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In data odierna, 26 ottobre 2020, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha firmato l’ordinanza n.145 “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da virus COVID-19. Ulteriori disposizioni”, in fase di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Il Presidente del Veneto Luca Zaia è apparso oggi in conferenza stampa molto critico nei confronti del Governo e dell’ultimo DPCM emanato da Conte, stanco delle lunghissime ore trascorse in conferenze che non hanno portato nessun risultato.

 

“Mi auguro che vengano fatti dei correttivi”, ha detto riferendosi anche alla chiusura alle 18 di bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie: “In effetti il problema è chi si mangia un cono dopo le 18…”.

 

“Inutile che vi dica la mia posizione e quella delle Regioni – ha esordito. – Abbiamo discusso per 4-5 ore in videoconferenza. Io ho portato subito le ragioni di una comunità che sta cercando di gestire al meglio la pandemia da Covid, ho posto la questione che avevamo preparato: insistere di più sul contrasto agli assembramenti nelle aree pubbliche, piazze e zone di passeggio, e poi insistere ancora sull’obbligo di mascherine e dispositivi di protezione. Per le scuole avevo proposto 50% a scuola e 50% a casa. Avevo posto la questione dei tamponi dai medici di base, e quest’ultima, almeno, è andata avanti”. A quanto pare la proposta di far fare i tamponi direttamente ai medici di base per non intasare gli ospedali, è andata a buon fine.

 

L’avvocato Franco Botteon ha inoltre spiegato che alle regioni è stata tolta la possibilità di fare ordinanze ampliative, ma solamente restrittive.

 

“Ho firmato l’ordinanza per la chiusura delle scuole al 75%, un atto dovuto e già scritto – ha fatto capire il presidente Luca Zaia di non aver avuto altra scelta. – Dal 28 ottobre, un giorno in più per dare il tempo ai dirigenti scolastici di organizzarsi, fino al 24 novembre le scuole superiori statali e paritarie dovranno adottare la didattica a distanza con criteri di rotazione fra le classi. La Dad deve essere utilizzata per non meno del 75%. Vale questa norma per circa 200mila ragazzi veneti. Le matricole, quelli dei primi anni delle superiori, potrebbero essere tenuti a scuola ma saranno i dirigenti scolastici a decidere; ho fiducia in loro. Sarà sempre garantita la didattica in presenza agli alunni con disabilità certificata.”

 

Posti alternati anche per i giornalisti, sempre con la mascherina ben indossata anche quando pongono le domande e naturalmente si entra, come sempre, solo dopo esser passati davanti il termoscanner.

La cantante e showgirl, icona degli anni ’80, e l’influencer trevigiano, due autentiche star del web, pronti per un curioso esperimento: tre giorni di relax a Ca’ del Poggio, con il cellulare spento, per disintossicarsi da Facebook e Instagram. Si comincia giovedì    

 

Sono due autentiche star del web. Insieme, sui rispettivi canali Social, fanno quasi due milioni di followers. Eppure, anche chi è abituato a condividere con i propri fan ogni momento della giornata, può sentire il bisogno di staccare la spina. Abbandonando, almeno per un breve periodo, la caccia a like e apprezzamenti.

 

Sabrina Salerno e Nicola Canal lanciano la sfida: per tre giorni, da giovedì 1° a sabato 3 ottobre, la cantante e showgirl, icona sexy degli anni ’80, tornata alla ribalta con la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo, e l’influencer trevigiano (Canal – il canal), reduce dal successo dell’edizione 2020 dell’ormai tradizionale video goliardico dedicato alla vendemmia, in cui compare anche il presidente del Veneto Luca Zaia, rimarranno in rigoroso silenzio sui Social.

 

Forse ispirati dal Digital Detox Day, la giornata mondiale “internet free”, tenutasi il 5 settembre, Salerno e Canal risiederanno a Ca’ del Poggio, a San Pietro di Feletto (TV), impegnandosi a non usare lo smartphone e a dedicarsi a 72 ore di assoluto relax e benessere nel cuore delle colline del Prosecco, dal 2019 diventate Patrimonio dell’Unesco.

