezia

La vendemmia solidale è stata presentata, nei giorni scorsi, alla Mostra del Cinema di Venezia, a bordo e attorno all’Edipo Re, la storica imbarcazione che Pier Paolo Pasolini ha condiviso con il pittore Giuseppe Zigaina. «Quest’anno con Le Manzane – ha spiegato Sibylle Righetti, presidente di Edipo Re – abbiamo voluto stringere una collaborazione che non si limita a questa edizione. Ogni anno che la cantina farà la vendemmia benefica sarà presente al Lido e compreremo il prosecco solidale per venderlo durante il Social Food Festival, uno spazio degustazione nel cuore della mostra con prodotti a kilometro etico. Comunicare, fare rete è il modo migliore per promuovere un turismo solidale, capace di dare valore a questo territorio».

 

«Al di là delle varie malattie di riferimento a cui si rivolge – ha spiegato Daniele Furlan, coordinatore del Comitato Melograno – la ricerca va finanziata sempre e comunque per due motivi: il primo perché aiutare la ricerca è un dovere non solo verso noi stessi, ma anche verso chi verrà dopo di noi e poi perché aiutando la ricerca noi contribuiamo a far rimanere in Italia tanti validi ricercatori che altrimenti sono costretti ad andare all’estero».

 

Partner e sponsor

I partner e gli sponsor che hanno condiviso gli obiettivi benefici della vendemmia solidale 2019 sono: Antenna Tre, Arti Grafiche Conegliano, Banca Prealpi SanBiagio, Battistella Capsule, Dersut Caffe’, Foto Francesco Galifi, Generalvetri, Icas, Ideeuropee, Ristorante Relais Ca’ del Poggio, Rotas, S. Bernardo Tappi Spumante e S’Paul n’ Co. Design.

 

L’iniziativa è patrocinata dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Treviso e dai Comuni di San Pietro di Feletto, Conegliano e Valdobbiadene con il sostegno del Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco, dell’associazione di promozione sociale XI di “Marca” e del Club n° 40 Frecce Tricolori Conegliano.

“A noi le beghe familiari non interessano e lasciamo che vengano gestite dentro la famiglia dei turisti spagnoli. Gli operatori hanno registrato più chiamate da parte della madre e i nostri soccorsi sono intervenuti perché in questi casi sono obbligati a farlo.” Lo afferma il Presidente della Regione Luca Zaia in merito alla vicenda degli alpinisti recuperati lunedì, mentre stavano percorrendo una via lungo le Tre Cime di Lavaredo che, in un’intervista pubblicata oggi su alcuni quotidiani, affermano di non voler pagare il servizio di recupero.

 

“Ho dato incarico all’ULSS 1 Dolomiti di seguire con attenzione la vicenda, – prosegue il Presidente della Regione – e di adire, eventualmente, alle vie legali qualora confermassero la volontà dichiarata nelle interviste di non pagare gli interventi dei mezzi di soccorso. Tutto questo è una lezione, qualora volessero tornare dalle nostre parti. Perché questo non è solo un problema di costi e di utilizzo di mezzi di soccorso costosi, ma soprattutto di messa a repentaglio dell’incolumità, della vita dei nostri soccorritori. Se per loro, turisti o alpinisti che siano, è uno svago, per il Soccorso Alpino e SUEM 118 è un pericolo.” 

 

“E comunque, – precisa Zaia – visto che erano autonomi e dato che hanno rifiutato, quasi infastiditi, di essere soccorsi nelle prime due occasioni, ci spieghino per quale motivo la terza volta hanno accettato di essere recuperati e portati a valle dall’elicottero.”

Ripercorriamo i fatti

Il Presidente ha chiesto una ricostruzione esatta di quanto accaduto al SUEM 118 che, in merito all’accaduto, riporta quanto segue:

“L’azione di soccorso è scattata domenica 1° settembre, quando la madre di uno dei due turisti spagnoli, ospite del rifugio Auronzo, ha segnalato che sulla via Cassin, gli scalatori non erano più raggiungibili al telefono e non davano notizie da ore. Risultava, inoltre, che i due erano stati a lungo al telefono durante le ore notturne con il Soccorso Alpino di Agordo, che aveva fornito precise informazioni sullo sviluppo della via. Per il SUEM 118, l’allarme e, quindi, il conseguente soccorso scatta quando qualcuno segnala che una persona non è rintracciabile, non risponde al telefono né dà segni da un certo numero di ore. 

