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Il tradizionale appuntamento con il balletto russo quest’anno al Goldoni va in scena sulle musiche di Tchaikovsky

 

Il Natale è un periodo di tradizioni e al Teatro Goldoni, come ogni anno, anche per questo 26 dicembre non poteva mancare il classico spettacolo del balletto di Mosca. Sarà la prestigiosa compagnia Russian Classical Ballet, diretta da Evgeniya Bespalova e Denis Karakashev a portare in scena in un doppio appuntamento, alle ore 16.00 e alle 20.30, Lo Schiaccianoci, un grande classico danzato sulle musiche che hanno reso immortale il genio Pyotr Tchaikovsky.

 

Basato sulla fiaba Lo schiaccianoci e il re dei topi di E.T.A. Hoffmann, il balletto racconta la storia di una ragazza che sogna di incontrare un principe. In una selvaggia battaglia contro il Re dei Topi, lo Schiaccianoci si ritrova in pericolo. Clara, superando le sue stesse paure, entra in questa battaglia e lancia la sua scarpa, annientando la terribile creatura. Rotto l’incantesimo lo Schiaccianoci diventa un bellissimo principe. Mentre la fredda notte copre la città di fiocchi di neve lo Schiaccianoci porta Clara nel suo regno, il Regno dei Dolci, dove la Fata dello Zucchero condivide la gioia con tutti i bambini che, come Clara, possono continuare a sognare. Una storia meravigliosa, uno spettacolo da non perdere che scatena l’immaginazione di grandi e piccini per portarli nel regno della fantasia.

 

La compagnia del Russian Classical Ballet

È composta da un cast di ballerini diplomati nelle più prestigiose scuole coreografiche: Mosca, San Pietroburgo, Novosibirsk, Perm. Corpo di ballo e solisti, provenienti dalle principali Compagnie russe, formano un ensemble nel quale preparazione accademica ed esperienze internazionali si sposano con l’irriverenza di talenti emergenti nel panorama della danza classica moscovita.

 

Info utili

musiche Pyotr Ilyich Tchaikovsky

coreografie Marius Petipa e Lev Ivanov

libretto Marius Petipa e Vasili Vainonen basato sulla fiaba di E.T.A. Hoffmann

scenografie Russian Classical Ballet

costumi Evgeniya Bespalova

direzione Artistica Evgeniya Bespalova

 

Teatro Goldoni | Venezia

26 dicembre 2019

Ore 16.00

Ore 20.30

durata 1h 45’ con intervallo

teatrostabileveneto.it

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma di una nostra lettrice, Chiara, che ci racconta di un’insolita serata a teatro

 

A volte, un incontro disatteso, può tramutarsi in un’occasione ghiotta.

Il 25 aprile di due anni fa, attendendo un invito di un amico che non sarebbe mai arrivato, ho realizzato che non avrei accettato di trascorrere in casa l’ennesimo giorno di festa.

 

Il pomeriggio era ormai inoltrato e gran parte delle proposte tipiche per questo giorno stavano in realtà volgendo al termine ma non volevo arrendermi a una serata uguale a troppe altre e così, scorrendo svogliatamente la bacheca di Facebook, mi è saltato agli occhi un articolo di una testata cittadina che proponeva varie attività per la serata.

 

In un piccolo cinema del centro di Padova era in programma uno spettacolo teatrale in diretta dalla Royal Opera House di Londra!

 

Devo ammettere che la prima cosa che mi ha colpito è stata l’accostamento tra la parola “live” (il concetto della diretta) e la parola “cinema”. Solitamente siamo portati ad associare la televisione alle trasmissioni in diretta, non di certo il cinema, men che meno quando abbiamo a che fare con film di produzioni straniere che fanno slittare anche di qualche mese la distribuzione nelle sale italiane, a causa del lavoro di doppiaggio nella nostra lingua.

 

E poi, per una nostalgica come me di una certa eleganza svanita nel tempo, sarebbe stato molto difficile rinunciare al fascino delle poltrone rosse e dei palchetti decorati del famoso teatro londinese.

 

E così, in un cinema semivuoto in una mite serata di una Padova pressoché deserta, l’amore di scena tra Lucia ed Edgardo sancì la nascita del mio per l’opera lirica.

 

Lucia di Lammermoor fu il dramma teatrale che mi introdusse in questo mondo e devo ammettere che non avrei potuto desiderare inizio migliore. La scenografia curata nei minimi dettagli e così reale tanto da mettere al centro della scena una vasca da bagno con acqua corrente. La scelta registica di non mandare mai nessun attore dietro le quinte ma di dividere il palco in due set mostrandoci le azioni anche degli attori non in scena in quel momento e dando così una fluidità e continuità alla recitazione. Le riprese cinematografiche che indugiavano in dettagli espressivi impossibili da cogliere se non a distanza ravvicinata.