 

Sarà un modo per riflettere sul rapporto con i Social e stimolare un consumo digitale più consapevole, che non sottragga tempo di qualità alla vita reale. “Lo faccio per mettermi alla prova: ormai siamo troppo dipendenti dallo smartphone. Mi rendo conto che alle volte, anche quando non ho bisogno del telefono, lo cerco e lo uso in qualche modo, ma non è possibile vivere così”, ha commentato in una delle sue stories Sabrina Salerno in risposta ad un fan che le chiedeva del curioso esperimento.

 

A Nicola Canal, suo grande amico, di casa sulle colline del Prosecco, il compito di accompagnarla nei tre giorni di “disintossicazione” dai Social network. Una cosa è certa: per qualche giorno, i fan di Sabrina Salerno dovranno fare a meno degli scatti mozzafiato della cantante d’adozione trevigiana. Mentre Nicola Canal non animerà i canali Social con gli imperdibili video, da “#monaimportante”, come si definisce egli stesso, che l’hanno consacrato influencer veneto per eccellenza.

 

La gente delle colline del Prosecco è avvisata. Vista la coppia potenzialmente esplosiva, ne vedremo delle belle (e i Social, muti).

Gli exit poll danno Luca Zaia, il Governatore uscente di centrodestra, nettamente in testa

 

Si sono chiuse regolarmente alle ore 15.00 di oggi le urne per le elezioni regionali del Veneto 2020, registrando un’affluenza del 61% circa del popolo veneto. Il Governatore uscente si conferma per altri cinque anni alla presidenza della Regione Veneto con un record del 75,71% dei voti, contro il 16,63% del principale candidato avversario di centrosinistra, Arturo Lorenzoni (i risultati ufficiali possono essere seguiti in diretta live sul sito del Governo).

Zaia risultava in testa ai sondaggi già alcune settimane fa.

 

Il Governatore, nella sua diretta Instagram in cui ha ringraziato tutti i suoi sostenitori, ha fatto sapere che l’autonomia del Veneto resta l’obiettivo principale da raggiungere nel prossimo cinquennio. Tra gli altri progetti a cui si dedicherà insieme alla sua squadra ci sono la Superstrada Pedemontana Veneta, la partita delle Olimpiadi, il risanamento delle acque e l’apporto di AI nella sanità.

 

Non appena il Governatore sarà ufficialmente proclamato Presidente della Regione Veneto, sarà nominata anche la nuova Giunta.

“È stato trovato un positivo che si era recato lo scorso 20 agosto al “Summer Festival” di Cortina D’Ampezzo. Ora ci sono ben 500 persone da controllare, pertanto è stato istituito per domani, 28 agosto, un drive-in test dalle 14.30 alle 18.30 presso lo Stadio del Giaccio di Cortina”. Lo ha annunciato stamani durante la conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile di Marghera, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, sottolineando che è stata avviata la procedura di rintraccio di tutti i suoi altri contatti con il sistema di contact tracing ma “i numeri sono grandi e dunque c’è bisogno della collaborazione di tutti”.

 

Riguardo alla situazione attuale, Zaia ha ribadito: “Siamo la comunità che ha fatto più tamponi al mondo rispetto al numero degli abitanti. Il numero dei positivi, dal 21 febbraio a oggi, è di 22.469 e 132 sono quelli in più rispetto a ieri. I veneti ad oggi, 27 agosto, in isolamento sono 7.036, di cui solo il 32% è positivo e di questi solo il 7% ha qualche sintomo. Quello di trovare tanti positivi è un elemento di virtuosità”, conclude il Presidente Luca Zaia.

In occasione delle ricorrenza e delle celebrazioni per il 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, invia una lettera aperta ai Veneti

 

“75 anni fa l’Italia viveva il momento del riscatto, della liberazione e iniziava il cammino della rinascita e  della ricostruzione. Oggi, a tre quarti di secolo di distanza, c’è una nuova ricostruzione tutta da scrivere, un Paese da reinventare. La domanda che i giovani della Resistenza si facevano allora è: Come vorremmo vivere domani?. È la stessa domanda di oggi, un Paese da ripensare.