 

Domenica 1° settembre alle ore 7, su richiesta della madre, dopo contatto con la stazione CNSAS di Auronzo, che richiede individuazione dei due scalatori per verificare le loro condizioni, si è alzato in volo un elicottero del SUEM 118 dell’ULSS 1 Dolomiti da Pieve di Cadore per raggiungere i due turisti che, una volta individuati, non hanno voluto essere recuperati, dichiarando di non essere in pericolo. L’intervento ha comportato circa un’ora di volo per un costo approssimativo di circa 7.200 euro.

 

Lunedì alle ore 8.30, su richiesta della stazione del CNSAS di Auronzo, su ripetute insistenze dei genitori perché i due scalatori non rispondevano, un altro elicottero di soccorso del SUEM, questa volta dalla base di Treviso ha raggiunto gli alpinisti spagnoli che, anche in questo caso, non hanno ritenuto necessario il recupero, convinti di poter tornare autonomamente al luogo dove avevano bivaccato. L’intervento ha comportato un’ora e 45 minuti di volo per un costo presunto di 12.600 euro.

 

Lunedì pomeriggio, per la terza volta, viste le proibitive condizioni meteorologiche, la madre ha allertato nuovamente i soccorsi. È intervenuto un elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites della Provincia Autonoma di Bolzano a seguito della richiesta di tentare una nuova missione di recupero a causa di un violento temporale, che ha interessato la zona alle ore 16. Dopo ripetuti tentativi per condizioni meteo avverse, l’elicottero è riuscito a trovare una zona di sereno e a effettuare il recupero dei due scalatori in difficoltà, perché bagnati ed infreddoliti. In questo caso il costo dell’intervento è superiore (140 euro al minuto), ma sarà, comunque, quantificato dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, alla quale appartiene il mezzo di soccorso.”

“Non mollare Rosanna, vai avanti, siamo tutti con te”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprime tutta la sua solidarietà, “personale e istituzionale”, all’europarlamentare Rosanna Conte, di Caorle, fatta oggetto di minacce dopo una sua interrogazione in qualità di consigliere comunale, nella quale chiedeva informazioni su presunte infiltrazioni della mafia nel territorio.

 

“Sono vicino a Rosanna e a tutta la sua famiglia – aggiunge Zaia – perché sono momenti dolorosi che conosco bene, durante i quali passano un sacco di idee per la testa. Ma l’unica soluzione è non mollare. Se ci siamo messi a disposizione della collettività – dice il Governatore – lo abbiamo fatto anche perché gente come questa non vada più in giro a delinquere e minacciare”.

 

“Spero – conclude Zaia – che gli inquirenti facciano chiarezza su questa vicenda, che è un atto gravissimo, da condannare senza se e senza ma”.

 

 

Photo Credits: rosannaconte.it

Appena appresa la notizia di ieri mattina, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia si è messo in contatto con il direttore generale della Ulss Serenissima Giuseppe Dal Ben per accertarsi delle condizioni dei feriti che appaiono non gravi. Ha parlato subito, inoltre, con il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Pino Musolino, è stato contattato telefonicamente dall’amministratore delegato del gruppo MSC Pierfrancesco Vago, informandosi sulla dinamica dell’incidente e sentendo anche il questore Maurizio Mascio Pinto per una valutazione della situazione generale.

 

L’incidente avrebbe potuto risolversi una tragedia – sottolinea il Governatore -. Apprendo con sollievo che le condizioni dei feriti non sono gravi. Ho raccomandato al direttore generale la massima attenzione nel prestare assistenza e sostegno psicologico ai feriti. Questo incidente ci fa riflettere nuovamente sul tema del transito delle grandi navi nel bacino di San Marco e lungo il canale della Giudecca e di conseguenza sul loro auspicato allontanamento”.

 

“Stiamo ancora discutendo dell’applicazione di un decreto che porta i nomi dei ministri Clini e Passera, che non è né vano né superfluo ricordare che furono titolari di dicastero nell’ormai lontano governo Monti.  Stiamo parlando del 2011 mentre le proposte della Regione del Veneto e del Comune di Venezia per una viabilità delle grandi navi giacciono presso i ministeri interessati da anni. – prosegue Zaia – Il ministro delle Infrastrutture decida qualcosa; non si può più attendere. Gli incidenti sono assolutamente possibili nella marina mercantile ma devono avvenir fuori da contesi storici e abitati senza mettere repentaglio vite umane e in condizioni generali di sicurezza. Le proposte di comune e regione sono sagge e fattibili, prevedono una viabilità alternativa e la possibilità di per le navi di manovrare in condizioni di assoluta sicurezza”.