 

Per una come me, al tempo digiuna di lirica, accostarmi a questa modalità di fruizione dell’opera è stato ancor più decisivo per farmi appassionare ai classici del teatro e gran merito di ciò va dato all’intuizione che sta alla base di Nexo Digital Media Group, il distributore di eventi cinematografici di questo genere (ma non solo) nel nostro Paese.

 

L’accordo tra questa società, e altre omologhe nel Mondo, e la Royal Opera House ha permesso di allargare virtualmente la platea del teatro alle varie poltrone di oltre mille cinema sparsi sul globo terrestre riunendo migliaia di persone nello stesso momento a godere delle stesse emozioni.

 

E, se lo spettatore a distanza sparso nelle varie sale cinematografiche del Mondo, può essere meno fortunato nel non poter vivere fisicamente l’emozione di trovarsi nel foyer del teatro, questa iniziativa sa ripagarlo degnamente in vari modi.    

 

I vantaggi di questa visione, infatti, sono molteplici a partire dai sottotitoli in italiano che accompagnano la recitazione. Considerando che la lingua usata nei vari componimenti ricorre spesso a costruzioni auliche ed arcaiche e che i cantanti sono per la maggior parte non di madrelingua italiana (nonostante vada riconosciuta una pronuncia spesso impeccabile), l’uso dei sottotitoli permette di seguire la trama in scioltezza privando i dialoghi di qualsiavoglia equivoci o incomprensioni, senza contare il notevole aiuto che essi portano nelle opere composte da autori stranieri, quali per esempio la Carmen di Bizet che è in francese.

 

Per non parlare poi delle interviste e dei servizi di approfondimento trasmessi durante le pause tra un atto e l’altro. Per le interviste dobbiamo, però, affidarci esclusivamente alle nostre capacità di capire la lingua inglese (non essendo chiaramente possibile una sottotitolatura in diretta delle risposte degli intervistati, a differenza invece delle domande della presentatrice). I servizi, invece, tornano ad avvalersi della traduzione e ci permettono di capire meglio le scelte stilistiche del regista, di svelare il dietro le quinte delle prove dei cantanti, dei ballerini, dell’orchestra, di rivelarci il ricorso a strumenti poco convenzionali e poco conosciuti come la glassarmonica (o armonica a bicchieri, uno strumento primitivo costruito da una serie di bicchieri da vino di diversa grandezza e riempiti in varia misura da acqua in modo tale che sfregando un dito inumidito sul bordo di ciascuno di essi si produca una diversa nota musicale).

 

La Tosca di Puccini, la Carmen di Bizet, Macbeth di Verdi sono solo alcune delle opere che ho avuto il piacere di godermi tramite questa formula che coniuga la comodità del cinema con l’eleganza e l’atmosfera del teatro.

E ancora i balletti classici Lo schiaccianoci e La Bella addormentata di Tchaikovsky, che mi hanno avvicinato anche a quest’altra realtà teatrale.

 

Inutile dire che, da quando ho scoperto questa iniziativa, cerco di non perdermi neppure una serata, affezionandomi ai personaggi classici ma dalle sfumature così moderne che vi stupirebbero e addentrandomi nelle storie e nei drammi che portano in scena l’animo umano in molte sue sfaccettature regalandomi momenti di qualità che mi permettono di estraniarmi totalmente dalla frenetica ma spesso piatta vita di tutti i giorni.

 

Ogni anno, da ottobre a giugno, la Royal Opera House di Londra propone in visione 6 opere teatrali e 6 balletti trasmessi in diretta dal loro palco.

 

Gli spettacoli solitamente iniziano alle 20.15 (ora italiana, e anche questa è una fortuna che gli spettatori al di sotto dell’Equatore potrebbero invidiarci) per un costo che si aggira sui dieci euro a proiezione.

Un nuovo Schiaccianoci per il Balletto di Roma a firma di Massimiliano Volpini

 

Lo spettacolo, organizzato dalle Amministrazioni Comunali in collaborazione con il Circuito Arteven e Regione del Veneto, è in scena a: CHIOGGIA 8 dicembre ore 17.30 all’auditorium san Nicolò (info 389 2798777), ZERO BRANCO 9 dicembre ore 21 al Teatro Comisso di Villa Guidini (info 371 1984391 – 0422 485518), MONTECCHIO MAGGIORE 13 dicembre ore 21 al Teatro S. Antonio ( info 0444 705737) e JESOLO 14 dicembre ore 21 al Teatro Vivaldi (info 0421 359143). Per biglietti e modalità di acquisto www.arteven.it

 

Non è Natale senza Lo Schiaccianoci ma, si sa, non è Natale solo dove splende la luce. La rilettura del più classico dei classici, ideata dal coreografo scaligero, ribalta l’ambientazione originale del primo atto, sostituendo all’enorme casa borghese in festa la strada di un’immaginaria periferia metropolitana: qui, abitanti senzatetto e ribelli senza fortuna vivono come comunità d‘invisibili, adattandosi agli stenti della quotidianità e agli scarti della città. Un muro imponente separa due strati di società, chiudendo fisicamente e idealmente una fetta d’umanità disagiata in un angolo di vita separata e nascosta.