 

La lotta di Liberazione fu impegno e sacrificio di popolo, un fatto corale e doloroso. Oggi come ieri avvertiamo tutti il bisogno di un clima di ritrovata fiducia e collaborazione per riuscire ad affrontare insieme questa nuova emergenza, per superare il rischio di una crisi che si preannuncia la peggiore dal dopoguerra. Non vogliamo, e non dobbiamo permettere, che questa emergenza allarghi le distanze e le disuguaglianze tra tutelati e precari, tra chi sta meglio e gli ultimi della fila.
Il primo pensiero corre oggi a chi la guerra e la Resistenza l’ha fatta due volte: la prima, allora, contro un nemico visibile, contro un esercito invasore; la seconda, oggi, contro un nemico invisibile e subdolo. Molti delle oltre 1200 vittime venete del virus appartenevano a quella generazione che è stata protagonista degli anni della Ricostruzione. Sono i nostri nonni, protagonisti di una storia di orgoglio, fatica, immigrazione, povertà, ma anche di riscatto, lavoro, intrapresa, lingua e cultura, che ha fatto grande questo Veneto, non solo nel benessere, ma soprattutto nell’aspirazione alla libertà e alla giustizia. Dobbiamo rendere onore anche a chi non è caduto allora, ma purtroppo cade oggi, con un pensiero di Seneca, preso a prestito dal De brevitate vitae:

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà te stesso (…) tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi avere tempo.

 

A loro va il nostro silenzioso ricordo e omaggio, insieme a quello che tributiamo ai tanti veneti che combatterono ieri fino a dare la vita per libertà e giustizia: medici come Flavio Busonera; sacerdoti come don Giovanni Apolloni; vescovi come mons. Girolamo Bortignon; giovanissime staffette come Tina Anselmi; giuristi come Silvio Trentin; intellettuali come il rettore Concetto Marchesi; insegnanti di scuola come il professor Mario Todesco e tanti altri che vivono nei nomi delle nostre strade e delle nostre scuole e istituti, oltre a tutti quelli che non hanno avuto gli onori dei libri di storia ma che sono stati determinanti per l’affermazione della libertà.

 

L’applauso più sentito è il solenne silenzio, scriveva Egidio Meneghetti, il farmacologo della scuola di Medicina dell’Ateneo patavino, che divenne rettore dell’Università di Padova  all’indomani della Liberazione, mentre ricordava il sacrificio di tanti studenti e docenti di quello che era l’ateneo della regione. Quella stessa università, medaglia d’oro della Resistenza per il valore militare, alla quale guardiamo oggi come punto di riferimento della ricerca scientifica e delle scienze mediche nella battaglia contro questa pandemia. Una battaglia che ci vede tutti protagonisti di un inedito percorso di resilienza e di ritrovato impegno a liberare le energie migliori per la nuova ricostruzione che ci attende”.

“Il Veneto è stato colpito a trecentosessanta gradi. I danni non sono ancora quantificati ma ingentissimi. Abbiamo chiesto un secondo commissario, oltre al sindaco Brugnaro che gestirà la situazione di Venezia e delle isole, per gestire la ricostruzione e il ripristino nei territori della regione massacrati da piene di fiumi, frane, dissesti e scomparsa di chilometri di spiaggia”. 

 

Così il Presidente della Regione Luca Zaia, questa mattina, ha fatto il punto della situazione dopo l’ondata di maltempo che da una settimana sta imperversando sul Veneto, puntualizzando quali sono le situazioni più critiche.  