 

“Ripeto; il ministro a questo punto decida subito – conclude il Presidente -. Ha anche l’opportunità e la fortuna di avere proposte realizzabili immediatamente che vengono dal territorio e dagli enti maggiormente coinvolti”.

“Far conquistare anni di vita in salute è un obbiettivo fondamentale per un sistema sanitario moderno che ci tiene ai suoi cittadini. Per questo il risultato ottenuto da Treviso è importantissimo come indicatore di tutto il modello sanitario veneto”.

 

Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta i dati Istat sulla crescita della speranza di vita in Italia che vedono, con il traguardo di 84 anni, la Marca trevigiana prima tra le province italiane nel dettaglio del capitolo Salute.

 

“Qualche detrattore si affannerà per contestare il dato e sollevare qualche eccezione – prosegue il Presidente – noi, invece, lo accogliamo con grande consapevolezza perché sappiamo qual è l’impegno che ci contraddistingue nelle politiche riguardanti la salute e conosciamo il livello qualitativo della nostra realtà sanitaria. Treviso sicuramente è una punta di questa realtà ma l’importante posizione che ha raggiunto nella classifica è un riconoscimento che coinvolge nel merito tutta la sanità veneta. Lo dico non solo pensando al lavoro della Regione e degli amministratori ma anche perché sono convinto dell’indiscussa professionalità e della capacità dei nostri professionisti dal primario che gode di maggiore notorietà all’operatore sconosciuto che assicura ogni giorno attenzioni e cure negli ospedali e nei distretti territoriali”.

 

“Ma parlando di crescita della speranza di vita è bene ricordare che il Veneto ha anche il merito di essere stata tra le prime regioni ad avviare seri e precisi programmi di screening sulla popolazione contro i tumori più diffusi, assicurando diagnosi precoci e terapie tempestive e mirate. Solo pensando al tumore al seno, oggi nella nostra regione il 95% delle donne colpite risultano guarite a 5 anni dalla diagnosi. E questo cosa altro può significare se non consentire di guadagnare ulteriori anni di vita?”.

Il Giro d’Italia di ciclismo sta per entrare in Veneto. Accadrà domani giovedì 30 maggio, con l’arrivo della diciottesima tappa, la Valdaora-Santa Maria di Sala di 222 chilometri. Il 31 maggio sarà la volta della Treviso-S.Martino di Castrozza. Il 1° e il 2 giugno, tappe tutte venete: le ultime montagne con la Feltre-Croce d’Aune Monte Avena il 1° e la crono finale Verona-Verona di 17 chilometri il giorno successivo, che assegnerà la vittoria finale.

 

Com’è tradizione, il Presidente della Regione del Veneto sarà presente a tutti gli appuntamenti in terra veneta, con il seguente programma:

• giovedì 30 maggio, ore 17.00, all’arrivo di tappa a Santa Maria di Sala (Venezia) in via Cavin di Sala.

• venerdì 31 maggio, ore 12.55, darà il via, a Treviso, alla tappa Treviso-S. Martino di Castrozza. A seguire, alle 13.30, Zaia interverrà all’inaugurazione della “Bottega di Pinarello” in Strada Ovest a Fontane di Villorba, area dove si terrà anche la partenza della tappa.

• sabato 1° giugno, il Governatore sarà alla partenza (ore 11) da Feltre della Feltre- Croce d’Aune Monte Avena e, all’arrivo, premierà poi il vincitore di tappa.

• domenica 2 giugno, il gran finale a Verona. Zaia, alle 40 circa, darà il via al primo corridore che, trattandosi di una crono, sarà l’ultimo della classifica generale, per poi seguire l’intero svolgimento di tappa ed essere in Arena per le cerimonie di premiazione.

Il Governatore del Veneto, Luca Zaia, sarà presente a Preganziol per sostenere Valeria Salvati candidata sindaco per il Centro Destra.

Appuntamento per il 10 maggio alle ore 18 nella sala Graziol scuole elementari di Preganziol.

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