 

Nessun pupazzo o soldatino, ma solo un principe, il Fuggitivo, e la sua amata: i due giovani temerari tenteranno il grande salto oltre il muro e affronteranno bande di uomini oscuri, vigilanti di rivoluzionari tumulti. La tradizionale ‘battaglia dei topi’ si trasformerà in un cruento scontro di strada il cui esito sarà l’evasione del Fuggitivo e la salvezza di Clara. Attraverso il coraggioso passaggio a un’altra dimensione – il viaggio immaginario di Clara è tutto ciò che avviene nella testa della giovane un attimo prima di decidere se seguire o no il suo eroe verso luoghi ignoti – la coppia di avventurosi inizierà una nuova vita, non bella e fantasiosa come quella immaginata, ma pur sempre fiduciosa verso il futuro.

 

Il secondo atto riaggancia ambientazioni e personaggi della tradizione, in un viaggio tra danze di mondo e personaggi bizzarri, un incanto che cancellerà per un attimo gli incubi grigi di una vita nell’ombra. La magia non durerà tuttavia per sempre e sul finale Clara, pur tentando davvero la fuga da quel luogo, tornerà ad osservare il muro della sua prigionia con la consapevolezza di un’impossibile liberazione: dall’altra parte continueranno a vivere gli invisibili, estranei al suo nuovo mondo come pezzi mancanti di un’umanità irrisolta.

 

Volpini ha immaginato la festività nella contemporaneità come una Pandora dei tempi moderni, sorpresa a scoperchiare un grande vaso di verità. Sorpresa. Proprio così è l’effetto che il vetro, la plastica, il legno, la carta e il cartone – materiali molto preziosi recuperati e riutilizzati grazie al riciclo creativo – hanno dato vita nei costumi e nelle scenografie di questo originale allestimento. Il passo verso una riflessione sul tema ecologico è breve, un contesto avvertito ormai come una vera e propria necessità di riscoperta del sé. Sulle note di Čajkovskij il coreografo porta in scena, attraverso una danza fresca e attuale, una riflessione lucida e insieme poetica sul classico natalizio che tutti conosciamo, stimolando lo spettatore a osservare la fiaba da più punti di vista.

 

Pur nella conservazione del binomio realtà/sogno, questo Schiaccianoci scopre i risvolti terreni e umani di una società contemporanea piena di contraddizioni. Una rilettura carica di emozioni positive, che ci fa assaporare una prospettiva di trasformazione continua, delle persone e delle cose.

 

È tramite un processo giocoso e naturale che Lo Schiaccianoci svela pezzi di tela, cartone, plastica e quant’altro disponibile alla fantasia, inventando nuovi mondi e dimensioni che strappano questi oggetti dal rischio di trasformarsi in un semplice “rifiuto”. Un’attenta analisi delle caratteristiche dei materiali, dimenticata la loro funzione iniziale, ha aiutato a dare agli oggetti una nuova vita, una nuova storia, sfruttandone potenzialità e caratteristiche specifiche, in una corroborante e creativa fase di studio e progettazione. Così una vecchia scatola di cartone dimenticata in soffitta si scompone in tante divertenti sagome da appendere a un albero di Natale fatto di bottiglie di plastica e una manciata di vecchi bottoni spaiati o di tappi colorati potrà rappresentare una fantasiosa alternativa a perline per bijoux.

 

Lo Schiaccianoci di Volpini è uno stimolo ecologico a riflettere anche sulla condizione delle persone-rifiuto, sullo smarrimento d’identità sociale e sui mille volti del nostro “essere”; se ci si arrende all’idea che questa entità sia unica e immutabile, infatti, si rischia di “ammalarsi” di noia, insoddisfazione e apatia. Quest’opera fa pensare che in tutti noi si possa sempre nascondere una piacevole sorpresa e che è importante coltivare i sogni custoditi in fondo ai cassetti perché potrebbero rivelarsi meravigliosi progetti di vita nuova, troppo spesso offuscati dalla paura e dall’incapacità di affrontare una svolta decisiva: imparare a “riciclarsi” con la stessa gioia e facilità con cui da bambini giocavamo con un pezzo di carta.

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