 

“Devastata la costa, le spiagge ed il litorale – ha spiegato il Presidente – numerose le frane e gli smottamenti che abbiamo registrato in montagna. Per dare un’idea, sono 50 i cantieri di Vaia che hanno subìto danni. Misurina è rimasta isolata a lungo, strade chiuse nell’agordino ed il lago di Alleghe è arrivato a 6 centimetri dall’esondazione. Situazione devastante nel Veneto orientale. A Bibione 100.000 metri cubi di spiaggia sono stati inghiottiti, distrutti i sottoservizi. Danni anche a Caorle ed Eraclea, a Jesolo oltre un km di lungomare, verso la Pineta, non esiste più. Poi c’è tutta la parte verso il Polesine. La spiaggia di barricata è sparita, mentre la Sacca degli Scardovari è devastata. Su 70 cavane, 50 sono state distrutte, anche quelle che erano state appena ricostruite dopo Vaia”. 

 

L’assessore regionale alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin ha poi fornito alcuni numeri relativi all’emergenza di questi giorni. “L’Unità di crisi si è riunita da martedì scorso, ma già da dieci giorni era allertata – spiega – 195 i Centri Operativi Comunali aperti, 744 i soccorritori volontari che hanno operato, 186 le squadre di 78 organizzazioni. Numeri significativi che forniscono un’idea della grande macchina messa in moto dalla Protezione Civile regionale, mettendo insieme professionisti e volontari. Ora l’emergenza sta rientrando, ma temiamo per la montagna, dove le frane si possono muovere anche parecchie ore successivamente alle precipitazioni.”

 

In dieci giorni sono caduti dai 400 ai 700 mm di acqua – ha sottolineato Nicola Dell’Acqua, direttore dell’area tutela del territorio della Regione – si tratta della quantità che lo scorso anno si è registrata in 48 ore in occasione di Vaia. Il problema è rappresentato dall’ingrossamento dei fiumi in simultanea con l’alta marea che ha colpito pesantemente Venezia e le isole. Questo ha mandato in crisi la rete secondaria e provocato parecchi problemi in montagna, in particolare in alcuni cantieri di Vaia e nell’area nord-orientale”.

 

Dopo un sintetico quadro della situazione e un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato e continuano a lavorare senza sosta in questi giorni (dai volontari ai professionisti della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e tutte le forze dell’Ordine), il Presidente ha spiegato che la Regione sta predisponendo una relazione sommaria con una prima quantificazione dei danni in tutte le zone del Veneto, esclusa Venezia e le isole. Per ora è disponibile una relazione sintetica di ARPAV.

 

“I danni sono ingenti ma è ancora difficile ipotizzare cifre – ha sottolineato – quello che ci preoccupa ora, oltre al ripristino delle spiagge, fondamentali dato che rappresentano il 50 per cento del fatturato turistico del Veneto, è il fronte frane. Dopo il 2010 abbiamo messo in atto il piano D’Alpaos con 3 miliardi di euro, ma le piene si ripetono. Per mettere in sicurezza il Piave servono bacini di laminazione. Serve che qualcuno decida a livello centrale: se il dissesto idrogeologico è una priorità, bisogna che il Governo investa adeguatamente”. 

 

“Nel bilancio 2020 abbiamo allocato 45 milioni di euro, quello che potevamo, ben consapevoli che non basteranno” ha concluso il Presidente della Regione del Veneto.

“Il 9 ottobre è una data divenuta un monumento morale contro il più incauto e incosciente sfruttamento della natura da parte dell’interesse dell’uomo. È una ferita atroce e mai rimarginata nel cuore di molti nostri corregionali. È un monito affinché la politica sia buon governo, capacità di prevenire e intervenire creando condizioni di sicurezza e sia strumento essenziale per dare sempre garanzie di giustizia”.

 

Questo il pensiero del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia in occasione del 56° anniversario della mai dimenticata tragedia del Vajont, che con il crollo di una porzione del Monte Toc nell’invaso a monte di Longarone (Belluno) cancellò drammaticamente sotto un’onda di fango gli abitati e causò la morte di quasi duemila persone.

 

“Non possiamo dimenticare quegli uomini e quelle donne che in pochi minuti persero la vita. E, con loro, tutti quelli che dopo la tragedia vissero nel dolore per i lutti, la perdita di affetti e di beni, magari trovando anche incomprensione e difficoltà nella legittima richiesta di giustizia – prosegue il Governatore -. Una richiesta che non ha mai trovato una risposta definitiva, aggiungendo rabbia e frustrazione in tante persone già così duramente segnate. Penso che una visita al Cimitero di Fortogna, almeno una volta, possa essere per noi amministratori non solo un atto di omaggio ma anche una forte spinta a riflettere su quale deve essere l’impegno responsabile verso i cittadini e il territorio”. 

 

“Ancora una volta sentiamo di essere in linea con gli Alpini – prosegue Zaia – e in particolare con un loro slogan: ricordare i morti, aiutando i vivi. Tragedie come il Vajont sono state per il Veneto una lezione per acquisire una nuova cultura della prevenzione. La stessa tempesta Vaia che drammaticamente ha devastato le nostre valli dolomitiche ormai un anno fa, con la sua forza distruttrice senza precedenti, poteva aver esiti ancora più disastrosi in assenza delle opere di difesa e tutela che abbiamo portato a termine negli ultimi dieci anni e continuiamo a varare sistematicamente”.

 

“Oggi l’attenzione verso l’emergenza idrogeologica e la sensibilità per l’ambiente, a cominciare dall’evoluzione climatica, sono costante motivo di impegno e confronto – conclude il Presidente -. Ma la tragedia del Vajont, oltre a violare irreversibilmente la pacifica esistenza di una comunità, colse una società impreparata. Le operazioni di soccorso furono affidate ai militari e agli altri corpi dello stato che, però, col passare dei giorni trovarono al loro fianco centinaia di cittadini accorsi spontaneamente in quel mare di fango e tristezza. Forse in quell’esperienza c’è, se non l’embrione, sicuramente il grande precedente della protezione civile veneta. Oggi, una fantastica realtà solidale di migliaia di volontari in centinaia di gruppi operativi che pochi altri possono vantare. Veneti e Venete che non sanno cos’è l’indifferenza, volontari ma adeguatamente professionali. Gente che sa guardare e operare oltre le condoglianze e le lacrime di circostanza. Forse il miglior omaggio alle vittime di cinquantasei anni fa”.

Vendemmia bagnata, vendemmia fortunata. La pioggia non ha fermato la solidarietà e i sorrisi alla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (TV), nel cuore delle terre del Prosecco Superiore, dove ieri 500 persone hanno sfidato il maltempo per partecipare della grande festa dell’uva giunta ormai all’ottava edizione. Tra gli ospiti d’onore Sammy Basso, l’ex cestista italiano Riccardo Pittis, il campione 2017 della Tiramisù World Cup Andrea Ciccolella, il governatore del Veneto Luca Zaia e l’assessore regionale Federico Caner.

 

«Abbiamo raccolto 4-5 quintali di glera – spiega il proprietario Ernesto Balbinot – in settimana provvederemo comunque, con i nostri ragazzi, a raccogliere l’uva necessaria e a destinarla alle dovute finalità della vendemmia solidale. Il ricavato di quest’anno sarà devoluto alla onlus Revert per la ricerca sulla SLA, grazie a un progetto sviluppato in collaborazione con l’impresa sociale Edipo Re».

 

Buon cibo e buona musica a incorniciare la vendemmia

Dopo la vendemmia, la festa è continuata sotto la tensostruttura noleggiata per l’occasione con l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso cicchetto, il “Bocconcino di baccalà dorato con zucchine” offerto da Alberto e Marco Stocco di Ca’ del Poggio che hanno ospitato sabato sera, nell’elegante sala panoramica del ristorante, una cena conviviale di buon auspicio per la vendemmia.
Ad animare la festa il gruppo Segnali Caotici con Alberto Ceschin e il giocoliere/equilibrista Manuele Pascal. La giornata si è conclusa con il pranzo in “caneva” e la gara di tiramisù. Andrea Ciccolella, campione 2017 della Tiramisù World Cup, ha decretato la vittoria della versione classica su quella innovativa (ganache di cioccolato, pan di Spagna al posto dei savoiardi e amaretti), preparate dalla Pasticceria Alpago di Conegliano, dopo un ex aequo della giuria sorteggiata tra i partecipanti alla vendemmia solidale.

La parola al governatore Zaia e al sindaco di San Pietro di Feletto

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha elogiato la famiglia Balbinot (Ernesto, la moglie Silvana, i figli Marco e Anna) come esempio di «determinazione, sacrificio e voglia di fare». «1 persona su 5 fa volontariato in Veneto ed è esattamente questo il significato che vogliamo dare all’evento di oggi diventato ormai un appuntamento annuale, che tutti noi seguiamo tanto è vero che è pieno di gente nonostante la pioggia».

 

«La ricerca ha fatto molti passi in avanti in questi anni e tanti ne deve fare ancora – ha detto il sindaco di San Pietro di Feletto, Maria Assunta Rizzo – ma è grazie a voi che siete qui oggi che possiamo dare il nostro contributo alla cura della sclerosi laterale amiotrofica».

 

 

Revert Onlus

L’associazione Revert Onlus nasce nel 2003 per finanziare, promuovere e incentivare la ricerca per arginare i danni provocati dalle malattie neurodegenerative. «Al momento – hanno spiegato Angelo Righetti, membro del consiglio direttivo di Revert e Maurizio Gelati, responsabile della Banca delle Cellule Staminali di Terni – la sperimentazione clinica sui pazienti affetti da SLA, condotta dal prof. Angelo Vescovi, è una delle più avanzate nel panorama scientifico internazionale. Revert è la prima associazione non profit al mondo ad aver effettuato trapianti di cellule staminali cerebrali prive di problematiche etiche perché sono derivate da feti abortiti spontaneamente».

 

 

Da San Pietro di Feletto a Venezia

La vendemmia solidale è stata presentata, nei giorni scorsi, alla Mostra del Cinema di Venezia, a bordo e attorno all’Edipo Re, la storica imbarcazione che Pier Paolo Pasolini ha condiviso con il pittore Giuseppe Zigaina. «Quest’anno con Le Manzane – ha spiegato Sibylle Righetti, presidente di Edipo Re – abbiamo voluto stringere una collaborazione che non si limita a questa edizione. Ogni anno che la cantina farà la vendemmia benefica sarà presente al Lido e compreremo il prosecco solidale per venderlo durante il Social Food Festival, uno spazio degustazione nel cuore della mostra con prodotti a kilometro etico. Comunicare, fare rete è il modo migliore per promuovere un turismo solidale, capace di dare valore a questo territorio».

 

«Al di là delle varie malattie di riferimento a cui si rivolge – ha spiegato Daniele Furlan, coordinatore del Comitato Melograno – la ricerca va finanziata sempre e comunque per due motivi: il primo perché aiutare la ricerca è un dovere non solo verso noi stessi, ma anche verso chi verrà dopo di noi e poi perché aiutando la ricerca noi contribuiamo a far rimanere in Italia tanti validi ricercatori che altrimenti sono costretti ad andare all’estero».

 

Partner e sponsor

I partner e gli sponsor che hanno condiviso gli obiettivi benefici della vendemmia solidale 2019 sono: Antenna Tre, Arti Grafiche Conegliano, Banca Prealpi SanBiagio, Battistella Capsule, Dersut Caffe’, Foto Francesco Galifi, Generalvetri, Icas, Ideeuropee, Ristorante Relais Ca’ del Poggio, Rotas, S. Bernardo Tappi Spumante e S’Paul n’ Co. Design.

 

L’iniziativa è patrocinata dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Treviso e dai Comuni di San Pietro di Feletto, Conegliano e Valdobbiadene con il sostegno del Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco, dell’associazione di promozione sociale XI di “Marca” e del Club n° 40 Frecce Tricolori Conegliano.

“A noi le beghe familiari non interessano e lasciamo che vengano gestite dentro la famiglia dei turisti spagnoli. Gli operatori hanno registrato più chiamate da parte della madre e i nostri soccorsi sono intervenuti perché in questi casi sono obbligati a farlo.” Lo afferma il Presidente della Regione Luca Zaia in merito alla vicenda degli alpinisti recuperati lunedì, mentre stavano percorrendo una via lungo le Tre Cime di Lavaredo che, in un’intervista pubblicata oggi su alcuni quotidiani, affermano di non voler pagare il servizio di recupero.

 

“Ho dato incarico all’ULSS 1 Dolomiti di seguire con attenzione la vicenda, – prosegue il Presidente della Regione – e di adire, eventualmente, alle vie legali qualora confermassero la volontà dichiarata nelle interviste di non pagare gli interventi dei mezzi di soccorso. Tutto questo è una lezione, qualora volessero tornare dalle nostre parti. Perché questo non è solo un problema di costi e di utilizzo di mezzi di soccorso costosi, ma soprattutto di messa a repentaglio dell’incolumità, della vita dei nostri soccorritori. Se per loro, turisti o alpinisti che siano, è uno svago, per il Soccorso Alpino e SUEM 118 è un pericolo.” 

 

“E comunque, – precisa Zaia – visto che erano autonomi e dato che hanno rifiutato, quasi infastiditi, di essere soccorsi nelle prime due occasioni, ci spieghino per quale motivo la terza volta hanno accettato di essere recuperati e portati a valle dall’elicottero.”

Ripercorriamo i fatti

Il Presidente ha chiesto una ricostruzione esatta di quanto accaduto al SUEM 118 che, in merito all’accaduto, riporta quanto segue:

“L’azione di soccorso è scattata domenica 1° settembre, quando la madre di uno dei due turisti spagnoli, ospite del rifugio Auronzo, ha segnalato che sulla via Cassin, gli scalatori non erano più raggiungibili al telefono e non davano notizie da ore. Risultava, inoltre, che i due erano stati a lungo al telefono durante le ore notturne con il Soccorso Alpino di Agordo, che aveva fornito precise informazioni sullo sviluppo della via. Per il SUEM 118, l’allarme e, quindi, il conseguente soccorso scatta quando qualcuno segnala che una persona non è rintracciabile, non risponde al telefono né dà segni da un certo numero di ore. 

 

Domenica 1° settembre alle ore 7, su richiesta della madre, dopo contatto con la stazione CNSAS di Auronzo, che richiede individuazione dei due scalatori per verificare le loro condizioni, si è alzato in volo un elicottero del SUEM 118 dell’ULSS 1 Dolomiti da Pieve di Cadore per raggiungere i due turisti che, una volta individuati, non hanno voluto essere recuperati, dichiarando di non essere in pericolo. L’intervento ha comportato circa un’ora di volo per un costo approssimativo di circa 7.200 euro.

 

Lunedì alle ore 8.30, su richiesta della stazione del CNSAS di Auronzo, su ripetute insistenze dei genitori perché i due scalatori non rispondevano, un altro elicottero di soccorso del SUEM, questa volta dalla base di Treviso ha raggiunto gli alpinisti spagnoli che, anche in questo caso, non hanno ritenuto necessario il recupero, convinti di poter tornare autonomamente al luogo dove avevano bivaccato. L’intervento ha comportato un’ora e 45 minuti di volo per un costo presunto di 12.600 euro.

 

Lunedì pomeriggio, per la terza volta, viste le proibitive condizioni meteorologiche, la madre ha allertato nuovamente i soccorsi. È intervenuto un elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites della Provincia Autonoma di Bolzano a seguito della richiesta di tentare una nuova missione di recupero a causa di un violento temporale, che ha interessato la zona alle ore 16. Dopo ripetuti tentativi per condizioni meteo avverse, l’elicottero è riuscito a trovare una zona di sereno e a effettuare il recupero dei due scalatori in difficoltà, perché bagnati ed infreddoliti. In questo caso il costo dell’intervento è superiore (140 euro al minuto), ma sarà, comunque, quantificato dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, alla quale appartiene il mezzo di soccorso.”

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